E adesso non vogliamo più vederli all’Olimpico
marco | 3 febbraio 2006IDENTIFICATI, interrogati, schedati. Studiati a fondo con l’uso dei mezzi elettronici. Gli imbecilli dell’Olimpico ora non hanno più segreti per le forze dell’ordine. Per alcuni scatteranno le denunce, per altri gli arresti, ma quello che più conta è una pena esemplare. Sarebbe cosa buona e giusta che questi teppisti non entrassero più in uno stadio di calcio, tantomeno all’Olimpico. E non potessero più frequentare un palazzetto né un impianto sportivo, neanche la gara di biglie nel sottoscala del condominio. I tifosi per bene se lo augurano. I loro figli anche. Perché non vedono l’ora di tornare allo stadio con il papà, in uno stadio finalmente sicuro. Senza rischi e pericoli. Senza razzi o inni al razzismo. Dicevamo delle pene più severe. Del pugno di ferro di Pisanu. È giunta l’ora di sbatterlo sul tavolo. Anche la Roma è stanca di pagare i danni. Le diffide devono avere tempi più lunghi, le sanzioni devono assomigliare a delle interdizione, a dei lunghi divieti di accesso allo stadio con l’obbligo della firma in commissariato. Anche se tra i colpevoli ci sono molti, troppi, minorenni. In passato si sono commessi degli errori. Passata la buriana la morsa si è allentata. Basta sedersi sugli spalti dell’Olimpico per vedere tante facce note a poliziotti e carabinieri guardarsi la partita, nonostante i precedenti. Il Tempo, venerdì 3 febbraio 2006





