Calciopoli: il pugno di ferro per aprire la mano
marco | 5 luglio 2006È TALMENTE pesante la stangata chiesta dal procuratore Palazzi che – a nostro giudizio – difficilmente verrà confermata in toto dai giudici della Caf. Tuttavia Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan non devono illudersi: le condanne ci saranno. Eccome se ci saranno. Ascoltando la requisitoria di Palazzi la prima impressione che abbiamo avuto è che si è voluto calcare la mano di proposito, per poi dopo il dibattimento allentare le manette ai polsi dei condannati a morte. Del resto le sanzioni richieste vanno ben oltre la mano pesante: Juve in serie C, senza scudetti e penalizzata di 6 punti, Fiorentina e Lazio in B con 15 punti in meno al via e Milan in B con 3 punti di penalizzazione, nonostante per la società rossonera non ci sia la responsabilità diretta, come per le altre tre squadre. Nelle richieste di Palazzi c’è una logica, quella della classifica per illeciti che vede giustamente la Juve come la società da punire maggiormente e il Milan con la sanzione più «leggera». In mezzo al guado Fiorentina e Lazio. Se la società bianconera riuscirà a evitare la C – e magari finire in B con 15 punti di penalizzazione – Lazio e Fiorentina potrebbero vedersi trasformare la condanna o nella sola retrocessione tra i cadetti oppure nella permanenza nella massima serie ma con 15 punti di penalizzazione. Con conseguente esclusione dalle Coppe. Per quanto riguarda il Milan è difficile pensare a una retrocessione in B senza la responsabilità diretta, pertanto i rossoneri potrebbero restare in A ma con una penalizzazione di svariati punti (e l’esclusione dalla Champions). L’importante è chiarire se i punti vanno tolti al campionato concluso o al prossimo.
Tuttavia va detto che per i singoli non si è usata la stessa logica. Moggi e Giraudo sono stati considerati alla pari di Lotito e Della Valle. È un po’ come trattare padrini e picciotti alla stessa maniera.
L’ultima considerazione la dedichiamo a Giraudo che ha voluto aggiungere l’ennesima perla al suo stile inconfondibile, ben diverso dalla classe degli Agnelli (per fortuna ereditata dagli attuali rampolli di famiglia). L’ex ad della Juve ha cercato di coinvolgere la Roma nel calderone che sta cuocendo il brodo della vergogna. Il tutto mentre Capello riscappa di nuovo. Questa volta per Madrid. In fondo anche lui ha perso due scudetti. L’ultimo buono l’ha vinto con la Roma.
Il Tempo, mercoledì 5 luglio 2006





