Marco Castoro

appunti di un freelance
  • rss
  • Inizio
  • la redazione
  • chi sono

Nuove rivelazioni sull'uccisione di Kennedy

marco | 25 febbraio 2007

DAL TEMPO

di STEFANO MANNUCCI

IL COMPLOTTO ci fu, eccome. Ma a giocare con il filo della vita di John Fitzgerald Kennedy non furono la Cia, i castristi, la mafia o l’Urss. Ma direttamente le Parche, che quel 22 novembre 1963, oltre ogni ragionevole dubbio, congiurarono dall’alto contro il Presidente. Quel mattino minacciava pioggia su Dallas, ma quando il corteo partì dall’aeroporto di Love Field uscì il sole, e la copertura in plexiglass fu rimossa dalla Limousine di Jfk. I teorici della cospirazione sostengono che la decisione fu presa per consentire al cecchino di sparare verso un’auto scoperta: ma la cappotta non era antiproiettile. Certo, Oswald avrebbe avuto qualche problema in più a centrare la sua vittima, come comunque gli accadde quando esplose il primo colpo dal sesto piano del Deposito di libri che affacciava sulla Dealey Plaza esplose: e lì le divinità si trastullarono ancora per qualche secondo con il destino di Kennedy, perché il proiettile uscito dal Carcano fu deviato da un ramo di quercia, e si piantò nel marciapiede. Una bambina che correva accanto alla macchina si fermò, impaurita da quel rumore secco, e una scheggia colpì alla guancia un passante. I poliziotti di scorta si voltarono nella direzione dello sparo: erano in moto, a debita distanza dalla vettura con John, Jacqueline, il governatore Connally e la moglie. Se quello non fosse stato un raid elettorale, avrebbero viaggiato sul predellino della Lincoln, e di certo protetto l’uomo della Casa Bianca, mentre Oswald ricaricava la sua vecchia carabina italiana acquistata per corrispondenza, e faceva partire il secondo colpo. Lì le Parche decisero che il gioco le aveva stancate, che il filo andasse reciso. Kennedy fu centrato da dietro, dall’alto in basso. Nello storico filmato girato con una 8mm da Abraham Zapruder dall’alto della collinetta, lo vediamo portarsi le mani alla gola: il proiettile (quello che i dietrologi definirono “magico”, perché procurò sette ferite a due uomini diversi con una sola traiettoria) attraversa la trachea, esce sotto il pomo d’Adamo, entra nella schiena di Connally, gli spezza una costola e poi un polso. Lo ritrovano nella carrozzeria quasi intatto, è un calibro 6,5 corazzato, un “full metal jacket”, come quel fatale terzo, che fa esplodere, sempre da lassù, la testa dell’uomo che da quel momento, tutti avrebbero mitizzato, ma che fino allora non era stato esente da critiche: aveva gestito malissimo il piano «Mangusta» per il fallimentare sbarco degli anti-castristi nella Baia dei Porci; non si era opposto con efficacia ai sovietici che allineavano mattone dopo mattone del Muro di Berlino; aveva – è la tesi di Noam Chomsky – varato un piano di bombardamento del Vietnam già nel 1962, con gli aerei Usa mascherati dalle insegne di Saigon; per soprammercato, aveva frenato durante l’iter di approvazione delle leggi sui diritti civili. Ma era Kennedy, che diamine. Il vate della “Nuova Frontiera”, il principe di Camelot della fiaba del dopoguerra americano. Si accasciò troppo tardi sul sedile della Limousine: gli impediva il movimento, prima dello sparo fatale, anche quel bustino rigido che portava sotto la camicia. Il mal di schiena cronico, peggiorato da una ferita di guerra, non gli dava mai tregua: e pare che gli provocasse una sorta di incontinenza sessuale, come ben sapeva Marilyn e tante impiegate e visitatrici della Casa Bianca. Jackie si slanciò sul cofano per recuperarne vanamente, in un impulso terrificato, pezzi del cervello. Quello stesso che sparì dopo l’autopsia, alimentando uno dei tanti “misteri” dell’omicidio. Ma a conservarlo sotto formalina, fu proprio suo fratello, Robert, almeno fino a quando non incontrò il suo “Oswald”, l’espatriato iraniano Shiran Shiran, cinque anni più tardi. La tesi del complotto nacque quando ancora John non era stato chiuso nella bara: e 44 anni dopo, non smette di alimentare il mito di una vasta cospirazione. Questa – inconsciamente – era la risposta che l’America cercava di darsi per non rassegnarsi all’idea che il Paese e il mondo fossero stati messi in ginocchio da un ex marine con il culto della violenza, che aveva tentato il suicidio durante la permanenza in Unione Sovietica, poi tentato di uccidere il generale Walker, e che si era visto rifiutare il permesso d’espatrio a Cuba. A Dallas si era creato false generalità, “Alek Hidell”, con quel cognome che doveva suonare come “Fidel”, il suo Grande Padre Rosso, ma che in inglese suona quasi come “nascondere”. E a milioni, nel lutto mai elaborato dell’assassinio del Presidente, si sono cimentati a vedere come un Potere Oscuro muovesse Oswald, e poi lo facesse tacere per mano di un sicario come Jack Ruby, che invece era solo un altro esaltato, ma di segno opposto: alla notizia della fine di Kennedy era rimasto – dissero le sorelle – «più sconvolto di quando erano morti mamma e papà». La dietrologia, tanto più affascinante e meno banale di soluzioni più articolate del giallo, nacque lì. Ed è stata da allora variamente applicata per ogni giallo, da Elvis a Lennon, dagli Ufo alle Torri Gemelle, da Ustica a Cogne. Ma quel giorno, a Dallas, qualcuno avrebbe dovuto sottolineare che Oswald era stato assunto nel Deposito di libri dell’agguato molti giorni prima che si diffondesse la notizia della visita (e dell’itinerario) di Kennedy in città. E chi vide sbuffi di fumo sulla collina dove si supponeva appostato un secondo killer non pensò che da decenni le armi non venivano caricate come nella guerra di Secessione. In un altro film amatoriale girato in quei tragici istanti dal cittadino Orville Nix, si ritenne di scorgere un’ombra sospetta, addirittura di un “badgeman”, un poliziotto o qualcuno che “doveva” essere coinvolto nel progetto criminale: ma gli esami di laboratorio stabilirono che quello spettro non era altro che una macchia di luce. Come in tante storie di marziani. Né giovò a tranquillizzare l’opinione pubblica il rapporto della Commissione insediata da Johnson, e coordinata dal presidente della Corte Suprema Earl Warren, che dopo più di 500 interrogatori e 26 volumi di documenti stabilì che a sparare quei tre colpi era stato inequivocabilmente il solo Oswald: la presunta “falla” dell’indagine era aver ignorato ogni altra tesi. Così, la scintilla del complotto si riaccese quando nel 1976 il Congresso diede mandato a un’altra Commissione ristretta, la HSCA, di riesaminare il caso: e fu trovato un documento audio di un agente di scorta che aveva lasciato in funzione il nastro sulla moto. Ascoltandolo, qualcuno ritenne di scoprire un quarto colpo, senza precisare chi e dove fosse il secondo uomo armato. Ma anche qui, la tecnologia sbriciolò il fascino dello scoop: quello non era un bang, ma dei semplici fruscii. Pochi giorni fa, il Museo del “Sesto Piano” (la finestra da cui agì Oswald è stata appena venduta su EBay per 3 milioni di dollari), ha diffuso su internet un nuovo documento video: i curatori sostengono che il 22 novembre 1963 erano in centocinquantamila ad assistere al passaggio di Kennedy, e di materiale inedito deve esserne rimasto parecchio, negli archivi privati. L’autore di questo brevissimo film, George Jefferes, ha immortalato John e Jacqueline raggianti, in auto, novanta secondi prima della tragedia. Al momento del primo sparo, Jefferes era già tornato in ufficio. Ma osservando quei fotogrammi, lo scrittore ed editorialista del “New York Times”, Gerald Posner (autore nel ’93 del definitivo dossier anti-complottista “Il caso è chiuso”) ha stabilito che il Presidente è seduto in posizione scomoda, con la giacca accartocciata. Il particolare consentirebbe di “riallineare” la ferita sulla schiena con il buco sulla stoffa: un’incongruenza che fino ad oggi aveva alimentato la leggenda del secondo assassino. Dunque, sulla scena resta sempre e solo Oswald. A meno di non voler gettare benzina nel fuoco della cospirazione ricordando quel vecchio telex che il 17 novembre del ’63 ricevette in ufficio un dipendente dell’Fbi dei New Orleans, William S. Walter. Il messaggio annunciava la minaccia di uccidere il presidente cinque giorni dopo a Dallas, per mano d
i misteriosi “gruppi armati rivoluzionari”. Peccato che quel foglio sia andato distrutto. Assieme al filo delle Parche.

Il Tempo, 25 febbraio 2007

Categorie
americani, retroscena
Commenti RSS
Commenti RSS
Trackback
Trackback

« Rai, anche Leone molla Cappon Il figlio perfetto: Blair apre agli "egm" »

Lascia un commento

Puoi usare questi tag : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Immagine CAPTCHA
Cambia immagine
*

su Twitter

Seguimi su Twitter

categorie

  • ambiente (36)
  • americani (190)
  • amico di vecchia data (1)
  • anni cinquanta di P. Magnaschi (12)
  • archeologia (3)
  • attualità (93)
  • avvenimenti (6)
  • buon gusto (21)
  • canzoni immortali (14)
  • cimeli (5)
  • cinema (243)
  • clima (12)
  • coppie (15)
  • corsi & ricorsi (43)
  • costume & società (70)
  • curiosità (46)
  • dal Regno (35)
  • dalla parte del cittadino (6)
  • documenti (26)
  • dossier (5)
  • economia e risorse (44)
  • editoria e media (45)
  • Elio e le storie… appese a un filo (3)
  • esteri (4)
  • finanza (39)
  • gossip (260)
  • i miei racconti (3)
  • il critico (2)
  • inchieste (3)
  • indiscreto (14)
  • Interviste (158)
  • io ci sono stato (1)
  • la tv vista dai ragazzi (1)
  • moda e modi (16)
  • musica (115)
  • ok il vino è giusto (7)
  • pensierini (40)
  • politica (310)
  • profili (35)
  • pubblicità (111)
  • punti di svista (17)
  • retroscena (61)
  • ricette veloci (5)
  • riflessioni (32)
  • ritratti (9)
  • Roma (113)
  • salute e medicina (6)
  • scienze (10)
  • sondaggi (8)
  • sport (356)
  • teatro (11)
  • teenager (3)
  • televisione (954)
  • tendenze (3)
  • turismo (28)
  • vaticano (5)
  • video (24)
  • web (4)

amministrazione

  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • WordPress.org

Blogroll

  • BECHIS'BLOG
  • CALCIO BUNDESLIGA
  • CALCIO LIGA
  • CALCIO LIGUE 1
  • CALCIO PREMIER LEAGUE
  • CALCIO SERIE A
  • DAGOSPIA
  • ELIO PETRONI
  • GAZZETTA
  • GOOGLE TRADUTTORE
  • IL TEMPO
  • ITALIA OGGI
  • LOTTOMATICA
  • SKY METEO
  • SNAI
  • TROVACINEMA
  • TURISMO E FINANZA
  • YOU TUBE
rss Commenti RSS valid xhtml 1.1 design by jide powered by Wordpress get firefox