Cordoli e spartitraffico, quanti ostacoli in città per gli automobilisti
marco | 23 marzo 2007L’AUTOMOBILE sta diventando come un pacchetto di sigarette. Prima o poi sugli sportelli o sul cofano della nostra vettura ci costringeranno a scrivere: attenti, pericolo di morte, guidare ti uccide o ti provoca chissà quale malattia. Essere un automobilista in città è come essere un fumatore incallito. Ti senti in minoranza, tutti sono pronti a puntarti l’indice in qualsiasi momento, a scaricare su di te tutti i problemi del mondo. Chi guida inquina, non rispetta i pedoni, fa il prepotente con i centauri, parcheggia sui marciapiedi, corre, beve, fuma, uccide, è un pirata, un criminale. Per carità chi guida si stressa molto di più di chi prende l’autobus (anche se almeno non rischia di prendersi la scabbia appoggiandosi ai sostegni), quindi tendenzialmente è soggetto a non rispettare le regole. Tuttavia va detto che l’automobilista in città subisce delle vere e proprie torture: dalle strisce blu alle multe, dalla benzina – che aumenta anche quando scende il prezzo del petrolio – ai pedoni che ti camminano sul cofano. E che dire delle zone a traffico limitato, dei lavori stradali, dei parcheggi che non ci sono, dei provvedimenti anti smog come targhe alterne o blocchi del traffico? Cause di incidenti sono anche i cordoli che si vedono all’ultimo momento o i marciapiedi spartitraffico che spuntano dall’oggi al domani. Quando piove sono viscidi e pericolosi, soprattutto per i centauri. Poi ci sono le strade gruviera, con buche e voragini che ormai fanno parte della storia di Roma, come quei sanpietrini così odiati dai motociclisti. A tutto questo va sommato il fatto che sono sempre troppi gli automobilisti che non rispettano i limiti di velocità, sia in città sia fuori. E sono sempre di più le auto nuove che ti invogliano a correre, soprattutto se sei in cerca di emozioni. Ogni giorno è una guerra che si combatte sulle strade. Purtroppo sono da bollettino di guerra anche i bilanci degli incidenti. Delle stragi di giovani che muoiono perché salgono in auto dopo aver bevuto e aver preso droghe, seppure non sia il caso di Alfredo Maria. Sballi che prima o poi si pagano.
Il Tempo, 23 marzo 2007





