Marco Castoro

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Intervista al prefetto di Roma, Achille Serra

marco | 5 agosto 2006

uscita sul Tempo il 5 agosto 2006PREFETTO Serra, esattamente un anno fa il sindaco Veltroni ci disse che rinunciava alle vacanze per stare vicino ai romani minacciati dalla paura di attentati terroristici. Quest’anno si può stare più tranquilli o esistono sempre tali minacce?

Premetto che io quindici giorni di vacanza me li concedo, come è giusto che se li concedano i romani, tuttavia va detto che lo stato di allerta esiste sempre. Il fenomeno non va trascurato, va continuamente monitorato. I cittadini sospetti vanno sempre segnalati alle forze di polizia, le esercitazioni e le riunioni non si possono interrompere. Guai ad abbassare il livello di guardia, anche se va detto che i romani debbono vivere la loro vita senza sconvolgimenti.

Agosto 2003-Agosto 2006, tre anni da prefetto nella sua città…

Sono molto soddisfatto. Ogni giorno ricevo tanti attestati di affetto e di stima. Penso di essere riuscito ad avvicinare un po’ di più la gente alle istituzioni. Sono stati tre anni di grandi eventi, con risposte straordinarie della città e dei romani. I funerali di Giovanni Paolo II, la visita di Bush, la Costituzione europea e la conferenza sul Libano sono solo i primi appuntamenti che mi vengono in mente.

Ma a Roma non ci sono solo i grandi eventi, ma anche 2000 manifestazioni l’anno…

Scusate se è poco. Abbiamo portato a casa dei risultati eccezionali. Mai un incidente, solo qualche scaramuccia, direi fisiologica. Il segreto sta nel dialogo con le parti e nella squadra che si è creata tra Prefettura, vertici delle forze dell’ordine, sindaco, presidente della Provincia e presidente della Regione. Frutto di contatti e consultazioni quotidiani. Roma, se paragonata alle altri grandi capitali mondiali, è una delle metropoli più sicure. E non è finita…

Cos’altro c’è da fare?

Bisogna lavorare molto sulle periferie. Prestando un’attenzione particolare all’illuminazione e alla ricerca di punti di aggregazione per i giovani. Altrimenti vanno tutti a Campo de’ Fiori o Trastevere. È fondamentale far vivere le strade e le piazze delle periferie.

Torniamo alle manifestazioni in centro. Non sono troppe?

Premetto che viviamo in un Paese democratico che concede sacrosanti diritti di manifestare, fermo restando i problemi di ordine pubblico. In prima persona mi sono battuto per spostare alcuni percorsi dei cortei, per allontanarli da un punto nevralgico della città come piazza Venezia. Abbiamo pure firmato un protocollo d’intesa coi partiti e coi sindacati, al quale purtroppo non hanno aderito cobas e autonomi. Capisco che la piazza rappresenta una forma di visibilità che non ha eguali, tuttavia pensiamo pure ai lavoratori che restano per ore imprigionati su un autobus.

Coi tassisti la situazione poteva anche sfuggire di mano…

A parte il disagio sconcertante che si è venuto a creare per la città, ci siamo trovati davanti anche a un problema di ordine pubblico. Personalmente ho parlato coi capi rioni dello sciopero selvaggio per almeno garantire un corridoio sanitario per far passare le ambulanze. Di alternative al dialogo in verità ce n’erano poche. Non potevamo picchiarli e nemmeno sarebbe stato strategico precettarli. Si stava davanti a uno sciopero nazionale e in più con un tavolo di governo aperto. Pensiamo a che cosa sarebbe potuto accadere se un tassista avesse subìto uno sgraffio?

Sono più pericolosi i lavoratori disperati, le tifoserie in fermento o gli anarchici?

Di sicuro quei teppisti che è sbagliato chiamare tifosi in quanto minoranze che vivono di scontri con la polizia dovuti a problemi ideologici, frustazioni personali e ai ricatti che fanno alle società. A riguardo va elogiato il comportamento di Roma e Lazio.

E che dire di antagonisti, disobbedienti e autonomi?

Mi dicono le forze dell’ordine che rifuggono da ogni tipo di dialogo. Ma io non mi arrendo. Anche gli sgomberi li stiamo facendo con gradualità per non provocare reazioni. Bisogna conciliare i diritti dei padroni di casa con l’ordine pubblico che resta il primo obiettivo. Tuttavia le occupazioni nascondono il problema della casa.

Un problema davvero serio…

Il più importante da risolvere. Oggi a Roma ci sono 5000 occupanti, 4-5 mila famiglie sotto sfratto, 20 mila persone, 2-3 mila che dormono a cielo aperto. Per far fronte a questa situazione di emergenza è necessario l’impegno di tutti: governo, enti locali, prefettura. Bisogna agevolare i cittadini, costruire più case accessibili e recuperare tante strutture pubbliche e private lasciate all’abbandono, delle quali i proprietari si ricordano solo quando vengono occupate.

Torniamo alle masse in fermento, che cosa ricorda di quel derby interrotto?

Mi ha fatto molto riflettere il fatto che un prefetto conosciuto come me e un questore stimato come Cavaliere non siano riusciti a convincere la gente che quanto messo in giro da quei quattro mascalzoni, i quali dopo 48 ore erano già usciti di galera, fosse una bufala colossale. La psicologia della massa può risultare un passaparola devastante. Senza pensare poi al lato più pericoloso della questione: ci potevano scappare tanti morti.

A proposito di gente che esce prematuramente di galera, cosa pensa dell’indulto?

Non entro nel merito della decisione del governo. Ho solo rispettato le consegne ricevute dal sottosegretario.

Ma non si è un po’ esagerato con tanta assistenza…

Noi abbiamo coordinato l’attività di sostegno. Del resto c’erano anche mamme, malati e nullatenenti. Inoltre abbiamo potenziato il presidio sul territorio, tenendo particolarmente d’occhio le case vuote, per via delle ferie, gli istituti bancari. Questi erano i nostri compiti e li abbiamo rispettati.

Prefetto, che cosa farà da grande?

Quando vado nei licei auguro ai ragazzi di potersi divertire lavorando. Un po’ come me. Alla sera si va a letto stravolti dalla stanchezza, ma soddisfatti. Il mio prossimo incarico? Sarà il governo a decidere. E io con questo esecutivo ho un ottimo rapporto.

Il Tempo, 5 agosto 2006

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