l'avarizia? Una vera malattia
marco | 27 gennaio 2006dal CORRIERE DELLA SERA
Dalla regina (Elisabetta) che ricicla persino la carta dei pacchi-regalo alla rock star (Rod Stewart) che accortosi di aver pagato una bottiglietta d’acqua senza averla consumata ritornò il giorno dopo al ristorante per avere indietro ciò che era suo. Tirchieria gran brutto vizio, o addirittura «malattia» perché dal soldo l’avaro si sposta sempre sui sentimenti: non dà materia, né affetto, il pitocco. E si è pure evoluto, ultimamente, nobilitando il vizio alla voce «valori »: «risparmio sul riscaldamento perché inquina» o «mangio poco ma sano». Ma per il mensile in edicola Ok — La salute prima di tutto, la malattia è di quelle «vere». Dalla quale però è possibile uscirne, riconoscendone i sintomi, riflettendo: «Pensi che gli altri si godano la vita più di te?»; «Menti per non offrire?»; «Provi dolore nell’invitare a casa gli amici? ». «L’avarizia è diffusissima — spiega il professore Alberto Maria Comazzi, psichiatra e psicoanalista —. E non ha nulla a che fare con la mancanza di soldi e con la necessità di risparmiare». Così è difficile che un taccagno sia povero ed è invece facile che un avaro sia ricco o quantomeno benestante. ■ Ecco i personaggi in odore di avarizia Più uomini, che donne. E’ uomo Arpagone nell’Avaro di Molière che coccola la sua cassetta piena di denaro. E’ un papero Paperon de Paperoni che è felice solo quando nuota nei suoi cent. E’ un attore Tobey Maguire che coltiva le rose per risparmiare sui bouquet da regalare alle «fidanzate ». E’ un cantante Paul McCartney che alla festa data in onore di sua moglie fece pagare agli ospiti i drink. Era un comico Charlie Chaplin che non dava mai un party ma s’imbucava sempre a quelli degli altri. E poi ancora ometti «beccati» sulle mance: da Sean Connery, Bruce Willis, Mike Jagger eMatt Damon e Ben Affleck, mai un cent da loro ai camerieri che stufi li hanno segnalati su Internet nella top «tirchi e famosi ». Per giustizia non senza divine pitocchiose: la regina Elisabetta, ma anche sua sorella Anna che pranzava con i ticket sconto del Times, e poi Barbara Streisand, Jennifer Lopez, Sharon Stone, Julia Roberts a Valeria Mazza, Madonna, Elisabeth Hurley. Ok salute fa un centinaio di nomi, certi, presunti e per sentito dire. Fra i «parsimoniosi», molti italiani. C’è a sorpresa Barbara D’Urso («Forse perché semplicemente non butto via i miei soldi in pellicce e auto e lavoro perché mi piace, maanche perché ho due figli da mantenere); Matteo Marzotto («Sarà perché qualcuno in famiglia era di braccine corte, io personalmente no. Non sperpero, ma neppure mi considero un avaro); Emanuele di Savoia («Dissi che ero tirchio una volta raccontando che non mi piace spendere più di quello che guadagno») e Enrica Bonaccorti («Origini genovesi e radici ebree e me ne vanto. Ma al contrario in famiglia mi hanno sempre detto che ho le mani bucate»). «L’avaro comunque sia — dice Ines Staletti, psicoterapeuta di scuola Adleriana — non ammetterà mai di esserlo, non riconosce il suo atteggiamento che è soltanto, per lui, di difesa di quello che possiede. Anzi si sente “vittima” di continue aggressioni a ciò che gli appartiene, sentimenti o denaro. E le rare volte che chiede aiuto è perché si sente solo, isolato dal mondo e non ne capisce il motivo». A chi credere, allora? Al primo che organizza una cena per tutti. Paola Pollo Il Corriere della Sera, 27 gennaio 2006





