Marco Castoro

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Rai, sotto attacco l'unica rete della Cdl

marco | 17 ottobre 2006

FATTA la legge, ecco l’inganno. O meglio fatto il disegno di legge Gentiloni, già si cerca di influenzare il dibattito parlamentare. Quale sarà la rete Rai che andrà per prima sul digitale in compagnia di Retequattro di Mediaset? Verrebbe da dire Raitre, l’ultima arrivata. Invece no, la risposta non è poi così scontata come potrebbe sembrare. Da sinistra si è già alzato il vento che soffia in favore dell’ex TeleKabul e che spinge RaiDue dentro il decoder. RaiTre è l’emittente di viale Mazzini che più fa servizio pubblico – si dice a sinistra, anche tra alcuni consiglieri del cda – quindi non si può pensare a un taglio così drastico nei confronti degli utenti. E poi ci sono i telegiornali regionali, come si fa a togliere certi servizi cittadini? In verità basterebbe spostare su un’altra rete i notiziari della Tgr. Ma a sinistra le idee le hanno ben chiare: la rete che deve trasferirsi per prima sul digitale non può che essere RaiDue. L’unica rete – che coincidenza! – assegnata alla Cdl. Con tanto di direzione di rete e di tg di appartenenza al centrodestra. Un altro smacco dopo la controriforma voluta dal governo su temi importanti come giustizia, legge Gasparri e riforma fiscale di Tremonti. In pochi mesi il centrodestra si sta vedendo cancellato quanto fatto in una legislatura. Una sconfitta di misura alle urne che si è trasformata in una disfatta che assume ogni giorno di più proporzioni bibliche. Pensate quanto Berlusconi possa maledire quei 24 mila voti che hanno dato il potere al governo Prodi. Tasse, giustizia e tv: più che una sfida sembra un regolamento di conti. Ma tornando alla Rai va detto che anche nelle file del centrodestra c’è stato chi ha esternato proposte, a dir poco approssimative, o meglio che assomigliano più a proclami elettorali che a concrete soluzioni. Tipo quella lanciata da Casini sulla privatizzazione di RaiUno che ha scatenato un fiume di reazioni. Cominciando da quella di Carlo Rognoni, membro del cda: «Che Casini sappia far politica non ci piove. E la sua uscita sulla privatizzazione di Raiuno si presta a una lettura solo ed esclusivamente politica. Serve a mandare due messaggi, uno alla sua parte e uno all’Unione. Ai suoi alleati della Cdl dice: non sono un cane da guardia degli interessi di Mediaset. A quelli dell’Unione invece suggerisce di vendere una rete della Rai per mettere in campo un terzo broadcaster in grado di allargare il mercato, spezzare il duopolio e far male a Mediaset». Ma nel centrodestra c’è anche chi getta acqua sulle prime fiamme divampate dopo che la miccia è stata accesa. «Calma, non corriamo e soprattutto non cediamo alle provocazioni», spiega Maurizio Gasparri di An che però aggiunge: «Stiamo parlando di questioni molto lontane. Ne deve passare di tempo prima di vedere delle reti sul digitale. Ci vorrà minimo un anno affinché il disegno di legge arrivi in Parlamento e poi, ammesso che diventi legge, devono passare altri 15 mesi dopo l’approvazione». Anche il componente di An del cda di viale Mazzini la pensa come Gasparri. «Stiamo davanti a una polemica sterile e speciosa – commenta Gennaro Malgeri – che non porta da nessuna parte. Io non voglio partecipare a una discussione impropria, fuori luogo e prematura: ma come si fa a parlare quando non si conoscono nemmeno i termini della questione?». Ancora una volta dunque in Italia la politica mette le mani avanti. Ma il governo se le lava. «Quale rete mandare sul digitale? Non è un problema nostro, è un problema della Rai». Lo ha detto il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, durante Porta a porta. Certo che se – dopo aver dato una botta a Berlusconi e a Mediaset – al centrosinistra riuscisse il colpaccio di mandare RaiDue sul digitale avrebbe fatto bingo. Con il controllo totale dell’informazione e con l’unica rete dell’opposizione rinchiusa in un decoder. Tuttavia l’impressione generale è che si stia parlando del sesso degli angeli. Di una questione che ricorda molto la quotazione in borsa della Rai. Per il momento l’unica notizia sicura è l’aumento del canone fin dal prossimo anno. Per ora si tratta di un adeguamento, ma se in futuro si ridurrà drasticamente la pubblicità dove si prenderanno i soldi?

Il Tempo, martedì 17 ottobre 2006

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