Sanremo, per la Oxa salta la par condicio
28 02 2006dal TEMPO
dall’inviato STEFANO MANNUCCI
SANREMO — Par condicio addio. Il Festival delle equidistanze salta subito, ma stavolta Prodi e Berlusconi non c’entrano. È Anna Oxa a trasformare le lancette dell’orologio in frecce al curaro. Accade per giunta all’ultimo minuto, senza che per mesi nessuno si sia premurato di limare le canzoni all’interno della durata d’ordinanza. L’affaire monta nelle ore che precedono la messa in onda della premiere, e – voluto o meno – è il caso che si cercava per far decollare questo soporifero Sanremo. Fino a notte fonda, è suspence. Anzi, no. Tic Toc. La norma prevede che i brani in gara non possano superare i 3 minuti e 30. Ma quello di Anna Oxa, un’elucubrazione etnico-lirica a metà fra la Sibilla Cumana e Mamma Ebe, si dilunga (sul cd) fino al kolossal dei 4 e 43. Più recupero, direbbero i telecronisti sportivi. A mezzogiorno, qualcuno fa notare l’inconveniente al direttore artistico Gianmarco Mazzi. Gli altri artisti (malgrado le canzoni fuori tempo massimo siano 17) sono incazzati per i presunti favoritismi riservati alla ex bambina ribelle del punk-pop: che non ha voluto mischiarsi con i colleghi, e preteso prove a porte chiuse. Mazzi butta il cerino sulla benzina: «Quella di Anna è una performance di eccezionale valore. A volte sul regolamento si può chiudere un occhio». Apriti cielo. A quel punto l’unica è tentare la mediazione con la lobby dei discografici. Pasticcio all’italiana. Dopo laceranti consultazioni e la verifica delle convergenze parallele, il summit si chiude con un compromesso storico: per ogni canzone sarà ammesso uno sforamento del 10 per cento sul tempo. Traduzione: in nessun caso si potrà andare oltre una durata di 3 minuti e 51 secondi. Sanremo trema, di fronte a un inimmaginabile scenario da rush olimpico. E se l’acuto finale arriva dopo la sirena? Se il gong vibra troppo a lungo? I giudici già si vedono costretti al cronometraggio elettronico sul filo dei millesimi. Perché – almeno in teoria – chi esagera sarà inesorabilmente spento. Clic, e via l’audio, con effetti tragicomici. In parecchi si trovano costretti a “stringere” in extremis i propri arrangiamenti, e qualcuno medita di proporre versioni ultraspeed, due minuti, un’intramuscolare, uno spottone e ciao. Ma la Oxa? La mossa mediatica è straordinaria. Per un intero giorno, prima di finire ultima nella graduatoria femminile, prende in ostaggio Sanremo: e tutti aspettano la sua esibizione, a tarda sera, per capire come va a finire. Il maestro Renato Serio valuta “intagliabile” la sua “Processo a me stessa”: e la signora annuncia per tempo che, se la regia le staccherà la spina, lei potrebbe anche decidere di abbandonare la tenzone. Un coup de theatre degno della Garbo o della Swanson. La notte sanremese come un Sunset Boulevard. Dietro le quinte, è già deciso che per il debutto si chiude un occhio. Anna chiude la cupa performance a 4 minuti e 16. Da stasera, chi sgarra andrà a casa. Figuriamoci. Viva la Rai. Preso dalla sindrome oxiana, Meocci si augura che «il Festival abbia successo come le Olimpiadi». Per non fare gaffe, meglio ospitare il team di quelli che scopano sul ghiaccio. Il curling, altro che Rocca col sedere innevato. Ma prima, c’è tutta una serata da far passare. Panariello la inaugura al buio, con una lampadina a coprire il multiplex di Ferretti: nella dark room, la “lingua come un plaid” in un monologo d’apertura rugginoso e lento. Poi si va: con Nicky Nicolai che si sciupa in un pezzo minore, e Dolcenera (finirà prima tra le donne) che rinuncia a intonare il suo “vaffa”: in fascia protetta non si può. Gli autori capiscono che lo start è in salita, e fanno uscire in anticipo il pilota Travolta. Lui massaggia i piedini della Cabello, ma anche qui l’intervista in inglese raddoppia i tempi. Nelle vaste e trepidanti lande del Paese, migliaia di zie Concettine, interdette, chiedono ai nipoti: «Che sta a dì, quer manico de scopa?». Con tutte le varianti dialettali del caso. Molto più tardi, dopo aver imperversato in lungo e in largo (ma Sanremo non è Mtv o le Iene), Miss Victoria azzarderà una battuta sul Papa. Non il “wojtylaccio” benignesco, ma un sms da Ratzinger. Insomma. John prova tutti i ballettini del suo repertorio, Poi fa i gargarismi su “Volare”. Costo dell’operazione: 350mila euro o giù di lì. A seguire, incantano Noa e Fava, mentre Povia rischia l’aviaria. Conquistano l’eleganza di Zarrillo e il combat-pop dei Nomadi (entrambi leader di settore, questi ultimi sopra i sorprendenti Zero Assoluto). Diverte Britti. Intriga la Tatangelo, chioma a parte. Ecco a voi. Se Travolta non funziona (capitò anche con Dustin Hoffman), vuol dire che la strategia degli ospiti è perdente. Sfumate quasi tutte le trattative, si spera che, per venerdì, ad abbassare le pretese sia…Raoul Bova. Che vuole una barca di soldi, malgrado un film in promozione. Per stasera, si attende un grande invito a sorpresa. Talmente a sorpresa che, giurano, neppure la moglie ne sa nulla. Il suo nome? Francesco Totti. Ma non ditelo a Ilary.
Il Tempo, martedì 28 febbraio 2006



















