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Sos terra. La speranza viene dal vento e dal sole

marco | 26 gennaio 2007

DA PANORAMA

di PINO BUONGIORNO

La costante immissione di anidride carbonica nell’atmosfera rischia di uccidere il pianeta. Bisogna dunque consumare sempre meno combustibili fossili, sostituendoli con fonti pulite. Se ne rendono conto, ormai, anche i più strenui avversari di Kyoto. E le multinazionali dell’energia hanno deciso di investire in questo settore, che promette di essere assai redditizio. Si guadano i fiumiciattoli, ci si inerpica fra i cactus giganti, si superano gli ultimi villaggi degli indios Licantani e si sale fino a 4.200 metri, sulle Ande del nord del Cile. Lo spettacolo, all’alba, toglie il fiato. Questo campo di 80 geyser è il maggiore dell’emisfero sud e il terzo al mondo. Qui i geologi dell’Enel e gli scienziati cileni dell’Università di Antofagasta stanno effettuando le prime esplorazioni in profondità per convogliare il calore della Terra in centrali geotermiche, che darebbero l’elettricità alla regione mineraria e industriale più redditizia del Cile. E allora si può cominciare a sperare: il pianeta Terra è in grado di salvarsi, grazie alle sue forze naturali, dalla distruzione progressiva provocata dagli uomini. Poi, si vola verso il Pacifico, a Valparaiso, si sale a bordo dell’Adriatica, la barca a vela ultratecnologica appena approdata dalle Isole Galapagos, e ci si rincuora nonostante gli ultimi dati catastrofici degli organismi internazionali: 400 mila litri di benzina sono consumati nel mondo ogni secondo e ben 25 miliardi di tonnellate di gas serra vengono ogni anno rilasciate nella biosfera (500 milioni di tonnellate solo in Italia). I «velisti per caso» Syusy Blady e Patrizio Roversi, assieme a decine di professori universitari, ricercatori e studenti di geologia, genetica, biologia e fisica, stanno conducendo un esperimento senza precedenti. A quasi 200 anni dall’impresa del naturalista inglese Charles Darwin, l’Adriatica, sulla rotta inversa, dalle Galapagos a Salvador de Bahia, si trasforma in un laboratorio di ricerche avanzate per studiare se la Terra segue le stesse leggi evolutive dei suoi abitanti e soprattutto quali cambiamenti climatici stanno sconvolgendo la nostra vita. Per completare la sua missione, la barca ha installato a bordo un impianto, progettato dall’Enel, che la rende autosufficiente con le sole energie rinnovabili: due aerogeneratori, una turbina idraulica marina, due pannelli fotovoltaici, un motore alimentato a biocombustibile e un generatore a idrogeno. Risultato: in sei mesi di viaggio verranno risparmiati ben mille litri di gasolio e saranno scongiurate le emissioni di 3 tonnellate di anidride carbonica (CO2). Finalmente qualcosa si muove. Mentre il pianeta si avvelena e si riscalda sconvolgendo le stagioni, ecco che l’emergenza energia diventa la nuova priorità dei governi, delle grandi e piccole industrie, delle opinioni pubbliche. «La politica energetica è diventata alta politica» riassume efficacemente Daniel Yergin, una delle maggiori autorità mondiali del settore. La commissione dell’Unione Europea ha varato un nuovo piano per aumentare la quota di energie rinnovabili e alternative ai fossili (petrolio, gas e carbone) nella produzione di energia elettrica (dal 15 al 20 per cento). Lo stesso George W. Bush, il petroliere per eccellenza, che non ha mai voluto ratificare il protocollo di Kyoto, è costretto a una tardiva conversione ambientalista presentando nel suo sesto discorso sullo stato dell’Unione (23 gennaio) una complessa iniziativa per tagliare del 20 per cento i consumi di benzina nei prossimi dieci anni, per lo più a favore dell’etanolo. Il presidente americano ha inoltre legato la difesa dell’ambiente allo sviluppo economico nonché alla sicurezza nazionale. Ancor prima di Bush, aveva anticipato il trend ecologista Arnold Schwarzenegger: nello scorso agosto il governatore della California ha fatto approvare una legge che impegna il più popoloso stato Usa a ridurre del 25 per cento entro il 2020 l’intensità dei gas serra emessi nell’atmosfera. Negli stessi mesi ha spopolato nei cinema americani il film-documentario An Inconvenient Truth firmato dal redivivo ex vicepresidente americano Al Gore, che ha raccontato con una straordinaria forza visiva e narrativa la storia dell’impatto dei cambiamenti climatici sull’umanità. Tecnici dell’Enel mentre effettuano le esplorazioni nei geyser cileni sulle ande a 4.200 metri di quota. Qui sorgeranno gli impianti geotermici La svolta verde ha avuto infine l’imprimatur più solenne a Davos, dal 23 al 28 gennaio. Dopo aver registrato per primo la rivoluzione di internet e la carica dirompente dei nuovi colossi (India e Cina), il World economic forum ha messo l’energia pulita in testa all’agenda dei 2.500 partecipanti. «Trattiamo in maniera insostenibile la nostra biosfera» ha ammonito Klaus Schwab, il fondatore del forum di Davos, dando una sferzata ai suoi ospiti. «Quantità sempre più elevate di anidride carbonica vengono emesse nell’atmosfera. L’acqua comincia a scarseggiare e assistiamo a una progressiva desertificazione e deforestazione. Questi danni ambientali colpiscono tutti i paesi del globo, senza parlare delle sfide e delle tensioni che provocano, sul piano sociale, a causa dello sfruttamento e della diminuzione rapida delle risorse». Insomma, siamo agli albori di una nuova rivoluzione industriale e tecnologica che ha profonde implicazioni nel mondo delle imprese, ma anche negli usi e nelle abitudini di tutti noi. La parola magica è efficienza: cioè si possono ottenere gli stessi e anche migliori risultati con una frazione dell’energia usata. Secondo gli studi dell’Agenzia internazionale per l’energia, che ha sede a Parigi, ogni dollaro investito nell’efficienza genera oltre 4 dollari di risparmi. Ecco perché le multinazionali e le principali compagnie energetiche del mondo si sono lanciate per prime nel business delle tecnologie verdi: oggi possono fare la differenza per uno sviluppo sostenibile, ma anche per realizzare nuovi, più proficui affari. Sempre secondo l’Agenzia per l’energia, se i consumatori e l’industria investiranno nei prossimi 25 anni 2,4 milioni di miliardi di dollari, riusciranno a beneficiare in risparmi energetici per ben 8,1 milioni di miliardi. Con una sola catena di montaggio in grado di fabbricare più modelli di auto la Toyota è riuscita a ridurre l’uso di energia del 30 per cento dal 2000. Sempre la Toyota è stata la prima casa produttrice a lanciare l’auto ibrida che oggi va a ruba, come dimostrano le vendite nel 2006 cresciute rispetto all’anno precedente del 32 per cento negli Stati Uniti e del 54 per cento in Europa. Solo negli Usa si stima che entro il 2009 verranno impiegati 10 miliardi di dollari per finanziare le aziende di tecnologia senza petrolio. Anche le famose sette sorelle si stanno riconvertendo. La British petroleum ha presentato il suo nuovo logo (un girasole) e un martellante spot pubblicitario che vuole associare la sigla Bp a Beyond petroleum (oltre il petrolio). In Italia, dove pure manca un piano energetico complessivo, è l’Enel, l’ex monopolista dell’energia elettrica, a guidare la schiera dei pionieri delle fonti rinnovabili. «Sviluppare la leadership tecnologica e ambientale diventa da oggi uno degli obiettivi strategici della nostra società» ha detto Fulvio Conti, l’amministratore delegato dell’Enel. «Abbiamo lanciato un grande progetto di investimenti, oltre 4 miliardi di euro da qui al 2011, per la ricerca, le energie rinnovabili, lo sviluppo, l’innovazione e l’applicazione delle tecnologie più avanzate. È un piano senza precedenti per l’Enel e con pochi paragoni nel mondo». Tanto per fare un esempio, è praticamente pari a quello varato dal colosso americano General Electric per lo studio delle nuove fonti di energia. Geotermia in Italia, a Larderello, in provincia di Pisa, dove 27 centrali producono da oltre un secolo energia pulita per 2,5 milioni di famiglie, pari al 25 per cento del fabbisogno della Toscana, ma anche in America Latina, dal Cile al Nicaragua: 22 centrali mini-idroelettriche in Brasile, un nuovo impulso all’eolico tentando di superare con tecnologie avveniristiche le resistenze degli ambientalisti e delle popolazioni locali. E anche c
alore e luce prodotti dal sole. È il progetto Archimede che verrà testato nella centrale di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa: sulla scia degli esperimenti termodinamici di Carlo Rubbia in Andalusia, si tenterà di integrare un ciclo combinato a gas con un impianto solare di specchi enormi, basato su una tecnologia elaborata dall’Enea. Anche il fotovoltaico sta un po’ alla volta accelerando in Italia. Infine, le biomasse. In questo settore dove il nostro Paese ha molto da recuperare rispetto al resto dell’Europa, l’Enel darà il via, entro l’estate, al progetto denominato Isole verdi. Come Panorama è in grado di anticipare, l’iniziativa, che coinvolgerà per prima cosa le isole Eolie, prevede l’installazione di nuovi gruppi di generazione alimentati a biodiesel e di impianti fotovoltaici e minieolici. In pratica Panarea, Stromboli, Salina e le altre isole vicine avranno molta più luce, meno rumore e aria più pulita perché le fonti alternative al gas e al petrolio ridurranno del 70 per cento i flussi di anidride carbonica. «Siamo ai primi passi di una rivoluzione che sarà lenta e avrà tempi lunghi» afferma Gennaro De Michele, il responsabile della ricerca dell’Enel. «La soluzione ottimale rimane il mix fra diverse fonti: dal fossile alle rinnovabili, fino al nucleare. Ma la sfida che viene lanciata dalle fonti pulite è impressionante per lo sforzo globale che dovrebbe richiedere. Cambieranno anche le reti elettriche. Queste energie verdi sono assai diffuse nel territorio e possono essere prodotte in loco, in una comunità, in un condominio, perfino nella propria casa. Le reti diventeranno così orizzontali e ciascun cittadino avrà la possibilità di scambiare energia con il vicino proprio come fa con i file musicali o i film via internet». Abituatevi a sentire la parola Elettrenet: questo neologismo presto diventerà il linguaggio comune degli abitanti di un pianeta che vuole continuare a vivere.

Panorama, 26 gennaio 2007

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ambiente, clima
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