Marco Castoro

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Bettini dopo le elezioni lascia l'auditorium

marco | 28 settembre 2005

uscito sul tempo il 28 settembre 2005PRESIDENTE Bettini, l’Auditorium dopo un inizio in sordina ha spiccato il volo. Il segreto della svolta?
Sicuramente la capacità di unire alla programmazione della grande musica di Santa Cecilia sempre proposte culturali diverse, ricche e articolate: una vera fabbrica della cultura.
Fourtes-Severini, due campioni.
Ritengo Fourtes il miglior manager culturale in Italia. Severini è un bravissimo consulente musicale. Ma in questa squadra, di successo e molto serena, i campioni sono tanti.
Tuttavia da quando è arrivato Severini sembra che gli artisti facciano a gara per arrivare all’Auditorium.
Non personalizzerei. Altrimenti si monta la testa.
Un altro segreto del successo?
Il fatto che le beghe politiche restano fuori dal cda. A proposito vorrei spendere una parola in più per Gianni Letta, il quale nonostante tutti i suoi impegni non si è perduto un passaggio del nostro cammino. Sempre puntuale e presente.
Letta contro Veltroni: sarebbe una sfida storica.
A me piacerebbe che Letta fosse nel centrosinistra.
Sì, ma qualcuno dovrà pure affrontare Veltroni. Chi preferirebbe?
Non auguro a nessuno di sfidare Veltroni. Lui sì che ha conquistato il cuore dei romani, trasmettendo loro la sincerità di una passione civile. La sua intensità, il suo stile di lavoro colpiscono in una politica abbastanza arida.
Meglio Veltroni, Vetere o Petroselli?
Petroselli è stato straordinario, ma purtroppo è durato solo un breve periodo. Vetere non ha potuto dare il meglio di sé in quanto incappò in un clima politico nazionale avverso, quello che dell’accordo Dc-Psi che colpì duramente la sinistra. Veltroni lascerà il segno più profondo.
Quindi ha fatto più Veltroni in quattro anni che Rutelli in dieci?
Parlare male di Rutelli è come parlare male di me stesso. Gli fui accanto in ogni momento. Fu bravo a impostare una politica di riforme che Veltroni sta realizzando con un’attenzione verso gli umili che Rutelli non aveva.
Come? Rutelli non era radicale…
Appunto. La sensibilità per il sociale e il dolore per umili e indifesi è una componente che appartiene più alla sinistra che ai radicali.
Ha paura dei tagli della Finanziaria?
Sì, ho paura. Perché non vorrei che dalla Finanziaria uscissero brutte sorprese per gli enti locali. Le risorse vanno cercate in altro modo, magari tassando i grandi patrimoni.
L’Auditorium corre pericoli?
L’Auditorium è una struttura sana, autofinanziata per oltre il 50 per cento. Percentuale di gran lunga superiore alla media europea.
Come è suddiviso l’altra metà del bilancio?
Grazie alla trasformazione in fondazione la situazione patrimoniale è tranquilla.
Gli enti locali quanto sono importanti?
Tanto. Ma la parte del leone la fa la Camera di Commercio con un contributo di 20 milioni di euro. Non posso che ringraziare il presidente Mondello, uno dei grandi artefici della modernalizzazione di Roma.
A quanto ammontano i contributi che versano Comune, Regione e Provincia?
Il Comune ci mette a disposizione la struttura più 7 milioni l’anno per il contratto di servizio. La Regione ha deciso di partecipare da poco, esattamente da quando è subentrato Marrazzo. La somma fissata è di 8 milioni di euro. La Provincia contribuisce con 2 milioni.
Un aggettivo ciascuno per Mondello, Marrazzo, Gasbarra e Veltroni. Mondello lungimirante. Marrazzo coraggioso, soprattutto perché ha sfidato Storace. Gasbarra generoso perché nei nostri confronti ha fatto un grande sforzo. Di Veltroni che dire? È Veltroni. Punto e basta.
E di Storace che dire. Quante bottiglie di champagne ha stappato quando ha perso le elezioni?
Non lo so. Ho festeggiato a Termini con Marrazzo. Anzi vi svelo un retroscena: il giorno delle urne per scaramanzia ho staccato il telefonino proprio per non rispondere a Storace: ogni volta che mi ha rintracciato abbiamo perso le elezioni. Ci è riuscito quando vinse Moffa e quando perse Badaloni. Questa volta proprio no. Non potevo lasciarlo vincere.
Quante chiamate c’erano sul cellulare?
Un’infinità. Erano tutte le sue. Mi cercava freneticamente.
Perché anche lui era consapevole dell’importanza di quello squillo?
Certo. Tuttavia, l’ho chiamato a risultati già acquisiti per dirgli che dopo la sconfitta avevo apprezzato la sobrietà della sua reazione. Torniamo alla musica. Quali sono gli artisti che l’hanno entusiasmata?
Le emozioni più intense me le hanno date Maurizio Pollini e Keith Jarrett. Invece non dimenticherò mai quando con Veltroni, Scorsese e Di Caprio ci siamo affacciati sui Fori.
La più grande delusione?
Gato Barbieri. Ho visto un artista spento.
Che cosa ascoltava da ragazzo?
I cantautori italiani. In particolare sono molto legato a Gino Paoli, perché penso di aver contribuito con Borgna al suo rilancio. Nel ’75 andammo a cercarlo nell’Appennino tosco-emiliano per convincerlo a cantare al Pincio. Ad ascoltarlo vennero 20 mila persone.
Quale concerto manca all’Auditorium?
Mina. Sarebbe l’evento del secolo. Magari con in scaletta le romanze dell’opera italiana.
Il suo sogno politico…
Chiudere bene dopo tanti anni la mia esperienza a Roma.
Nel partito o nel governo?
Se Prodi dovesse vincere le elezioni mi piacerebbe dargli una mano, ma come sempre farò quello che mi chiederanno. Non sono uno che scalpita.
E l’Auditorium?
Si concluderebbe un ciclo.
E che dire del dopo-Veltroni?
Ci sono tanti bravi giovani. I primi che mi vengono in mente: Zingaretti e Morassut.
Ma se Veltroni dovesse prendere il posto di Prodi?
È uno scenario che non prevedo. E poi Prodi avrà un grande successo alle primarie e sarà lui il candidato.
Come va con S. Cecilia?
Armonia perfetta. Nessuna competizione, stiamo sulla stessa barca.
Il festival del Cinema?
Il nostro esame di maturità.
Che cosa pensa di tutti questi salti della quaglia tra i politici? Rispetto e non demonizzo nessuno per il suo passato. Capisco i travagli personali, le delusioni, le scelte. Ma un’altra cosa è considerare meccanicamente chi lascia la destra un tuo compagno di strada.
Ma lei non lo farebbe?
Se io dovessi accorgermi di aver sbagliato tutto rinuncerei a stare in politica. Non mi verrebbe mai in mente di cambiare partito.

Il Tempo, mercoledì 28 settembre 2005

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