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Berlusconi e il suo erede

marco | 29 gennaio 2007

DAL CORRIERE DELLA SERA

di Angelo Panebianco

Nelle democrazie bipolari, le scelte dei due candidati che dovranno guidare i rispettivi eserciti nella battaglia elettorale sono le più importanti, quelle che più condizionano il futuro politico di ciascun Paese. Molto spesso, l’investitura del candidato-leader del campo A è influenzata, oltre che da altri fattori, dalle caratteristiche del candidato-leader del campo B (e viceversa). Si ricordi cosa è accaduto in Spagna nelle ultime elezioni. L’opposizione socialista doveva sfidare un governo di successo come quello di Aznar ed era sicura di perdere. Nessuna delle personalità socialiste di prestigio aveva voglia di bruciarsi. Diedero allora una pacca sulle spalle a uno Zapatero qualsiasi e gli dissero «vai avanti tu». Poi accadde quel che accadde. Quello italiano è un bipolarismo recente (nasce con le elezioni del 1994) e fragile. Ma anche da noi la scelta del candidato- leader è diventata, per ciascuna coalizione, la decisione più impegnativa: ad essa la coalizione affida le proprie chance di vittoria. Il tema è attualissimo. Poiché pochi credono che l’attuale legislatura possa durare cinque anni, le manovre per le scelte dei candidati sono informalmente già iniziate. Qualche giorno fa Berlusconi ha fatto una delle sue (pianificate?) gaffe. Ha indicato Gianfranco Fini come suo possibile successore. Fini si è arrabbiato (e anche Bossi e Casini) e Berlusconi ha rettificato. Ma la questione è ormai in agenda e ci resterà. Per varie ragioni, chi scrive non pensa che Gianfranco Fini sia davvero il nome su cui si orienterà alla fine la scelta di Berlusconi. La prima ragione è che, presumibilmente, la parte avversaria, il centrosinistra, metterà in campo un candidato fortissimo. Molti ritengono che, salvo sorprese, e nonostante i mal di pancia che ciò provocherà negli altri leader dei Ds e della Margherita, la scelta del centrosinistra finirà per cadere su Walter Veltroni. Veltroni ha mostrato di essere una formidabile macchina da guerra mediatica. Seconda, per efficacia, solo a Berlusconi. Sembra possedere sia il carisma che gli appoggi extrapolitici necessari per battere la concorrenza e farsi incoronare dal centrosinistra. Contro uno come Veltroni, Gianfranco Fini, pur con la popolarità di cui gode nel Paese, non avrebbe probabilmente molte chance. Peserebbero negativamente il debole appeal del suo partito, gli scarsi appoggi extrapolitici (importantissimi nelle competizioni bipolari), e il fatto che Lega e Udc difficilmente lo sosterrebbero. Ma la ragione principale è che, chiunque egli sia, il candidato del centrodestra non potrà che uscire dalle file del partito più forte, Forza Italia. Per quanto emanazione di Berlusconi, Forza Italia esiste ormai da più di un decennio, è il primo partito italiano per forza elettorale, e i sondaggi lo danno in ulteriore ascesa. Si suiciderebbe se non esprimesse il candidato alla leadership. È realistico pensare che ciò accada? Se non sarà Berlusconi a succedere a se stesso, egli dovrà dunque acconciarsi a indicare un candidato di Forza Italia, il più prestigioso possibile, preferibilmente dotato (come Veltroni) di appoggi extrapolitici e della capacità di tenere insieme la coalizione. Potrebbe essere, nonostante Berlusconi oggi lo neghi, Letizia Moratti. O, magari, qualcuno al momento non ancora identificato. Di sicuro, c’è che la scelta del centrodestra sarà fortemente influenzata da quella che si appresta a fare il centrosinistra.

Il Corriere della Sera, 29 gennaio 2007

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