L’effetto serra si combatte con gli incentivi
marco | 8 gennaio 2007Governi e cittadini non possono perdere altro tempo. Ma i soldi non ci sono. Tocca all’Europa
OGNUNO di noi può fare qualcosa contro l’effetto serra. Anzi, deve fare qualcosa. E al più presto. I campanelli di allarme che stanno suonando da più parti nel pianeta mettono fortemente a rischio il futuro dell’umanità. Anche quello dei nostri figli e nipoti. Non possiamo far finta di nulla per poi lasciarli eredi di una catastrofe. Il surriscaldamento del pianeta non solo sta cambiando il clima, ma presto sconvolgerà gli equilibri di uomini, animali, oceani e corsi d’acqua. Il caldo fa soffrire tutta la natura. I ghiacciai si sciolgono, gli orsi non vanno più in letargo e quindi diventano nervosi, gli uccelli migratori non trovano più le rotte per i loro spostamenti. I mari s’innalzano. Gli unici che prolificano sono gli odiati insetti. Tanto per fare un esempio le zanzare ci sono tutto l’anno. Provate a immaginare che tipo di scenario ci aspetta in futuro. Con Italia e Spagna destinate a diventare terre aride come i deserti, dal clima africano e senza agricoltura. E con il mar Baltico – che secondo l’Ue – diventerà la nuova Rimini (scioglimento dei ghiacciai permettendo). Ecco perché non possiamo perdere altro tempo. Ogni grado in più sul pianeta ci avvicina a scenari apocalittici. Ognuno può e deve fare la sua parte. Tanto per cominciare ciascuno di noi deve cercare di risparmiare energia e di inquinare di meno. Gli elettrodomestici, ad esempio. Quelli datati di qualche anno sono nocivi. Ci sono i nuovi che risparmiano molta energia. Quelli contrassegnati con il più (+). Ma quanto costa rinnovare tutto il parco degli elettrodomestici? Una tombola. E di questi tempi in pochi possono permetterselo. Perfino a rate, visto che ogni famiglia si è indebitata per anni tra mutui, computer, automobile ed enciclopedie per i figli. Quindi diventa necessario l’intervento dei governi. Incentivi per l’acquisto di nuovi elettrodomestici diventano fondamentali. Per le famiglie e per il pianeta. Vediamo se l’Europa, che finalmente è scesa in campo sull’ambiente, invece di pensare ai flussi turistici che si sposteranno dalla Sardegna al Baltico, si preoccuperà anche di finanziare iniziative per abbattere le emissioni e far risparmiare i consumi. A parte gli elettrodomestici, le auto e i termosifoni c’è da pensare in maniera seria alle energie alternative: dal nucleare all’eolico, al fotovoltaico. Il tramonto del petrolio, la scarsità energetica e l’effetto serra impongono a tutti un radicale cambio di rotta nelle politiche energetiche. Jeremy Rifkin nel libro Economia dell’idrogeno, intravede proprio nell’idrogeno l’energia del 21° secolo. L’autore nel suo saggio analizza i risvolti sociali e politici di questa rivoluzione ed evidenzia il processo di maggiore equità nella distribuzione mondiale della ricchezza. In pratica afferma che l’idrogeno può essere prodotto e distribuito presso ogni paese e senza concentrazioni, uscendo per sempre dalle logiche geopolitiche che hanno contrapposto per anni popoli e nazioni. Quante superpotenze sarebbero disposte a rimescolare le carte? E quanti cittadini sarebbero pronti a cambiale radicalmente vita, contenendo gli sprechi e rinunciando al superfluo? Siamo disposti a farlo, a partire da oggi?
Il Tempo, lunedì 8 gennaio 2007





