Marco Castoro

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Tra 40 anni l’Italia dovrà fare i conti con la carenza d’acqua

marco | 7 gennaio 2007

SE il presente ci riserva guerre e attentati, smottamenti e tsunami, povertà e siccità, infezioni e virus sconosciuti, il futuro si annuncia assai più terribile. Devastante. Stando agli esperti i nostri figli e nipoti dovranno vedersela con calamità bibliche causate dal surriscaldamento del pianeta. Le temperature miti di questo inverno ci devono far capire di quanto il clima terrestre sia stato sconvolto dall’effetto serra. Non dobbiamo affatto compiacerci se primule, mimose e mandorli sono già in fiore. Se sembra già arrivata la primavera. Se ci sono le arachidi in pianura padana e se gli olivi ora crescono a ridosso delle Alpi. Il fenomeno è preoccupante. È un campanello d’allarme: il pianeta ci sta avvisando. La neve sulle montagne è ormai un ricordo. Senza i cannoni artificiali oggi non ci sarebbe nessun impianto sciistico aperto. I maglioni pesanti sono finiti in soffitta. Ormai da anni saltano il turno del cambio di stagione. Pullover, camicia e giubbotto ti bastano per affrontare tutto l’inverno. Anche i giorni più freddi. Con sciarpa e cappello si suda e si rischia di prendere l’influenza. Ma quello che l’umanità rischia da qui a cent’anni secondo gli esperti è qualcosa che assomiglia molto più alla fine di un’era che a delle semplici previsioni catastrofiche. Il riscaldamento globale della Terra potrebbe costare all’Europa migliaia di vite e miliardi di euro entro i prossimi 70 anni. Il rapporto dell’Unione europea è inquietante. Impietoso. Micidiale. L’effetto serra – ammonisce Bruxelles – andrà avanti con passi da gigante. Ad avere la peggio secondo il rapporto sarà proprio l’area mediterranea. Italia compresa. Per noi e la Spagna si prevedono gran caldo, siccità, incendi, desertificazione, colture depresse e inondazioni. Il Nord Europa invece avrebbe un clima più mite e un’agricoltura più generosa. Sulla base dello studio ambientale, elaborato con sistemi satellitari, si evidenziano due scenari possibili, entrambi da incubo. Con l’innalzamento della temperatura di 2,2 gradi o di 3 gradi e oltre 11 mila persone che potrebbero morire ogni anno solo a causa del caldo. Per non parlare del devastante effetto che il surriscaldamento del pianeta provocherebbe sui ghiacciai. Quelli svizzeri tra cent’anni saranno scomparsi quasi completamente. Con conseguenze drammatiche per le popolazioni, alle prese con i problemi idrogeologici dovute a piene di fiumi e rocce che si sgretolano. Ma quello che più suona come un nuovo Big Bang è lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide, previsto tra un secolo. Un evento che provocherebbe l’innalzamento dei mari di oltre sei metri. Così com’era 130 mila anni fa. Del resto è cronaca di questi giorni che i ghiacciai della Groenlandia sono in movimento. Lastre di ghiaccio che si sciolgono all’interno di una superficie che è sette volte l’Italia. E non è una novità: ogni anno il disgelo cresce. In 365 giorni si perdono oltre 250 km cubici di ghiaccio. Il tutto per la continua crescita delle temperature (in Groenlandia è salita di 3 gradi centigradi). Anche i ghiacciai del Monte Bianco negli ultimi tempi si sono ritirati di 25-30 metri. Si prevedono scenari apocalittici: nel 2100 New York, Londra e Venezia saranno sommerse dalle acque. Il Pantheon a Roma sarà una spiaggia. Così come la Torre di Pisa. Cominciamo a pensarci seriamente.

Il Tempo, domenica 7 gennaio 2007

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