Sanremo, prime bocciature: Oxa, Venuti, Grignani
marco | 1 marzo 2006dal TEMPO
dall’inviato STEFANO MANNUCCI
SANREMO — Non fiori e neppure opere di bene. Pareva di stare a un funerale di seconda classe, ieri sera, poco prima della nuova sortita sanremese. Tutti, in varia misura, provvedevano alle doglianze: gli ascolti della premiere, franata dieci punti sotto Bonolis, con la Rai che tempestivamente smentiva l’esistenza di un teso colloquio Meocci-Del Noce; il buco nero della scenografia, che costringeva gli spettatori a cercare luce col telecomando; il rosario di canzoni che parevano piallate da un fabbro, eccezion fatta per Morticia Oxa, però così straniata da far venire i vermi ai bambini, e per questo mandata a ramengo senza appello, assieme a Venuti e Grignani, nel massacro dei pezzi da novanta; la vexata quaestio sui costi degli ospiti (per venerdì si annuncia Orlando Bloom, sai che colpo: meglio il Faletti mille-vite di ieri), che andrebbero scalati dal canone (ci pensino il Centrodestra e l’Unione); la spremitura di idee, che con nove autori in team dovrebbe essere un prodotto doc, e invece gocciolavano una o due per notte, senza condire questo sciapissimo Sanremo. Qualcuno giura di aver scoperto Panariello mentre ripassava dietro le quinte le barzellette di Cip e Ciop. E ancora le tensioni sottopelle dei responsabili, che parlavano di «macchina da far girare a pieno regime». Entro sabato ci riusciranno, giurano. Per ora, i destini del Festival sono stati affidati al Capitano. Che va zoppo, deve pensare a Cristian, alla Roma dei record, alla nazionale, ai chiodoni nella caviglia. Ma c’è. Sorpresa Totti. Lunedì la produzione del Festival supplicava i giornalisti di non spifferare la notizia che Francesco sarebbe venuto – a sue spese – per un’improvvisata a Ilary. Segreto mantenuto, tant’è che Lady Blasi era ad attenderlo all’eliporto. Poi lo impacchettano fino all’Ariston, dove la mogliettina lo «riscopre» e fa ooooh. Panariello lo intervista: si parla della cacca e delle ninne-nanne di Cristian (ma vogliamo proteggerlo, ’sto Pupino?), di barzellette non raccontate, della galeotta “Questo piccolo grande amore”. Saluti e baci. Chissà che avrà detto Totti senior di quel capezzolo, che anche ieri sembrava sul punto di andarsene a spasso. Però almeno si è capito che l’Italia non è come l’America: qui ci si ride su, al Superbowl Janet Jackson – per un analogo colpo di tetta – si era guadagnata le fiamme dell’inferno. L’unico a preoccuparsi è Luca Toni: «Se fosse accaduto alla mia Marta?». Calma e gesso, il campionato di Sanremo è lungo. Omaggi floreali. Dopo le proteste dei floricoltori, Panariellone ripara presentandosi all’Ariston su un trattore a vela infiocchettato di ogni varietà botanica, tranne i cactus. Sigla, sbarca in teatro, monologhetto sulla par condicio. Cita Casini, Maroni, Margherita, Rosa nel pugno, Buttiglione, destra, sinistra. Fa niente, dai. Tanto non ci vede nessuno. Sarto subito. Che ci voleva? Dopo l’angoscia sui tempi non rispettati, ieri Oxa la Scalza ha aperto le danze (si fa per dire) con il suo “intagliabile” scampolo d’arte. Riadattato su misura in 3 minuti e 49 secondi, due in meno della “ghigliottina”. Tiè. La sera prima l’ex signora Pacolli era entrata in scena tesissima, praticamente con il telefonino ancora in mano, dopo due chiamate di fuoco: una con il paroliere Panella, l’altra col commercialista. Voleva garanzie. Non le ha avute, ha sforbiciato. Un pret-a-porter su un “Processo a me stessa” che sembrava pensato da Tim Burton. Panariello le dice: «Ora la tensione è passata». L’abbraccia. Si ode distintamente un crac. È il corpo di Anna. Adieu. Gli altri. In sala stampa si offrono laute ricompense a chi scoprirà la canzone copiata. Il refrain di “Solo lei mi dà” degli Sugarfree è più che sospetto. Ma nessuno ne ricorda la provenienza. Anche i giornalisti invecchiano. Più semplice trovare reminescenze del battistiano “Amarsi un po’” nel pezzo della Tatangelo o l’impianto armonico della “Marinella” di De André dentro Noa-Fava. A proposito: scan-da-lo-sa l’eliminazione di Mario Venuti, che aveva il brano più sontuoso. Fuori anche Grignani, un maudit plastificato. Un appello: riportate a casa i Ragazzi di Scampia, please. Cloniamo il Festival. Mentre si registra l’epurazione di Deasonika, Antonello e Virginio, e il primato di Simone Cristicchi, ci si chiede: come si clona una generazione di fenomeni? Si va in uno studio di registrazione e si prendono tracce di dna dei big. Basta una cicca, o il rossetto su una tazzina. Poi si ricrea la voce in laboratorio: e con i giovani si salva la discografia per altri vent’anni. O almeno ci si prova. C’è Helena Hellwig (promossa) che – fatte le dovute proporzioni – pare un calco di Giorgia, così come Monia Russo (salvata) si pensa Laura Pausini; Andrea Ori che vorrebbe tanto essere Vasco. L’unica a reggere il confronto è L’Aura: con il tempo si imparerà a non confonderla con Elisa. O a far progredire la genetica del pop italiano. Mica possiamo star qui sempre a riesumare Cocciante, e “Margherita”, e “Bella senz’anima”. Anche se esente da Iva, come spiegano i distributori del suo cd. mercoledì 1 marzo 2006





