Sanremo, ossessione Fiorello
marco | 27 febbraio 2007DAL TEMPO
di STEFANO MANNUCCI
Mettetevi nei panni di quel sant’uomo di Baudo. Da tempo ha preparato la tavolata coscienziosamente, con grande savoir faire. Nessuno meglio di lui sa scegliere la tovaglia, disporre le posate nell’ordine giusto, piazzare i calici a seconda della gradazione del vino. Ma pochi minuti prima dell’arrivo degli ospiti un dubbio improvviso lo assale: e se la pietanza fosse, alla fin fine, insipida? Assalto a Fiore. Pippone celia, scherza, ostenta sicurezza. Dice: «Questa è la settimana decisiva per il governo, e anche per il Festival». Ma non è mica vero: per il primo si punta a una maggioranza risicata, lui cerca le larghe intese: da Milva a Daniele Silvestri, per uno share da 50 per cento e più. Ma da eternauta dell’Ariston, sa che gli serve il colpo d’ala, l’effetto a sorpresa, quello che nega ostentatamente in ogni dichiarazione ufficiale, «perché va bene così com’è». E allora, con gli occhi cerchiati dall’inquietudine, non molla la presa davanti alla figura della Provvidenza. Gli telefona mille volte al giorno. Solo che Fiorello se la tira un po’, e in Riviera non vuole venire. Sembra il Nanni Moretti di “mi si nota di più se non vengo o se sto in disparte?”. Come minimo ne esce da prezzemolino, e gli sta comunque stretto il ruolo da panacea o da Dolce Euchessina contro eventuali mal di audience. Allo stato, è disposto a un collegamento video del tipo “Viva Radiodue e Raiuno”, e qualche prova top secret è stata già fatta. Vorrebbe comparire sabato, nella stessa serata di Mike. Alla fine andrà così, anche se in quegli stessi momenti Fiorello sarà su un palco romano, per il suo show. Ma la tentazione è stata grande: perché non inaugurare la kermesse con la gag di Fiore? Dopo i “Pacchi”, e prima del “parapappapapà” del Maestro Caruso, signore e signori ecco a voi il nostro Rosario etc. etc. In conferenza stampa Superpippo ha lanciato l’ultima esca con un «vedo tanti fiori, aspetto un bel Fiorello». Nella notte della vigilia, tra lenzuola madide di sudore, ancora invocava l’amico siciliano. Turpiloquio. Un micro-scandalo potrebbe scaturire dalle tante parolacce disseminate nelle canzoni in gara: il più tonitruante è il “vaff…” di Milva, ma tanto tanto strehleriano, mica come quello di Dolcenera l’anno scorso. Altri, come Silvestri, se la prendono con quella “str…” della ex fidanzata, Pietro Baù rincara la dose con “che figlia di p…”, Simone Cristicchi e Pier Cortese propongono variazioni sul “piscio” e – in toni più amaramente aulici – Fabio Concato (che duetterà giovedì con Michele Zarrillo) mette in vendita, da disoccupato cinquantenne, “quel che resta del mio culo”. Commenta il vescovo Careggio: «auguri, ma che scurrili alcuni testi!». Spiega Baudo: «Ormai certi vocaboli fanno parte del nostro lessico, hanno anche un valore letterario. Nessuno dice più perdirindina o accipicchia. Tutti pronunciamo abitualmente una parola come “culo”». La Hunziker, seduta accanto a lui, impallidisce, gli chiede chiarimenti. Pippo la rassicura. I satiri rievocano sommessamente quell’antica pubblicità con il perlaceo fondoschiena di Michelle. Breaking news. Il solito Silvestri, che diverte con il ritmo e gli ingegnosi calembour della sua “Paranza”, non pronuncia durante le prove la parola “Taormina”, che nel testo originale era legata a “Cogne”. Regolamento alla mano, le modifiche sarebbero proibite: ma è di stretta attualità il cambio di difesa nel processo alla signora Franzoni. Sanremo è al passo con i tempi, che diamine. Io non ci sto. Concato pare un dissidente a Palazzo Madama: «Non sono berlusconiano ma sono deluso. Ho votato per questo governo ma non si sono comportati in modo strategico. Con tutto il rispetto per Napolitano, ho la sensazione che non sia successo niente. Cosa è cambiato dalla sconfitta al Senato al rinvio del governo alle Camere? C’è instabilità. Non si può più prendere in giro la gente». Prodi si propone di recuperarlo proponendogli un sottosegretariato. Sempre che Cornacchione non lo scavalchi a sinistra smitragliando battute. Pippo, intanto, massacra il sindaco di Sanremo Borea per la grana degli orchestrali sottopagati. «È una vergogna, un errore cui va posto rimedio». Hasta siempre. Dorellik. L’ombra del mitico Johnny spunta clandestinamente su Internet. Qualcuno ha pensato bene di mandare in rete la sua classicissima “Meglio così”, ancora una volta in barba ai codicilli di Sanremo. ’Sta storia dell’inedito fa acqua da tutte le parti: fioccano le denunce alla polizia postale, e magari qualcuno (non certo Dorelli) ci marcia per un titolo in più. Per Baudo, in attesa di riforme costituzionali, valgono i «bollettini Siae per le pubbliche esecuzioni». O l’autocertificazione, senza marche. Siamo seri. Pippo rimarca il «clima più serio» del Festival, in sintonia con il «momento che sta vivendo il Paese. Non dobbiamo dare panem et circenses come i romani. Questo spettacolo non sarà distaccato dalla realtà. E se non succederà qualcosa di eclatante, ed è facilissimo ricorrere a questi effetti, meglio così, avremmo restituito dignità a Sanremo». Più o meno a quel punto Michelle (che ha provato più volte per piano e voce l’”Adesso tu” dell’ex maritino) fugge dalla sala stampa inseguita dai bodyguard: allarme, allarme. Ma sta solo correndo al bagno. Come direbbe Paolo Conte, a volte le donne son scontrose, o han solo voglia di far la pipì. Aridaje con il turpiloquio.
Il Tempo, 27 febbraio 2007





