Tav, l'amianto non c'è. I veleni della campagna elettorale
marco | 24 marzo 2006CI SONO più sostanze velenose in questa campagna elettorale che tra i monti della Val di Susa, dove si dovrebbe realizzare la Tav. Prodi e Berlusconi continuano ad affrontarsi in un match che non risparmia i colpi bassi. Quasi fosse una partita tra la vita e la morte. Tutti i poteri forti sono già scesi in campo contro Berlusconi. Qualcuno cerca di non farsi tirare per la giacca. Il Cavaliere ha riportato alla luce gli scheletri del comunismo. Prodi invece cerca, barcamenandosi, di tenere unita la sua coalizione, strizzando l’occhiolino contemporaneamente alla Cgil e ai padroni, agli autonomi e alle forze dell’ordine, alla Cei e ai sostenitori dei Pacs, agli ambientalisti e alla centrale a carbone dell’Enel. È alleato con Andreotti e con Luxuria. In tutto questo calderone non poteva non passare in secondo piano l’esito del primo sondaggio compiuto dall’Arpa sulle montagne della Val di Susa, qualche mese fa sulle prime pagine dei giornali a causa degli scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Non c’è traccia, almeno per ora, del tanto temuto amianto. Il primo sondaggio dell’Arpa (l’agenzia regionale) a Mompantero ha dato esito negativo. Il pericoloso materiale era al centro del contenzioso che vedeva da una parte i valligiani e dall’altra il governo. In mezzo la Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. La protesta dei valligiani era stata appoggiata dagli ambientalisti e dai verdi (quelli del versante italiano, non i francesi favorevoli alla realizzazione). Mentre la Margherita si era subito schierata per il sì alla grande opera, «appoggiando» (le virgolette sono più che mai doverose) la decisione presa dal governo Berlusconi e dal ministro Lunardi. Per contro la Sinistra era spaccata più che mai. Con Prodi che cercava, ovviamente, di barcamenarsi. Non a caso sul programma elettorale del centrosinistra la Tav non compare. Tutti i segretari di partito della coalizione hanno firmato un accordo che non fa alcun riferimento all’alta velocità in Val di Susa. A questo punto per Prodi e Rutelli, che in più occasioni hanno ribadito che la grande opera si farà, non sarà facile convincere comunisti, ambientalisti e rifondaroli che non hanno alcuna intenzione di fare strappi al programma. Semmai gli eventuali strappi potrebbero verificarsi proprio in seno al centrosinistra. In prima fila sulla questione abbiamo trovato la presidente della Regione Piemonte, la diessina Mercedes Bresso, e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, altro democratico di sinistra. Ebbene entrambi hanno preso le distanze da chi ha strumentalizzato i No-Tav. La Bresso ha condannato chi ha cavalcato le paure, il primo cittadino del capoluogo olimpico ha dichiarato che tutti i timori sono stati montati sul nulla. Perfino Rifondazione ha parlato di strumentalizzazioni. Ma perché solo ora queste prese di posizione sono così esplicite? Si poteva evitare qualche tensione sfociata in scontri poco onorevoli. La partita però non è ancora chiusa.
Il Tempo, venerdì 24 marzo 2006





