Energia, una legge per gli stabilimenti balneari
marco | 25 aprile 2007Mario Tozzi punta l’indice sugli sprechi e i consumi. Più pannelli solari in riva al mare
DAL PUNTO di vista delle energie alternative l’Italia è davvero un paese da terzo mondo. Ha ragione il prof Mario Tozzi quando salta sulla sedia al solo pensiero che nel Penisola ci siano oltre 10 mila stabilimenti balneari e non ci sia una legge che li obblighi a usufruire della sola energia prodotta dai pannelli solari. «Chi meglio di loro – spiega Tozzi – che stanno in riva al mare e sono aperti di giorno può sfruttare l’energia solare. Anche d’inverno la produzione dovrebbe continuare facendo sì che si garantisca un credito energetico per l’estate, senza mai utilizzare gas o elettricità». Eppure di stabilimenti coi pannelli fotovoltaici se ne vedono davvero pochi. Un’altra cosa che ciascuno di noi potrebbe fare è ridurre lo spreco di energia dovute ai led, quelle luci rosse che restano accese per l’intera notte sul televisore spento col telecomando o sul telefonino in ricarica. Ore e ore di piccoli consumi che moltiplicati per milioni di persone fanno un megaconsumo. «Per ogni led luminoso si consumano 4 watt al giorno – sottolinea Tozzi, ricercatore e conduttore della trasmissione di Rai 3 “Gaia” – Ore e ore di stand by che però non evitano al contatore di girare. In pratica si spende di più con la televisione spenta che accesa. Basterebbe collegarli tutti a una ciabatta elettrica per farli spegnere insieme». Ma si può risparmiare energia anche con gli elettrodomestici A+ o di bassa potenza. «A che servono – rilancia Tozzi – aspirapolveri o asciugacapelli da 2300 watt, quando ci sono quelli che ne consumano 700 e sono molto efficienti. Per non parlare delle caldaie a condensazione capaci di recuperare i fumi ma che in Italia conoscono in pochi». Torniano all’acqua sprecata che tra un po’ di tempo potrebbe essere addirittura razionata. Con la nostra rete idrica colabrodo non è che si può stare tanto tranquilli. «Gli antichi romani – ricorda Tozzi – ricostruivano la rete idrica ogni 50 anni. Oggi invece si fanno le grandi opere e le conduttore sono vecchie di secoli». Anche nelle case si potrebbe fare qualcosa di più per risparmiare un po’ d’acqua. «Sicuramente sì – consiglia Tozzi – cominciamo dal tappo nel lavandino quando ci si fa la barba. Poi passiamo al dispersore di flusso per il lavandino, le cui perdite devono essere evitate. E chiudiamo con un bella doccia da preferire al bagno. Per ogni doccia si consumano 60-70 litri d’acqua contro le 150 della vasca». m.castoro@iltempo.it Il Tempo, mercoledì 25 aprile 2007





