Notte bianca, perché non farla il 21 aprile?
marco | 20 settembre 2005
Seppure ognuno di noi abbia trovato il pelo nell’uovo, come si suol dire, la Notte Bianca ha fatto centro. Ancora una volta. La gente è uscita di casa e per l’occasione è arrivata a Roma anche da altre città. Le presenze non saranno state un milione come da propaganda, ma poco meno. Musei e spettacoli sono stati presi d’assalto. I locali aperti hanno fatto grandi incassi. In verità qualcuno è anche ricaduto nel vizietto di aumentare i prezzi. L’unico che proprio non vuole saperne della Notte Bianca è Giove Pluvio, il quale la manda giù di santa ragione da tre anni. Ma l’acqua non ha fermato né la macchina organizzatrice né i cittadini, veri protagonisti dell’evento. Qualche vetro rotto qua e là, qualche spettacolo rinviato per il maltempo, qualche fila di troppo, qualche disagio, tanto chiasso. Ma anche tanta voglia di stare insieme. Di esorcizzare la fobia di attentati. Avete notato come si ha meno paura quando si cammina tutti insieme? Un successo su più fronti. Lo deve capire bene anche l’opposizione: inutile fare battaglie perse in partenza su un evento che porta turisti e soldi ad alcuni settori vitali dell’economia romana. Inutile fare la figura del cecchino giapponese che continua dalla sua postazione a sparare al primo che passa, quando la guerra è finita da anni. Semmai impegnamoci tutti per migliorarla ancora questa Notte Bianca, fiore all’occhiello della città. Farne due, come qualcuno propone, sarebbe davvero troppo, ma perfezionarla non sarebbe male. Un’idea? Facciamola il 21 aprile, giorno del Natale di Roma. Non verrà sempre di sabato ma rappresenta il vero giorno di festa per Roma e i romani. Certo, tutto si può dire meno che non sia una data a rischio pioggia, ma a quanto pare ormai le nuvole fanno parte della tradizione. Un po’ come accade a piazza di Siena per il concorso di equitazione. Un’alternativa al 21 aprile potrebbe essere il 29 giugno, San Pietro e Paolo, festa dei patroni.
20/09/2005





