il mito di Bob Marley divide la destra
marco | 2 marzo 2006VISTO da destra, visto da sinistra. Un mito – che se ne dica – resta sempre un mito, da qualsiasi angolazione politica venga osservato. L’ultimo caso riguarda Bob Marley, immortalato dal Secolo d’Italia con una controcopertina tutta dedicata a lui. Il reggae che non si spegne mai. Icona rock della Giamaica e dello spinello, entrambi recentemente rivalutati perfino dallo stesso leader di An, le cui dichiarazioni furono riprese da tutti i giornali. «Anch’io ho provato uno spinello. Sono stato rimbecillito per due giorni. È successo in Giamaica assieme ad alcuni amici». Confessò il vicepremier a Fabio Fazio davanti alle telecamere di Raitre mentre spiegava la nuova legge sulla droga che inasprisce le sanzioni, soprattutto per gli spacciatori. E ora il «suo» giornale rispetta la linea e osanna Bob Marley, la cui musica, secondo Il Secolo d’Italia, «soddisfaceva il bisogno di ribellione alla dittatura del capitalismo». Ma chi si ribella al capitalismo non è di sinistra? Evidentemente non sempre. Come non era di destra il poliziotto “pasoliniano” al quale tiravano i sassi a Valle Giulia. «È lui il vero proletario e noi siamo i veri borghesi» fu la frase a effetto dello scrittore, icona della sinistra. Ma sinistra e destra in più di occasione si sono scambiate le parti. Almeno per quando riguarda i miti. Pensiamo a Lucio Battisti e Giorgio Gaber. Il primo considerato di destra, ma spesso citato a sinistra. Il secondo di sinistra, rivalutato dalla destra grazie anche all’impegno della moglie Ombretta Colli, di Forza Italia ed ex presidente della Provincia di Milano. Per non parlare di John F. Kennedy. Del presidente americano assassinato tutto si può dire meno che fosse vicino alla sinistra. Eppure Walter Veltroni ne ha fatto il suo ispiratore politico, il suo mito personale. Un altro esempio bipartisan il direttore Indro Montanelli. Giornalista di destra per tutta la vita (gli hanno anche sparato), etichettato come fascista da quegli stessi militanti di sinistra che qualche anno dopo lo applaudirono nella sua campagna contro Berlusconi. Quindi non c’è da meravigliarsi più di tanto se ora Bob Marley venga considerato un mito anche a destra. Dello stesso parere tuttavia non sembrano i giovani di Azione Universitaria, i quali respingono al mittente le considerazioni sul musicista giamaicano. «Bob Marley un mito? Non per i giovani di destra». Commenta Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria (il movimento studentesco di An) che sottolinea: «Ringraziamo Il Secolo d’Italia per queste provocazioni culturali, sono fondamentali per la vitalità della destra. Ma se vogliamo giocare alla ricerca di fenomeni di costume da avvicinare al nostro mondo, piuttosto che Bob Marley, penso al buon vecchio Fonzie di Happy Days che materializzava sulla sua moto belle donne con uno schioccare di dita, dopo aver comunque lavorato duro in officina». Ed ecco spuntare un nuovo mito da politicizzare. Ma Fonzie era di destra o di sinistra? Il Tempo, giovedì 2 marzo 2006





