Roma-Manchester, la "carica" degli inglesi
marco | 6 aprile 2007VERREBBE da dire «Clamoroso al Cibali» ma visto che le reazioni arrivano dall’altra parte della Manica potremmo parlare di «modello inglese». Quello stesso modello tanto osannato da mezza Europa ed esportato da più parti che ora però viene rigettato. Da chi? Proprio dagli stessi inglesi! Pensate un po’ come va il mondo. Per anni il Viminale e le nostre forze di polizia sono stati considerati troppo permissivi rispetto ai bobbies e ai provvedimenti della Thatcher, la lady di ferro che a forza di botte ha trasformato gli hooligans in agnellini. Eppure in Inghilterra si sono stupiti di più per le manganellate dell’Olimpico che per gli arresti e i processi per direttissima d’oltremanica. «Penso che la polizia italiana abbia agito nel modo più corretto possibile» ha spiegato il prefetto di Roma, Achille Serra. Ma i giornali inglesi non la pensano proprio così: all’Olimpico si sono viste scene che hanno scioccato tutti a Old Trafford. La reazione della polizia è stata spropositata? «Non esageriamo – ha replicato Serra – Una partita del genere qualche tempo fa avrebbe visto un centinaio di contusi. Invece alla fine se ne contano 18, di cui 15 inglesi. Uno ha avuto una botta in testa e ha rifiutato il ricovero, due sono stati ricoverati con una prognosi di 15 e 8 giorni. Gli altri tre-quattro giorni». Anche la questura di Roma ha fatto notare che tanto all’interno dello stadio quanto all’esterno ci sono state cariche di alleggerimento precedute da una serie di atti di violenza da parte dei tifosi inglesi. In pratica ad aprire le ostilità sono stati i supporters del Manchester. Nel settore a loro destinato i poliziotti sono intervenuti per riportare la calma dopo il lancio di oggetti verso i tifosi giallorossi, il tutto dopo aver divelto numerosi seggiolini dagli spalti. Quindi non stiamo certo parlando di bollettini di guerra. In fondo gli incidenti all’interno dello stadio sono durati pochi minuti, quelli più gravi li abbiamo visti fuori dal rettangolo di gioco, con i soliti teppisti imbecilli protagonisti a suon di coltelli. Una pessima consuetudine, purtroppo. Qui, forse, le forze dell’ordine si sarebbero fatte sorprendere. Per quanto riguarda gli inglesi all’interno dell’Olimpico viene da chiedersi se tutti i locali abbiano rispettato il divieto di vendere loro alcolici. Anche i supermercati. «Le contravvenzioni che hanno colpito i trasgressori sono state una trentina – ha spiegato il prefetto – e in città i punti vendita sono circa 8500. Inoltre in tutti i supermercati era esposto il cartello con il divieto di vendita di alcolici e superalcolici». Ma se ci sono state le multe ci sono stati pure i trasgressori. «Ho letto anch’io – ha proseguito Serra — che non tutti i divieti erano stati rispettati. Perciò ero pronto a esprimere il mio disappunto ai vertici delle forze dell’ordine e della pulizia municipale ma in seguito, con grande soddisfazione, ho appreso che di birra venduta nei pressi dello stadio ce n’è stata tanta ma tutta analcolica». Tuttavia di tifosi inglesi ubriachi ce n’erano un bel po’ allo stadio. O no? «Che qualche locale abbia venduto bevande alcoliche è innegabile – ha aggiunto Serra — per arricchire le loro tasche hanno approfittato della situazione. Però da qui a dire che il provvedimento sia stato totalmente disatteso ce ne corre». Oltre alle contravvenzioni è prevista qualche altra sanzione per i trasgressori? «Laddove sarà appurata la trasgressione proporrò al sindaco la chiusura per un mese di questi locali», ha sottolineato il prefetto.
Il Tempo, venerdì 6 aprile 2007





