Riva: è la Roma che ha dormito su Cassano
marco | 19 dicembre 2005
GIGI RIVA a ruota libera sulla Nazionale, il campionato, il caso Cassano, i suoi gol più belli e le polemiche tra Chinaglia e Rivera. GIGI RIVA, che cosa ha provato quando ha visto 11 calciatori stranieri scendere in campo con la maglia dell’Inter?
Che brutta impressione! Mi fa arrabbiare il fatto che in campo non c’erano 11 fenomeni, ma calciatori dello stesso livello degli italiani. Quasi tutti.
Questo significa che i vivai sono destinati a morire?
Ormai solo le società povere si preoccupano di tirare su i giovani, le grandi non più.
Come vede il campionato? Scudetto alla Juve?
Sono anni che Juve e Milan si alternano per il titolo. Ogni anno bisogna solo sapere a chi tocca: l’epilogo è scontato.
L’Inter proprio non la vede…
Rimane sempre un’incompiuta. Le manca sempre qualcosa, nonostante gli sforzi di Moratti.
Facchetti lo sente? Che dice?
Lo sento spesso. Ma non vuole mai parlare dell’Inter. Siccome prova imbarazzo io non gli chiedo mai niente.
Di Cassano e delle “cassanate” cosa pensa?
Quando si hanno poco più di 20 anni si fanno tante stupidaggini. Ma a quell’età si ha anche il diritto di sbagliare. Poi il barese ha una storia particolare alle spalle. In Nazionale non ha mai creato un problema. Non va dimenticato che anche se questi calciatori guadagnano tanti soldi sono sempre ragazzi, vogliono giocare, divertirsi. Possono anche sbagliare, avere delle reazioni esagerate, l’importante è che non vadano mai oltre una certa soglia. Cassano sta vivendo una situazione della quale non è responsabile. Tutto si può dire meno che sia colpa sua. Una società non può permettersi di perdere un simile giocatore da svincolato. Le regole non le ha fatte Cassano, la verità è che qualcuno ha dormito su quel contratto e ora si pagano le conseguenze. Anche l’Inter si trovò in una situazione simile con Recoba, poi lo inseguì quando stava per firmare con la Juve.
C’è un posto per lui in Nazionale?
Deciderà Lippi. Lo conosce. L’ha convocato.
Lippi-Trapattoni, pregi e difetti.
Lippi è stato molto coraggioso. Ha dato fiducia ai giovani. I risultati gli stanno dando ragione. Ha creato un buon gruppo. Trapattoni era più attaccato ai giocatori esperti, quelli abituati a giocare al alti livelli in campionato e nelle coppe.
Quindi con Lippi c’è meno divismo…
In Nazionale non ci sono i divi. Io in 19 anni ne ho visti solo 2-3 ma risalgono all’inizio della mia esperienza. I nomi? Non si fanno, non è corretto.
Toni, Gilardino: è tornata l’era dei grandi attaccanti alla Riva?
I paragoni sono fuori tempo. Va detto che in attacco Lippi ha l’imbarazzo della scelta. C’è anche Iaquinta. C’è Vieri che può fare ancora molto e c’è un certo Inzaghi che conosciamo bene e che potrebbe rientrare in corsa.
Qualche problema per i portieri. Gli italiani non vanno più di moda…
Macché. Abbiamo Buffon, Peruzzi, De Sanctis, Roma. Certo, ci sono tanti stranieri, anche in provincia, ma solo perché costano di meno.
Come giudica il sorteggio mondiale?
Normale. Tutte le squadre sono forti e in un Mondiale non c’è niente di facile. Se si prendono per esempio le ultime due amichevoli dell’Italia va detto che con l’Olanda è stata molto più facile che con la Costa d’Avorio.
Bisognerà partire forte, altrimenti si rischia di incontrare subito il Brasile…
Io ho una mia teoria: il Brasile va incontrato prima della finale altrimenti si perde sempre. Nell’82 lo incontrammo nel secondo turno e vincemmo, ma nelle finali del ’70 e del ’94 restammo con un pugno di mosche.
Lei partecipò ai Mondiali in Germania anche nel ’74. Cosa cancellerebbe da quell’esperienza negativa?
Certi personaggi che rovinarono tutto. Le polemiche tra Chinaglia e Rivera spaccarono lo spogliatoio. Il gruppo si trasformò in più clan. Valcareggi cercò di tamponare la situazione, ma neanche lui ci riuscì.
22 anni dopo speriamo che le cose vadano meglio…
Saranno 40 giorni molto importanti. Per fare molta strada in un Mondiale ci vuole la migliore condizione, una panchina lunga, un briciolo di fortuna. Anche un palo colpito fa la differenza, non c’è tempo per riprendersi. Si gioca ogni tre giorni.
Ma i nostri sono abituati a giocare ogni tre giorni, tra coppe e campionato. Ci sarà turn-over anche ai Mondiali?
Deciderà Lippi valutando il momento. Il nostro primo obiettivo è qualificarsi. Poi vedremo.
Il suo gol più bello in azzurro?
Molti pensano il momentaneo 3 a 2 con la Germania in Messico, ma io preferisco quello segnato nella finale dell’Europeo ’68. Avevo la pubalgia e ho voluto giocare lo stesso.
Perché Totti non lascia il segno…
Soffre la pressione. Lui per la Roma vorrebbe fare di più, la vorrebbe ai vertici, vorrebbe che lottasse per lo scudetto, sente addosso tutta la responsabilità del capitano, con la società e con i compagni. Dovrebbe essere scaricato da ogni peso. In Nazionale ritrova serenità e tranquillità.
A distanza di tempo anche il Milan ha scoperto chi è veramente Pulsen…
Lo sputo fu una ragazzata. Totti ha sbagliato e ne ha sofferto tanto. Ma il filmato andava visto tutto. Anche botte, gomitate, falli e provocazioni subite. Poi su Totti in atto c’era un vero e proprio massacro. Scrissero che si cambiava gli scarpini solo per lo sponsor. Questo è il lato penoso del calcio. Quando si subiscono entrate dure da dietro il dolore ti schizza subito al cervello, ti verrebbe voglia di “morsicare” l’orecchio dell’avversario. Comunque il calcio sta cambiando. Oggi ti fischiano anche gli interventi più maschi: è diventato un gioco per signorine.
È più facile che un giorno il Cagliari rivinca uno scudetto o che l’Italia rivinca il Mondiale, magari in Germania?
Beh, chi può dirlo. Forse è più plausibile per l’Italia. Io vorrei prenderla quella coppa del Mondo che per due volte mi è sfuggita di mano. La prima in Messico e la seconda negli Stati Uniti.
Certo, perdere in finale ai rigori…
Eggià. Fu un mondiale strepitoso. Il terzo rigore di Romario colpì il palo e poi entrò… se quel pallone fosse tornato indietro ci avrebbe caricato psicologicamente. Alla fine eravamo distrutti ma consapevoli di aver fatto grandi cose. Persa la prima, in dieci nella seconda, una grande sofferenza fino alla finale. Un caldo pazzesco. Fu il miglior mondiale per la nostra organizzazione interna. Tutti i problemi furono risolti senza l’ombra di una polemica. Eppure non è che ci fosse tanta simpatia tra Sacchi e Baggio. Ma gruppo e staff furono perfettamente uniti.
Di Sacchi che ricordo ha?
Io conservo un buon ricordo dei ct. Tutti mi hanno insegnato qualcosa e tutti sono mancati in qualcosa. Alcuni di loro proprio nei momenti decisivi.
Quanti «scazzi» ha avuto nei suoi 8 mondiali, 3 da calciatore?
Non li ho contati. Il mio ruolo mi impone di parlare singolarmente con ogni calciatore. Sento le ragioni, cerco di aiutarlo sempre ma ci sono le regole da rispettare. Con i tecnici invece ho avuto diverse discussioni, anche se alla fine sono sempre io che finisco per adattarmi alle esigenze del ct. Lui è il responsabile, si espone di persona, ci mette la faccia e non solo.
Molti ex calciatori della sua età hanno fatto riferimento al doping, lei cosa ricorda?
Quando giocavo non ne ho mai sentito parlare. Sarò probabilmente un ingenuo ma mi sono sempre rifiutato di credere che un calciatore prenda sostanze dopanti. È da pazzi incoscienti rischiare di essere pizzicati in un controllo, rovinarsi la carriera e rinunciare per anni agli ingaggi. Tuttavia quando sento le chiacchiere dei miei ex colleghi che dicono e non dicono mi viene voglia di chiedere loro: se sai qualcosa dillo. Uno o sta zitto oppure è obbligato a dire quello che sa. E cosa soprattutto ha subìto o visto. Senza tanti fronzoli.





