Marco Castoro

appunti di un freelance
  • rss
  • Inizio
  • la redazione
  • chi sono

Genio, un mestiere difficile

marco | 2 aprile 2007

DAL TEMPO

di NATALIA POGGI

MENTRE non è sempre vero che accanto a un grande uomo c’è una grande donna non ci sono dubbi sul fatto che accanto a un bambino prodigio ci sono sempre dei supergenitori. E non è solo una questione di geni. Sarebbero mai diventati quello che sono stati Wolfgang Amadeus Mozart, detto Wolfi, e sua sorella Maria Anna, detta Nannerl se non avessero avuto come padre Leopold Mozart, nato a Augusta, approdato a Salisburgo in cerca di fortuna giusto in tempo per conoscere Anna Maria, sposarla e farci una nidiata di figli, tra cui il divino Wolfgang e una perla rara come Maria Anna? Chi ancora si ostina a credere che la genialità è una forza trascendente, un imperscrutabile dono divino oppure del signor Caso potrebbe ricredersi leggendo l’ultimo libro «I piccoli Mozart» (ed. Lindau) di Italo Moscati che ripercorre attraverso un racconto romanzato la vicenda terrena di questi due bambini dotati di un talento eccezionale. Leopold di mestiere faceva il musicista. E come tale aveva dovuto inghiottire tante lacrime e amarezze. Nel 1756 quando nacque Johannes Chrysostomus Wolfgang Theophilus Amadeus Mozart aveva 37 anni e aveva perso già cinque figli morti dei vari morbi che all’epoca colpivano gli infanti. Gli era rimasta solo Nannerl, cinquenne. Era un uomo ambizioso ma non soddisfatto della vita, un piccolo borghese come tanti. Leopold aveva temuto molto per quel figlioletto. Non poteva essere allattato al seno e la madre Anna lo nutriva con pappine di orzo e farina d’avena. Eppure sopravvisse e ben presto cominciò a trotterellare vicino alla sorella maggiore. A casa Mozart, un appartamento angusto dove si mangiava e si dormiva nella stessa camera, Leopold impartiva lezioni di musica. I suoi figli respiravano quell’aria fatta di note e odori di zuppa di cavolo. Non li mandò mai a scuola: decise di provvedere, lui stesso, all’educazione dei fratellini che, naturalmente, doveva ruotare intorno alla musica. A sei anni Nannerl già suonava il clavicembalo. Il piccolo Wolfi cresceva ascoltando i solfeggi della sorellina. Doveva essere una casa fantastica, piena di giochi musicali. Ancora prima di elencare le genialità del piccolo Wolfi (che, come ebbe a testimoniare lo stesso Leopold, non andava mai a dormire se prima non si era seduto sulle ginocchia del padre e aveva cantato una filastrocca e che a cinque anni aveva imparato in mezz’ora un minuetto e un trio) Italo Moscati sottolinea un fatto che dovrebbe farci riflettere. Nell’Austria del ’700 la musica era tenuta in grande considerazione. Esistevano a Vienna dei conservatori o convitti dove tanti bambini dotati di talento musicale potevano studiare uno strumento, composizione o canto, tutto a spese della città. Venivano chiamate le «gabbie di usignoli» perché d’estate quando si aprivano le finestre sprigionavano fiumi di armonia e di musica e la gente si fermava incantata a sentire. I vicini e bottegai intorno offrivano sedie agli appassionati e, allora, si creavano dei veri e propri spettacoli improvvisati. Inoltre, questo succedeva in città italiane come Napoli e Venezia, le «gabbie di usignoli» servivano anche a togliere dalla strada orfanelli e piccoli cenciosi per avviarli a una professione musicale. Dunque di musicisti bambini, anche prodigiosi, ce n’erano tanti in quell’epoca. La musica era parte integrante della vita. E i bambini la trasformavano in un gioco. Più o meno quello che accadeva in casa Mozart dove fare musica era una festa. Ecco tutto questo suona molto strano a noi umani del XXI secolo. L’educazione musicale dei nostri figli, che hanno tutto e anche di più, è catastrofica. La nobile materia, che dovrebbe essere insegnata obbligatoriamente nella scuole, è bistrattata se non ignorata. A lamentarsi sono soprattutto gli addetti ai lavori, come Claudio Abbado, il grande direttore d’orchestra che più di una volta ha posto il problema alle istituzioni affinché l’insegnamento della musica sia nobilitato nella scuola pubblica (di ogni ordine e grado). Come pure l’ascolto della musica. Sennò che senso ha far sentire le note di Mozart ai feti attraverso le cuffiette messe sul pancione della mamma? Scagli la prima pietra la donna che nel fare questo non si sia illusa di star covando un futuro Wolfi. Ma torniamo a quel gran genio di Leopold. All’epoca non esistevano le agenzie dei Lele Mora e per promuovere artisti e talenti precoci bisognava arrangiarsi da soli. Con Nannerl e Wolfi, lui il grande Leopold voleva conquistare l’Europa. Che voleva dire il mondo intero. Ecco perché intraprese la stagione dei viaggi. Per far cantare i figli alle corti dei potenti come Monaco di Baviera dove regnava Massimiliano III d’Asburgo. Sottolinea Moscati nel suo libro che all’epoca viaggiare era un’avventura a tutti gli effetti. Ad esempio i Mozart impiegarono quattro mesi per raggiungere Vienna da Salisburgo (295 chilometri). A Monaco fu un trionfo, il primo di una lunga serie. A Schonbrunn, il palazzo reale di Vienna, ad applaudire i piccoli Mozart c’era addirittura l’imperatrice Maria Teresa accompagnata dal consorte. Raccontano le cronache che l’imperatore Francesco, colpito dalla bravura di Wolfi, si fece portare una striscia di stoffa con la quale coprì i tasti del cembalo. Wolfi avrebbe dovuto individuare i tasti nonostante la stoffa. Lui accettò la sfida, senza scomporsi. Poi ancora più difficile: gli vennero bendati gli occhi. Il «piccolo stregone» non deluse la platea. Fu l’apoteosi, per Leopold. Wolfi era già entrato nell’eternità.

Il Tempo, lunedì 2 aprile 2007

Categorie
dossier
Commenti RSS
Commenti RSS
Trackback
Trackback

« La Folliero è diventata una cinese Gb: record di contatti per il sito degli spot »

Lascia un commento

Puoi usare questi tag : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Immagine CAPTCHA
Cambia immagine
*

su Twitter

Seguimi su Twitter

categorie

  • ambiente (36)
  • americani (190)
  • amico di vecchia data (1)
  • anni cinquanta di P. Magnaschi (12)
  • archeologia (3)
  • attualità (93)
  • avvenimenti (6)
  • buon gusto (21)
  • canzoni immortali (14)
  • cimeli (5)
  • cinema (243)
  • clima (12)
  • coppie (15)
  • corsi & ricorsi (43)
  • costume & società (70)
  • curiosità (46)
  • dal Regno (35)
  • dalla parte del cittadino (6)
  • documenti (26)
  • dossier (5)
  • economia e risorse (44)
  • editoria e media (45)
  • Elio e le storie… appese a un filo (3)
  • esteri (4)
  • finanza (39)
  • gossip (260)
  • i miei racconti (3)
  • il critico (2)
  • inchieste (3)
  • indiscreto (14)
  • Interviste (158)
  • io ci sono stato (1)
  • la tv vista dai ragazzi (1)
  • moda e modi (16)
  • musica (115)
  • ok il vino è giusto (7)
  • pensierini (40)
  • politica (310)
  • profili (35)
  • pubblicità (111)
  • punti di svista (17)
  • retroscena (61)
  • ricette veloci (5)
  • riflessioni (32)
  • ritratti (9)
  • Roma (113)
  • salute e medicina (6)
  • scienze (10)
  • sondaggi (8)
  • sport (356)
  • teatro (11)
  • teenager (3)
  • televisione (952)
  • tendenze (3)
  • turismo (28)
  • vaticano (5)
  • video (24)
  • web (4)

amministrazione

  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • WordPress.org

Blogroll

  • BECHIS'BLOG
  • CALCIO BUNDESLIGA
  • CALCIO LIGA
  • CALCIO LIGUE 1
  • CALCIO PREMIER LEAGUE
  • CALCIO SERIE A
  • DAGOSPIA
  • ELIO PETRONI
  • GAZZETTA
  • GOOGLE TRADUTTORE
  • IL TEMPO
  • ITALIA OGGI
  • LOTTOMATICA
  • SKY METEO
  • SNAI
  • TROVACINEMA
  • TURISMO E FINANZA
  • YOU TUBE
rss Commenti RSS valid xhtml 1.1 design by jide powered by Wordpress get firefox