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Scambio di cappotti alla Camera, sparito il più costoso

marco | 27 gennaio 2006

dal Tempo

di EMILIO GIOVENTÙ

NON abbandonatelo. Soprattutto se è di nobile «pelo», elegante, e di grande portamento. Ci risiamo, direte voi: la solita campagna contro gli animali abbandonati. Macché. Stiamo parlando di un cappotto, anzi: un «onorevole» cappotto. Quello misteriosamente scomparso da un appendino in un corridoio della Camera dei Deputati. Il diessino Alfiero Grandi non lo trova più. Hai voglia a cercarlo ovunque, sotto le poltrone, negli angoli più impensabili; hai voglia di allertare commessi e uscieri. Ma dove diavolo è finito? Anzi: chi l’ha preso? Già, perché sembra che si tratti di uno scambio di persona, ops, di palandrana. La storia è questa, ascoltatela. Una ventina di giorni prima delle feste di Natale, l’onorevole e il suo pregiato loden blu di ottima fattura si lasciano momentaneamente, giusto il tempo di una votazione. Sbrigata la formalità, il presidente della sesta commissione Finanze scopre con stupore che il suo confortevole soprabito non c’è più. «Al suo posto uno identico ma, se vogliamo usare un eufemismo, un po’ malridotto. Anzi messo davvero male», ricorda l’onorevole. E pensare che per riconoscerlo aveva infilato in una tasca un cappellino di lana, di quelli che puoi stropicciare perché tanto tornano sempre nuovi. «Il cappello c’era, appoggiato su quel cencio che mi sono ben guardato dal prendere. Ho subito pensato a un errore, magari al gesto distratto di un anziano collega». Attendi che lo smarrito collega si ravveda, passano i minuti. E l’onorevole Grandi resta in giacca «a morire dal freddo». Ed è così che decide di lasciare un biglietto su quel cappotto barattato con il suo, sul quale lascia il numero di cellulare per essere contattato. Niente da fare, tutto tace, lo scambio non si fa. «Forse è finito nelle mani di uno dei tanti di passaggio e quasi l’ho maledetto. Non ho potuto fare altro — commenta Grandi — che andare in un negozio e comprarlo nuovo». Al danno la beffa, quella di cacciare 340 euro per sostituire il caldo abbraccio del loden «rapito»: «Mi è andata anche bene, era in liquidazione». Passano i giorni, arriva Natale e anche l’Epifania. I deputati tornano in aula. Ma il cappotto malridotto è sempre lì, con quel biglietto. Ma, non c’è più neanche il cappellino di lana. «A questo punto ho perso la speranza». In compenso ne ha guadagnato in complimenti. «Mi hanno detto “che fisico”. E mi sono sentito come Bush e Clinton, quando in pieno inverno si presentano davanti alle telecamere in manica di camicia: ma come fanno?». Già, perché — confessa l’onorevole — senza la palandrana ha rischiato di gelare. Piccola curiosità: prima di contattare l’onorevole Grandi, sbagliando il numero di cellulare riportato sul biglietto, abbiamo intercettato una gentile signora. «Mi spiace ha sbagliato, ma non si preoccupi, non è il primo. Sono avvocato. So che c’è un onorevole dei Ds che ha il numero di telefono più o meno simile al mio». Sa che questo onorevole ha perso il cappotto? «Che cosa vuole che sia un cappotto con quello che guadagna un onorevole». Il Tempo, venerdì 27 gennaio 2006

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Molto radical-chic questo diessino, quindi progressista, che si sente di

Niceforo | 28 gennaio 2006

Molto radical-chic questo diessino, quindi progressista, che si sente di dire «Il cappello c’era, appoggiato su quel cencio che mi sono ben guardato dal prendere».
Sembra quasi che al posto del vecchio cappotto ci fosse un lebbroso.
Che cosa orribile doveva essere quel vecchio loden, così datato e molto più economico del nuovo, morbido costoso, RUBATO loden del deputato.

Sono choccato. Anche io

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