«Così Al Qaeda voleva distruggere Los Angeles»
marco | 10 febbraio 2006dal Corriere della Sera
I terroristi avrebbero sfondato la porta della cabina di pilotaggio con esplosivi nascosti nelle scarpe. Il complotto sventato appena in tempo Bush rivela: nel 2002 un aereo kamikaze doveva colpire la Library Tower
WASHINGTON – George W. Bush sconvolge l’America. Svela che subito dopo la strage delle Torri Gemelle a New York, Khalid Sheikh Mohammed, il suo architetto, ne pianificò un’altra con l’assenso di Bin Laden, quella della Library Tower a Los Angeles, il grattacielo più alto della costa occidentale, 310 metri. Il presidente, che si sbaglia e la chiama la Liberty Tower , precisa che sarebbe stato «un altro attacco catastrofico alla nostra patria». Dipinge nei dettagli il piano che doveva essere realizzato all’inizio del 2002: i terroristi avrebbero sfondato la porta della cabina di pilotaggio di un aereo di linea con esplosivi nascosti nelle scarpe, e si sarebbero schiantati sulla Library Tower , una tragedia anticipata da un famoso film del 1996, «Independence day». Bush risparmia al pubblico la descrizione dell’orrore che ne sarebbe seguito. Spiega che il complotto fu scoperto e sventato al principio di quell’anno «grazie alla cattura di un membro di Al Qaeda in un Paese del Sud-Est asiatico». La rivelazione evoca lo spettro del mancato attentato del 22 dicembre 2001 quando il passeggero Richard Reid imbarcato sul volo 63 dell’American Airlines da Parigi a Miami si rivelò un kamikaze armato di esplosivi nascosti nel tacco delle scarpe. Reid tentò di fare detonare l’esplosivo al plastico celato nel tacco della scarpa, ma fu sorpreso da una hostess, bloccato dai passeggeri e consegnato alle autorità: oggi sconta 110 anni di carcere nel Colorado. Bush non lo nomina, ma descrive i preparativi paralleli dei compagni per Los Angeles. Nel 2001, riferisce, l’operazione Library Tower , oggi chiamata Us Bank Tower , venne affidata ad Hambali, il capo militare della Jemaah Islamiyah in Indonesia, più tardi responsabile della strage di Bali. Hambali «reclutò giovani asiatici addestrati in Pakistan, pensando che avrebbero destato meno sospetti che non dei giovani arabi, e li presentò a Bin Laden». Aggiunge il presidente, tacendo però i particolari: «Occorsero gli sforzi congiunti di numerose nazioni per neutralizzare il progetto». Bush conclude che la cattura all’inizio del 2002 del membro di Al Qaeda, di cui non divulga l’identità, condusse a quelle successive nel 2003 di Khalid Mohammed in Pakistan e di Hambali in Thailandia. Lo scorso ottobre, il presidente svelò che dal 2001 i servizi americani avevano sventato una decina di attentati, tra cui uno contro altri grattacieli della costa orientale, e uno con una «bomba sporca» (radioattiva) per mano di José Padilla, l’ex capo di una banda giovanile di Chicago. Ma la sua decisione di ieri di uscire allo scoperto su quello che sarebbe stato il «ground zero» della West Coast è senza precedenti. Il perché Bush lo ha spiegato in un discorso pronunciato davanti alla Guardia nazionale: «Uno dei miei doveri è di tenere l’America informata, ricordarle che siamo in guerra, dirle che non aspetteremo di essere nuovamente attaccati per agire». Ma George W. non ha risposto all’interrogativo di fondo: se la strage di Los Angeles fu evitata anche grazie alle intercettazioni segrete delle comunicazioni da lui ordinate alla Nsa (National security agency), secondo i democratici in violazione delle leggi vigenti. La Casa Bianca ha comunque fatto capire che sì, «furono impiegati tutti gli strumenti disponibili». Potrebbe essere l’avvio di una serie di rivelazioni destinate a difendere Bush dall’accusa di avere abusato dei propri poteri.
Ennio Caretto





