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Landolfi: "Cancelliamo l'Isola dei Famosi"

marco | 20 ottobre 2006

uscita sul Tempo il 20 ottobre 2006PRESIDENTE LANDOLFI, non pensa che la Commissione Vigilanza debba scendere in campo a tutela del telespettatore che paga il canone e che, suo malgrado, è costretto a sorbirsi programmi di pessima qualità?

«Come ha riconosciuto anche il presidente Petruccioli in alcuni programmi Rai esiste un serio problema di qualità. L’ultimo caso, la bestemmia in diretta tv, nè è la riprova. L’ennesimo esempio di pessima offerta televisiva. Tuttavia a mio giudizio non andava espulso Ceccherini, semmai occorre espellere l’Isola dei Famosi dalla programmazione Rai. Un reality che trasmette a chi lo guarda solo indecenza e demenza. Questo tipo di reality va tagliato dai palinsesti della tv di Stato. Sostituito con programmi di intrattenimento e di divertimento».

Che cos’altro di importante andrebbe rivisto nei palinsesti?

«Non tocca a me fare i palinsesti. So che la Rai deve rivedere la propria offerta. L’abbonato va tutelato. Anche per quanto riguarda il rispetto degli orari di inizio delle trasmissioni. La seconda serata non si sa più a che ora inizia. Ricordiamoci che la gente che guarda la tv la sera, la mattina dopo si deve alzare per andare a lavorare. Quindi ci vuole più rispetto. Perciò la Rai, d’intesa con Mediaset e con La7, ritengo debba cercare di far rispettare di più gli orari dei palinsesti».

Che dire dei telegiornali Rai? Dai dati dell’Osservatorio di Pavia sembrano più faziosi del passato. Non le sembra?

«Anche qui è un problema di qualità sui contenuti. Più che i dati sui minuti concessi alle forze politiche, da esponente della Vigilanza mi colpisce di più da come vengono affrontati i servizi sugli argomenti politici. I loro contenuti».

Facciamo un esempio.

«Come è stata trattata dai telegiornali la lotta all’evasione fiscale. Si è sposato la tesi estremista di Visco, alimentando la caccia alle streghe senza realizzare un’inchiesta degna di tale nome che serva a spiegare le cause del fenomeno».

E sulla Finanziaria com’è andata?

«È stata data voce a tutti. Ai partiti, alla confindustria, ai sindacati».

Cambierebbe qualcosa nei tg?

«Ci sono troppi lampi di faziosità, come anche nelle reti. Spesso anche dietro la presentazione di un libro non si rispetta il pluralismo».

Bruno Vespa ha minacciato di andarsene dalla Rai se Porta a Porta dovesse subire qualche taglio. Non è che ci sia all’orizzonte qualche tipo di vendetta?

«Settori della maggioranza già più volte hanno dato l’impressione di voler sterilizzare Porta a Porta. Ridurla. La trasmissione fa ascolti e non ha mai dato problemi. Ha sempre rispettato il pluralismo dell’informazione, fin dagli ospiti. Quindi non condivido questo pregiudizio negativo verso Porta a Porta e il suo conduttore. Dicendo queste cose sono sicuro di non fare un piacere a Vespa, ma dico quello che penso».

Si parla di ridurre la pubblicità sulle reti Rai. Ma non si rischia di far lievitare troppo il canone?

«L’adeguamento del canone sembra già deciso dal ministro Gentiloni. Ma il problema vero è un altro: la Rai si deve riaccreditare. Oltre alle sacche di evasione tradizionali, c’è anche chi non paga il canone perché non si sente rappresentato dal servizio pubblico. La Rai non deve essere né matrigna né madre comprensiva. Tuttavia non è assolutamente giusto che si aumenti il canone per farlo pagare sempre agli stessi».

Cosa pensa della riforma Gentiloni?

«È sbagliata. Guarda troppo al passato. In realtà si finge di correre verso il digitale terrestre al solo scopo di togliere una rete ciascuna a Rai e Mediaset per fare spazio sull’analogico a nuovi imprenditori. A mio avviso comunque la riforma Gentiloni ha poche possibilità di vedere la luce in quanto monca. Non la ritengo strategica. Il testo sembra essere stato scritto dieci anni fa, non tiene conto dell’innovazione tecnologica, del mercato, di Sky, Telecom, Tiscali, Fastweb. Di tv-fonini e internet».

E’ favorevole alla privatizzazione di RaiUno?

«No. È una strada non praticabile. Sarebbe come non avere più un servizio pubblico».

Il governo Prodi scricchiola. Ce la farà a portare a termine il mandato?

«Con le ultime bocciature sulla Finanziaria da parte delle agenzie di rating il suo futuro è segnato. Si è chiuso il coperchio. Il grande imbroglio del suo fumoso programma non regge più nemmeno all’interno del centrosinistra».

Arriverà un cambio in corsa? Come accadde l’altra volta con D’Alema?

«Questa volta non ci saranno soccorsi da parte del centrodestra».

Ma il soccorso non potrebbe arrivare da Casini?

«No. Non fantastichiamo. Intanto facciamo cadere Prodi poi vedremo come attraversare il ponte».

Partito unico. Chi arriverà primo?

«Non conta chi alla fine arrivi per primo. Nel bipolarismo c’è un rapporto speculare tra i Poli. Quello che succede da una parte si rispecchia nell’altra. Sicuramente quando arriverà uno, subito dopo arriverà anche l’altro».

Entriamo nella Casa delle Libertà. C’è molto fermento.

«E meno male che c’è fermento. Guai se non ci fosse. Va dato atto ad An di aver contribuito con il suo documento a far uscire la coalizione dallo stucchevole dibattito sulla leadership».

Ma lei che cosa pensa quando Casini e Berlusconi si mandano quelle frecciatine poco amorose a distanza? Sembrano le liti tra marito e moglie?

«Ogni tanto se ne dicono quattro. Ma alla fine fanno pace e non divorziano».

I divorzi li vedremo all’interno di Alleanza Nazionale? Storace lascerà il partito?

«Storace è uno dei fondatori di An. Chi lo conosce sa che è il primo a escludere un’ipotesi del genere. È in atto un confronto, non una diaspora. Il partito è impegnato in un percorso nuovo. È giusto che se ne discuta. Questo confronto non porterà a nessuno strappo».

Il Tempo, venerdì 20 ottobre 2006

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Interviste, televisione
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