Marco Castoro

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quisquilie e pinzillacchere

marco | 6 aprile 1999

PRIMO racconto inedito, pubblicato su “Il Tempo”, interamente realizzato con un collage delle frasi storiche di Totò pronunciate all’interno dei suoi film

ALLA faccia del bicarbonato di sodio: la vita è proprio una lotta continua e discontinua, dove non siamo mai soli, abbiamo sempre qualche appendicite. E ho detto tutto. Ohibò! Io sono un uomo di mondo, ho fatto il militare a Cuneo. Pure se mi è morta la prima moglie, poi anche la seconda e sono rimasto orfano. Abbiamo vegliato la salma per tutta la notte: è stato un veglione. Ho sofferto moltissimo, avevo sempre mia moglie davanti agli occhi. Altrimenti che sofferenza era?
Una donna meravigliosa, con gli occhi verdi, i capelli rossi, l’abito azzurro e le scarpe gialle. Volete sapere com’è andata a finire? In bianco.
Al mondo ci stanno tante donne, ma non tutte ci stanno. Starci è l’imperfetto del verbo pomiciare. Non bisogna mai cambiare le donne in tavola. Una moglie bellissima, abbondante è una moglie a due piazze. E ora io mi suicido per non morire di fame.
Voglio morire, mi voglio ammazzare, suicidatemi! Vorrei una moglie, possibilmente di prima mano. No, non mi uccida, sono figlio unico. Mi volevo impiccare, ma senza corda. Anzi, mi faccio cremare: un bel vasetto di crema.
Ostrega! Voi dite che sono morto? Perbacco, se lo avessi saputo sarei vestito a lutto.
Morire, morire, che noia! Tutto il giorno sotto terra, con le solite facce dei vermiciattoli. Sono morto oggi? Pofferbacco allora sono un morto di giornata. Tanto tutti i salmi finiscono in gloria, ma le salme no.
Lei vuole sposare mia figlia? No, non se ne fa niente: a me i generi non interessano, a meno che non siano alimentari. I parenti sono come le scarpe: più sono stretti e più ti fanno male. Vi conoscete appena e già volete sposarvi? E che è, un matrimonio tra telegrafisti?
Esigo rispetto da mia figlia, per i miei capelli bianchi e per i miei pedalini a strisce. Io su mia figlia esercito la patria potestà, sono potestà di mia figlia. Una brava ragazza non può avere che un solo padre.
Ma mi faccia il piacere: chiedo l’annullamento del matrimonio alla Sacra Ruota, anzi per tutte le ruote. Faccio un macello! Uno studente che studia si deve prendere una Laura.
Lei discende dai Borboni? Allora siamo parenti: da piccolo in casa tenevo un borboncino. Io sono turco dalla testa ai piedi, ho persino gli occhi turchini. Ho conosciuto musulmani, millepiedi, bacherozzi e una settimana che aveva due lunedì e un sabato che era tutti i giorni domenica. In realtà prima era una ottomana, ma poi, nella confusione, ha perso una mano ed è diventata una settimana. Sono un uomo della foresta, un forestiero. Sono mutilato da reumatismi, con l’umidità mi si arrugginiscono le cerniere degli arti.
A chi!?! Ma quale paura? Nel mio vocabolario non esiste questo aggettivo, a meno che non si tratti di un errore di stampa. Io divido l’umanità in due categorie di persone: gli uomini e i caporali. Io sono nato col destino di essere forte, la mia è la forza del destino.
La scelta delle armi! La sciabola, la spada o la pistola? Ho scelto: a lui la spada, a me la pistola. Questi duelli: un fendente qua, un fendente là, più fetenti arrivano e meglio è. Abbiamo lance, spade, mortaretti, tricche tracchi e castagnole. E con queste armi spezzeremo le reni a Maciste, a Rocco e ai suoi fratelli. Armatevi e partite. Meglio un vigliacco vivo che un coraggioso morto. Le mie attitudini sono scarse. Pensi, che da bambino sono stato poco bene, ho avuto la crosta lattea, la tosse asinina, la tosse convulsa, un po’ di febbre gialla, la varicella e due orecchioni.
Ah, dimenticavo, a quindici anni ho avuto la meningite e con la meningite, o si muore, o si rimane stupidi. Io non sono morto. Non ci vedo bene, ho un occhio miopo e l’altro presbito. Da un occhio ci vedo male, sono preside. Poi dicono che sono un testimone oculare, ma io non ho oculato niente. Vado soggetto ad amnistie cerebrali.
Ho dimenticato qualcosa, ma non mi ricordo cosa. Eh già, se l’avevo dimenticata… Posseggo solo cose inutili, ma non è colpa mia e non so leggere, ma intuisco.
A prescindere non posso lavare le offese con il sangue, perché sono anemico: pazienza. Sono un osso duro, sono tutt’osso. Ho la mano leggera come una piuma, non per niente mio nonno faceva il bersagliere.
Dico mah… non facciamo scherzi. Ti sei messo la corazza? Allora sei pronto? Signori, in corazza! Io aspetto, sono in aspettativa. Desista, non insista. Sono un uomo di mondo: i soldi li tengo nel cappello. Prendo tre caffè alla volta per risparmiare due mance. Quando incontro la tributaria, mi si chiude la bocca dello stomaco. Io obbedisco a Sant’Agostino, il patrono dei tartassati, per non arrivare nudo alla meta. Il danaro fa la guerra, la guerra fa il dopoguerra, il dopoguerra fa la borsanera, la borsanera rifà il danaro e il danaro rifà la guerra. Guerra era un corridore ciclista, perciò gridiamo in coro: “Viva Girardengo! Viva Edison, che scoprendo la bussola disse §Eppure si muove¦”. E i treni arrivavano in orario.
Io non faccio il cascamorto, se casco, casco morto per la fame: sono mesi che non mi faccio una bella pranzata. A casa nostra nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte. Io il caffè lo metto nel mezzo litro: mi piace il caffè corretto. Si dice che l’appetito vien mangiando, ma in realtà viene a stare digiuni. Sono ghiotto di ossobuchi, ma mangio solo il buco perché l’osso non lo digerisco. Io la cena fredda la lascio riscaldare: a me la cena fredda piace calda. Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.
Che tempi! La nostra è un’epoca atonica, un’epoca di reattori, missili, metropolitane e stelle filanti. Ne capitano di tutti i colori: guerre, rivoluzioni, terremoti, calamaretti fritti. Cose da pazzi! Questi arredamenti moderni non tengono in alcun conto le esigenze fisiche e idrauliche dei casigliani. Gli ospedali tutti pieni, i cimiteri esauriti. Mal costume, mezzo gaudio.
Dovrei andare a Parigi a copiare la Gioconda? Ma che, in fronte c’ho scritto Giocondo? Io copio a orecchio e il sorriso della Gioconda ce l’ho nella scatola cranica. Un pittore non deve mangiare cipolla: l’alito cipollino altera il colore. Non basta essere artisti, bisogna anche essere podisti.
Futurista, impressionista, realista? Veramente io sono socialdemocratico monarchico napoletano. Vuole vedere il mio curriculum? Ma qui, davanti a tutti? No, non posso… ci sono delle signore.
Da cosa nasce cosa. Ogni limite ha la sua pazienza. E che paziente è se non ha pazienza! Pofferbacco! Apri una parente. L’hai aperta? Chiudela. Punto, due punti, ma sì abbondiamo. Ragioniere, è la somma che fa il totale. Salutandovi indistintamente: vota Antonio! Vota Antonio La Trippa! Passo e chiudo. Ma se è chiuso come faccio a passare?
I numeri di telefono e gli indirizzi li annoto sul tacchino.
Mi piacciono i romanzi d’appendicite.

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