sotto zero con l'effetto serra
marco | 28 febbraio 2007DALLA STAMPA
di MARIA MAGGIORE
«Ripetere che all’aumento della temperatura del pianeta seguirà la fusione delle calotte polari e che la massa di acqua ci travolgerà è una semplificazione. Le conoscenze sugli effetti del cambiamento climatico nelle regioni polari sono insufficienti per conclusioni apocalittiche. Al contrario, un effetto immediato dell’aumento di temperatura nella calotta antartica potrebbe condurre ad un aumento del volume di ghiaccio». E’ controcorrente Carlo Alberto Ricci, geologo all’Università di Siena e tra i massimi esperti di regioni polari, presidente della Commissione Scientifica per l’Antartide e presidente dello «European Polar Board», network di Paesi europei per coordinare i progetti di ricerca ai Poli. E’ a Strasburgo per il lancio dell’IPY, l’Anno Polare internazionale, evento di prim’ordine per i metereologi e geologi di tutto il mondo. Gli esperti sono d’accordo almeno su un dato. Polo Nord e Polo Sud sono il motore del clima, ma per capire che cosa succederà là in seguito al surriscaldamento bisogna analizzare gli strati di ghiaccio che portano i segni dei cambiamenti climatici del passato, andando indietro di un milione di anni. Si può dire che il Polo Sud sia la «memoria» del clima e il Polo Nord, con i suoi cambiamenti più recenti, sia il laboratorio per capire il futuro? «Entrambi i sistemi glaciali sono degli archivi: al Polo Sud c’è una registrazione del passato che va più indietro nel tempo, un milione di anni, ma è meno dettagliata, mentre al Polo Nord risaliamo a 200 mila anni fa. L’Antardide si muove come un pachiderma, la regione artica è una gazella: appena viene stimolata reagisce in modo brusco». Può fare un esempio? «Al Polo Nord potrebbe, come è avvenuto nel passato, rallentare sino ad interrompersi il “conveyor belt”, il nastro trasportatore termoalino che connette la circolazione profonda e superficiale degli oceani. Una delle conseguenze potrebbe essere una riduzione dell’intensità della Corrente del Golfo, favorendo il “paradosso del clima”. Se a causa della maggiore fusione dei ghiacci dell’Artico diminuisce la produzione di acque salate e dense, si avrà una riduzione della quantità di acque calde superficiali di provenienza tropicale. E quindi il riscaldamento del pianeta potrebbe causare un raffreddamento delle regioni del Nord». E invece che cosa potrebbe provocare un aumento della temperatura al Polo Sud? «Se in Antartide l’aumento della temperatura si mantiene sotto i 5°, per un periodo limitato, sono prevedibili condizioni climatiche più umide e più precipitazioni, che a quelle temperature (-60°) equivalgono a più neve e a un aumento del volume del ghiaccio». Mase sono così diversi i Poli, perché studiarli insieme? «Perchè sono il motore del clima globale e vari studi hanno già dimostrato come siano legati tra loro. Il confronto tra Artico e Antartico ha messo in evidenza l’altalena bipolare del clima. Nell’arco temporale tra 30 e 10 mila anni fa si sono verificate diacronie nelle oscillazioni climatiche e in cicli minori di circa mille anni è successo che, mentre si riscaldava l’Antartide, si raffreddava l’Artide e viceversa. Ciò dimostra che i sistemi sono collegati seppure sfasati. Con il riscaldamento globale avremo variazioni climatiche non globali, ma regionali, che non saranno dello stesso segno ovunque. Prima che l’uomo ci mettesse mano il clima è cambiato sistematicamente ». I laghi subglaciali del Polo Sud appena scoperti aggiungeranno altre informazioni sul clima? «Per il clima tutto è scritto sul ghiaccio. La novità sui laghi – e sappiamo che in Antartide ce ne sono circa 100 – è che non sono isolati tra loro. In passato pensavamo che la calotta dell’Antartide orientale poggiasse direttamente sul substrato roccioso e, invece, si è scoperto che il ghiaccio, a profondità di 3500-4000 metri, comincia a fondere e, se trova delle depressioni, forma laghi e fiumi subglaciali. I laghi sono isolati dalla superficie da centinaia di migliaia di anni, a 400 atmosfere di pressione. Nessuno è ancora entrato là, ma nel ghiaccio portato in superficie dalla perforazione al di sopra del lago Vostok, a 3600 metri, sono stati rinvenuti dei batteri. Potrebbero essere microrganismi che vivono proprio nel lago, mentre altri ricercatori sostengono che potrebbero essere stati trasportati da altre regioni, più di 500 mila anni fa. Ora la comunità internazionale chiede che i russi interrompano la perforazione sopra il Vostok, visto che con le tecnologie attuali si rischia di contaminarlo».
La Stampa, 28 febbraio 2007






Trovo l'articolo interessante, innanzitutto perché problematico senza dare per scontato
Giuseppe LANZAVECCHIA | 3 marzo 2007Trovo l’articolo interessante, innanzitutto perché problematico senza dare per scontato il risultato del cosiddetto effetto serra, senza adottare l’ignobile metodo dell’accordo para-democratico tipo IPCC, senza stabilire se quanto avviene è buono o cattivo: ma perchè il riscaldamento medievale, della stessa portata dell’attuale e durato secoli, con la fusione dei ghiacci delle Alpi – e il Teodulo libero tutto l’anno – e della Groenlandia, fu considerato un bene allora e un dramma oggi? Finalmente un articolo di giornale che è divulgativo e al contempo scientifico, che non è propagandistico e che dibatte invece che voler convincere