50 anni fa cominciava la grande favola di Pelè
marco | 8 agosto 2006DALL’ANSA
di OLIVIERO PLUVIANO
ESATTAMENTE 50 anni fa Pelè all’età di 15 anni entrava nel Santos iniziando la fantastica parabola del più grande calciatore di ogni tempo. Era l’8 agosto del 1956, e Pelè calpestava per la prima volta il prato della Villa Belmiro, sede del Santos Futebol Clube, proveniente dal Baurù, sconosciuta squadra di una città dell’interno a 400 chilometri da San Paolo, dove aveva già fatto vedere cose strepitose. «Tutto è cominciato un giorno prima a Baurù – racconta Edson Arantes do Nascimento in un’intervista da New York al quotidiano brasiliano O Estado de S.Paulo – Mi ricordo come se fosse oggi. Stavo ascoltando dietro la porta un colloquio tra mio padre Dondinho, Waldemar de Brito, la persona che mi scoprì nel Baurù, il presidente del Santos, Athiè Jorge Cury, e mia madre Celeste. Mio padre e Waldemar volevano portarmi a Santos. Mia madre no. Diceva che io dovevo studiare se no sarei finito come mio padre, un ex giocatore» Pelè ricorda che anche lui era indeciso sul da farsi. Da una parte desiderava andare al Santos, che era già una delle maggiori squadre brasiliane, ma restare a Baurù aveva i suoi vantaggi: «Io mi ero innamorato per la prima volta. La mia ragazza si chiamava Neuzinha ed era di origine giapponese. Non volevo lasciarla». Ma alla fine il padre ebbe la meglio, e sua madre, sebbene controvoglia, lo lasciò partire. «Ma venne fuori un altro problema – se la ride Pelè – Non avevo dei calzoni lunghi per viaggiare. Usavo solamente calzoni corti e al massimo una specie di bermuda. Ma mia madre trovò una sarta che da un giorno all’altro mi cucì un vestito». Il giorno seguente, l’8 agosto del ’56, Pelè viaggiò in treno fino a San Paolo e da qui in pullman per Santos. E ricorda il suo impatto col mare che vedeva per la prima volta: «Ho visto il mare di fronte a me e diventai matto dalla gioia. Sono entrato in acqua con scarpe e tutto per verificare se l’acqua era davvero salata. Lo era». Pepe, a quel tempo l’ala sinistra del Santos, si ricorda perfettamente di lui. «Ero uscito dallo stadio di Villa Belmiro quando apparve un negretto con un vestito blu. Era mezzo timido, con un giornale in tasca. Era lui» Waldemar, che lo aveva accompagnato col padre, tentò subito di presentarlo all’allenatore che in quel tempo si chiamava Lula. «Lula mi guardò e disse: non può giocare perchè è molto magro». Ma Waldemar insistette tanto che alla fine Lula accettò di provarlo. «Presi tre palloni – prosegue l’intervista a Pelè- Con uno di questi feci un dribbling secco a Formiga, che era già della nazionale. Questo impressionò molto Lula. Mi sentivo bene in mezzo a loro. Erano persone molto buone e il clima fra i giocatori era di grande amicizia». Pelè dormiva in una cuccetta nello stadio di Villa Belmiro. A due mesi dal suo arrivo, però, un rigore mancato nella finale giovanile contro il Jabaquara per poco non rovinava tutto. «Io ho provato molta vergogna, da non sapere dove sbattere la testa – ricorda Pelè – Durante la notte decisi di tornare a Baurù e di desistere dal calcio. Ma il giorno dopo, un cuoco della società che si chiamava Sabuzinho mi convinse a restare». Vasconcelos, un attaccante titolare, si fece male, aprendo uno spazio per la giovanissima rivelazione. «Nelle prime partite è arrivato con tutta la forza – ricorda Formiga che oggi ha 76 anni – segnava due gol ogni partita. Bene, da quel giorno tutti sanno la storia di Pelè». «Questo mi riporta ai migliori ricordi della mia vita – conclude Pelè – Da allora devo solo ringraziare Dio per tutto quanto mi ha dato il calcio. A volte, quando sono a Santos con mia madre Celeste che oggi ha 81 anni, le domando: allora mamma tu pensi ancora che feci male a lasciare gli studi a Baurù per seguire il calcio?». Pelè ha segnato 1.091 volte per il Santos dei 1.281 gol della sua carriera. Col Santos è stato 6 volte campione brasiliano, 10 volte campione paulista, e ha vinto 2 titoli della Coppa Libertadores e altrettanti del mondiale interclub. Al Santos Pelè è restato ininterrottamente per 6.662 giorni. Il Baurù non esiste più dai primi anni settanta. In questi giorni lo stadio che vide i primi passi di Pelè è stato venduto ad una ditta che vorrebbe trasformarlo in supermercato. Ma un vecchio socio del Baurù ha impugnato davanti ai giudici il contratto, per ossequio al «rei».
ANSA





