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ospedali, a Roma i medici battono gli infermieri

marco | 16 febbraio 2006

dal Tempo

 36 mila camici bianchi contro 24 mila paramedici impiegati. In Europa il rapporto è di un medico e 5 infermieri

di CARLO ANTINI

A ROMA e nel Lazio mancano 4 mila infermieri. Sul nostro territorio la carenza di personale è un dato cronico che mette in difficoltà le normali attività che si svolgono all’interno di ospedali e ambulatori, caricando di superlavoro chi è in servizio. Tra la nostra città e la provincia esistono 24 mila infermieri che arrivano a quota 30 mila considerando anche il resto della regione. La carenza di infermieri balza agli occhi se si prendono in considerazione alcune semplici cifre. La media europea mette in campo 7 infermieri ogni mille abitanti mentre in Italia la quota scende a 5 ogni mille abitanti. Le difficoltà presenti nel settore risaltano se si mettono a confronto i numeri di infermieri e medici. A Roma esistono 34 mila medici e 5 mila odontoiatri. In altre parole, in ospedali, ambulatori, hospice, Rsa, ministeri e studi professionali ci sono più medici che infermieri e il dato è in controtendenza rispetto al resto d’Europa. La media Ocse, infatti, vede un medico ogni cinque infermieri. Nel nostro Paese, invece, il rapporto si inverte e ci sono 0,90 infermieri per ogni medico. Sulla questione si è pronunciato anche Augusto Battaglia, assessore regionale alla Sanità. «Per coprire le piante organiche della Regione Lazio – ha detto Battaglia – servirebbero 4 mila nuovi infermieri. Una carenza seria e anomala se apportata al numero crescente di medici. È un gap esteso a tutta Italia dove ci sono 340 mila infermieri: una media di cinque su ogni mille abitanti che scaraventa il nostro Paese sotto la media Ocse di 7 infermieri ogni mille abitanti». Sulla distribuzione di medici e infermieri in ospedali e sul territorio prende posizione anche il presidente del Collegio Ipasvi di Roma e provincia. «C’è bisogno di un’inversione di tendenza – dichiara Gennaro Rocco, presidente Ipasvi di Roma e provincia – La situazione attuale incide anche sui costi generali del sistema sanitario». I vertici dell’Ipasvi danno indicazioni su come razionalizzare il sistema, garantendo efficienza ed eliminando gli sprechi. «In strutture come hospice e Rsa – prosegue Rocco – basterebbe la presenza di una figura medica esterna in consulenza. La presenza stabile, insomma, dovrebbe essere solo quella degli infermieri. Bisognerebbe rivedere la programmazione sanitaria. Ad esempio, si potrebbe pensare a ridurre i posti a disposizione nelle facoltà di Medicina, incrementando contestualmente quelli delle facoltà infermieristiche». Altro nodo da affrontare è proprio quello della formazione. Nel Lazio i corsi di laurea in Infermieristica hanno a disposizione 1800 posti all’anno ma avrebbero bisogno almeno di 700 posti in più. «È una situazione drammatica – incalza Gennaro Rocco – Ogni anno 1400 infermieri vanno in pensione e se ne laureano solo mille. Per questo ogni dodici mesi, la carenza aumenta di 400 unità che solo parzialmente vengono compensate dalla presenza di infermieri extracomunitari». Nelle strutture sanitarie, infatti, è in aumento l’impiego di cooperative infermieristiche. «Il ricorso alle cooperative – prosegue il presidente Ipasvi di Roma e provincia – riesce a compensare le attuali emergenze ma non può essere considerata una soluzione strutturale. Con le cooperative, infatti, aumenta la precarietà. Si tratta di infermieri che cambiano continuamente reparto perché sono orientati a coprire i turni. E poi se la cooperativa perde l’appalto, l’infermiere può addirittura cambiare ospedale. Senza contare che le cooperative sono composte soprattutto da extracomunitari, con tutti i problemi di lingua che questo può comportare». Sul fronte della formazione c’è perfino un problema legato ai finanziamenti. Per questo molte sedi sanitarie convenzionate con le università rischiano di chiudere i battenti. «Le difficoltà – conclude Gennaro Rocco – sono legate anche al fatto che gli infermieri non esistono. Insomma vanno formati al più presto, potenziando le sedi. Al contrario, per mancanza di fondi, alcuni sedi dei corsi di laurea in infermieristica stanno chiudendo. È il caso del San Camillo, Asl Roma H e San Filippo Neri». Il Tempo, giovedì 16 febbraio 2006

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« bravi e veloci ma che fatica parlare in italiano «In piena facoltà». Ecco i testamenti più bizzarri d’Italia »

3 risposte

Ciao. Ho letto l'annuncio. Vorrei dire la mia. Io sono un'infermiera

Veronica | 19 settembre 2008

Ciao. Ho letto l’annuncio. Vorrei dire la mia.
Io sono un’infermiera professionale laureata da oltre 6 mesi che cerca lavoro in tutta la Regione Lazio fin dai primi giorni dopo la laurea.
Secondo me i suoi dati sono in netto opposto con la realtà laziale.
Gli infermieri sono troppi… escono troppi infermieri dalle Università della Regione Lazio con il risultato che ormai il mercato è saturo non solo di italiani ma anche di stranieri.
Cosi’ sono costretta a partire per la Toscana adesso e chissà, nei prossimi mesi verso il Nord … Milano, ad esempio, dove li’ la carenza è effettiva.
Le cooperative non sono altro che organizzazioni che lucrano sopra quei pochi fortunati infermieri che possono farne parte, con una riduzione dello stipedio rispetto a cio’ che gli darebbe un Ospedale pubblico davvero da brivido…. e per farne parte chissà da chi devi farti raccomandare….

ciao.Hai ragione Veronica.Purè io sono un'infermiera con tanta esperienza e

Bea | 1 giugno 2009

ciao.Hai ragione Veronica.Purè io sono un’infermiera con tanta esperienza e da 8 mesi cerco lavoro a Roma e purttroppo niente.Invece l’infermieri in ospedali fanno doppi turni facendo 16 ore.Non parliamo delle cooperative che danno metà stipendio quello che da ospedale.Allora io cambio mestiere.

salve a tutti..le due ragazze qui sopra hanno ragione..sono infermiere

mirko | 2 novembre 2009

salve a tutti..le due ragazze qui sopra hanno ragione..sono infermiere anche io , lavoro a roma da tanti anni con il contratto a tempo indeterminato, un contratto che ultimamente lo fanno a pochissimi (a roma)…tutti parlano di questa carenza ma io vedo un sacco di infermieri che vengono assunti solo per 2-3 mesi e poi li mandano via….vedo nuovi infermieri tutti depressi perche non trovano lavoro !! lavoro a roma è diventato un optional !!
il Sig.gennaro rocco deve dire quali sono questi posti a roma che cercano infermieri,ipasvi deve preparare una lista di tutte le cliniche che cercano infermieri ma non ha mai fatto ,la gente si laurea e non sa dove deve andare ,manda curriculum e non viene chiamata..o al massimo per un contrattino di 2-3 mesi……ma come si fa? a secondo me ipasvi deve fare di piu…ogni infermiere paga 100 euro all’anno a ipasvi,ci devono dare piu servizi (utili), se no davvero nessuno studia più infermiere eh… gia il corso di 3 anni all’ università non è facile e poi anche come lavoro è difficile e se i giovani sentono queste chiacchiere , davvero non lo studiano più.
ciaoooo—mirko.

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