quanti nemici per il Prof Prodi
23 04 2006CHIARIAMO subito un concetto: le elezioni non le ha vinte Prodi ma Fausto Bertinotti che ha dimostrato coi fatti di contare più di Ds e Margherita. Più di Fassino, Rutelli e lo stesso Prodi messi assieme.
Uno che ha perso è stato Massimo D’Alema, costretto a ritirare la candidatura alla presidenza della Camera, carica che riteneva un suo diritto acquisito, essendo il numero uno del partito che ha fatto da traino al successo (seppure di misura) dell’Unione. Il presidente diessino esce addirittura più sconfitto di Berlusconi, che almeno può consolarsi con la palma del vincitore morale. Con quella telefonata che non farà mai a Prodi. E col fatto che i giorni che lo separano dalla caduta del Professore non sembrano poi così numerosi.
Per contro Prodi ora dovrà guardarsi le spalle anche da D’Alema, quel nemico in più che ospiterà nella sua casa. Che gli siederà accanto. Che potrebbe pugnalarlo alla prima occasione. Quel leader che ha dovuto ingoiare un rospo grande come un dinosauro per far contento il suo irriducibile nemico, il “cardinale” Bertinotti che gli ha strappato l’investitura.
Tutto trama contro Prodi. Nonostante l’appoggio di Rifondazione, non sarà facile per il Professore governare. Finora ha dimostrato di essere più sensibile al sottobosco che a Quercia e Margherita. Se poi anche Marini non riuscirà a sedersi sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo Madama anche Rutelli verrà schiaffeggiato in pubblico. Un altro leader che si sentirà tradito. Un potenziale nemico in più. E non sempre avere molti nemici è sinonimo di tanto onore. Soprattutto se si possiede una maggioranza risicata al Senato. Forse ha ragione Berlusconi: il governo Prodi sarà una parentesi. Il Cavaliere promette che sfrutterà tutti i regolamenti parlamentari per impedire scempi delle riforme varate dal suo esecutivo. Ha già pronto il piano di guerra. Dichiara di avere in mano la maggioranza al Senato, di far saltare la nomina di Marini e di dimostrare a Ciampi e agli italiani che Prodi non è in grado di governare.
Il complotto è già nell’aria. Prodi come Giulio Cesare rischia di essere pugnalato al Senato. Sono già tanti a volere il ruolo di Bruto.
articolo di fondo in prima pagina, Il Tempo sabato 22 aprile 2006



















