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La siccità si beve le centrali: rischio black out

marco | 24 aprile 2007

DAL TEMPO

di OSCAR CROMATO

TUTTA quell’acqua che sgorga da fontane e fontanelle, soprattutto a Roma. I condizionatori accesi per ore. I led degli elettrodomestici e dei telefonini accesi per tutta la notte (ci vorrebbe una centrale solo per far fronte a questo tipo di consumo notturno). Sono lussi che prima o poi ci dimenticheremo. L’allarme clima ci brucerà le risorse e ci farà razionare l’acqua. E non bisognerà aspettare anni. Si comincia subito. Siamo in pieno allarme rosso: tra giugno e luglio, quando i consumi elettrici registrano le punte dell’anno per l’uso dei condizionatori e refrigeratori, potrebbe non esserci abbastanza elettricità disponibile. Il black out è più di un incubo, è quasi una certezza. Colpa della siccità che rischia non solo di mettere ko gli impianti idroelettrici ma anche molte centrali, prime tra tutte quelle della pianura Padana, che potrebbero essere costrette a fermarsi per l’impossibilità di «pescare» dai fiumi l’acqua necessaria a raffreddare le turbine. Da mesi il dossier è sul tavolo della Task Force siccità del ministero per lo Sviluppo economico e ieri l’emergenza è stata al centro di una nuova riunione. Sono stati così ribaditi i numeri di una «crisi» che rischia di vedere l’Italia, a inizio dell’estate, alla prese anche con l’ultimo step delle procedure d’emergenza elettrica: il cosiddetto «Tes», il distacco cioè delle utenze civili. Come dire che il rischio è un vero black out con distacchi della luce anche alle famiglie. All’appello, è stato ribadito, potrebbero mancare circa 8 mila megawatt di elettricità: a fronte di una disponibilità estiva sui 57 mila mw, con la prevedibile disponibilità idrica (-20% rispetto al 2006) il Paese si ritroverebbe con una disponibilità sui 49 mila mw, ben sotto i livelli di punta che negli ultimi anni si registrano nei giorni di afa di giugno-luglio (l’anno scorso si è sono superati i 55 mila mw). Per scongiurare il pericolo il ministero ha annunciato un piano anti-crisi, articolato in 4 punti principali. Ed a fine mese sarà fatto un «primo bilancio» per esaminare la situazione e, nel caso, decidere il ricorso ad ulteriori interventi. Il piano – ha spiegato il ministero – si basa «su una forte azione di coordinamento» e prevede «un aumento della potenza interrompibile di 1.000 megawatt» oltre i 3.100 già esistenti nonchè la «prenotazione di 2.000 mw di capacità con fornitori esteri». E, ancora, «l’adozione di soluzioni temporanee idonee a permettere il funzionamento delle centrali elettriche che utilizzano le acque del Po anche in presenza di bassi livelli». Per scongiurare il rischio black out serve un risparmio di 400 milioni di metri cubi avrebbero evidenziato gli attori del sistema, da Terna alle autorità di bacino, dai produttori elettrici alle Regioni, passando per la Protezione Civile. I 350-400 milioni di metri cubi di acqua di risparmio per scongiurare la crisi, devono essere ripartiti tra i maggiori utilizzatori: i produttori elettrici sarebbero chiamati a utilizzare 150 milioni di metri cubi in meno, le Autorità di bacino e dei laghi dovrebbero contribuire con un risparmio di 70 mln di metri cubi mentre agli agricoltori sarebbe chiesto un minor utilizzo di acqua per 120-140 milioni (l’8% dei loro consumi). Un risparmio che i tecnici – primi tra tutti quelli di Terna a cui fa capo la rete elettrica e la gestione dei flussi elettrici – hanno indicato già da febbraio scorso. Infatti le previsioni per i prossimi mesi non consentono di recuperare il deficit idrico accumulato in autunno e in inverno e, dunque, il problema della siccità è ormai una realtà più che un rischio. «I disagi sicuramente ci saranno – ha detto Bertolaso della Protezione civile – ma questa preoccupazione mi sembra un po’ esagerata: sono quattro mesi che stiamo valutando, studiando e monitorando la situazione, che resta sotto controllo».

Il Tempo, martedì 24 aprile 2007

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