E' l'Italia dei caimani
marco | 24 marzo 2006DAL TEMPO
di MAURO MAZZA
PERSINO Romano Prodi non è riuscito a nascondere la sua preoccupazione. «Vedremo se sarà utile o dannoso», ha detto il Prof paventando i disastrosi effetti collaterali che “Il Caimano” potrebbe rovesciare sul centrosinistra nelle giornate decisive della campagna elettorale. Esattamente di questo si discuterà d’ora in poi: di quali conseguenze politiche provocherà quest’arma di distruzione lanciata dagli schermi e animata dalle peggiori intenzioni. La tesi più diffusa è che si tratti di bomba ad orologeria. Con il timer a scandire la migliore distanza dal 9 aprile per l’uscita del film. Con un limitatissimo numero di interviste da rilasciare. Con la gran parte dei giornali che questa mattina saluteranno comunque il film e si scioglieranno negli osanna al regista, nonostante sussurri e volti pallidi ieri pullulassero, anche tra addetti ai livori sconcertati e delusi, al termine delle anteprime di Roma e Milano. Nel merito, è facile prevedere letture metapolitiche e analisi transazionali del film. La difficoltà di trovare un attore disposto ad interpretare il personaggio Berlusconi potrebbe diventare la parabola d’una politica (e di una sinistra) prigioniera delle sue paure. Per questo il regista, nel film che sta dentro il film, è costretto a scendere in campo. A farsi egli stesso Berlusconi. Accade nell’ultimo quarto d’ora, nel gran finale che vede il Moretti-Berlusconi, condannato per corruzione dai giudici e pronto ad aizzare i suoi fedelissimi contro la magistratura “in qualsiasi modo”, molotov comprese. In questo senso, la pellicola di Moretti svela davvero un’altra Italia: impregnata di rancori e di livori; che minaccia di lasciare l’irresponsabile patria, se ancora una volta facesse vincere l’odiato Cavaliere. Dietro la macchina da presa del Caimano si manifesta un’Italia che la contrapposizione mediatica di queste settimane cerca di lasciare ai margini. È un’Italia pronta a tutto, pur di riprendersi “in qualsiasi modo” quanto gli elettori le hanno ripetutamente e democraticamente sottratto. Ecco spiegato il timore dell’effetto boomerang, come se “Il Caimano”, con le sue 400 copie distribuite capillarmente da oggi in tutta Italia, anziché preludere alla liberazione da Berlusconi ne possa quasi confortare le speranze di rimonta e di vittoria.
Il Tempo, venerdì 24 marzo 2006





