Gran Bretagna, l'addio di Tony Blair
marco | 10 maggio 2007DALLA STAMPA
Oggi il premier annuncia il ritiro: dopo dieci anni lascia la guida del governo e del Labour Party
Anthony Charles Lynton Blair, detto Tony, nato a Edimburgo il 6 maggio 1953: aveva appena 44 anni quando fu eletto primo ministro della Gran Bretagna; ne ha appena 54 oggi, il giorno in cui annuncerà ufficialmente – dopo lunghi mesi di suspence – la data del suo ritiro. C’è chi lo detesta e chi lo ammira, ma certo non ha lasciato nessuno indifferente: si chiude l’era di un politico che ha lasciato un segno nella storia, che ha saputo dare col suo New Labour una impronta totalmente nuova al partito, sfrondandone gli aspetti più di sinistra ma portandolo per tre volte a una vittoria elettorale senza precedenti.
GORDON BROWN ALLE PORTE
Il suo New Labour aveva conquistato i voti del centro propugnando una miscela di pubblico e privato nei servizi sociali. Tony Blair lascerà il posto e a capo del governo, e a capo del partito al collega Gordon Brown, in paziente attesa da anni fra le quinte, oggi ministro del Tesoro. Brown però erediterà un esecutivo in caduta libera nei sondaggi. A carico di Tony Blair il lascito pesante della partecipazione alla guerra in Iraq, contro il volere della grande maggioranza della popolazione, e l’alleanza strettissima (è stato dipinto come un cagnolino) verso la Casa Bianca dell’amministrazione Bush.
NEL FUTURO, UNA FONDAZIONE CHE PORTA IL SUO NOME
Ma la storia lo ricorderà anche come il leader che ha incarnato una generazione giovanissima di politici; che ha riportato la Gran Bretagna alla crescita economica pur restaurando in parte lo stato sociale smantellato nell’era Thatcher. È stato anche il premier della devolution a Scozia e Galles. E appena tre giorni fa ha firmato il suo più grande successo «pacifico» con la rinascita del governo autonomo biconfessionale in Irlanda del Nord. Quanto al futuro, si prevede una fondazione «Tony Blair» con base a Londra, che contribuisca a gettare ponti tra le tre religioni monoteiste per superare incomprensioni e diffidenze reciproche – e che aiuti a consolidare la democrazia nel mondo. Nell’immediato, Blair dirà addio a un decennio di governo con un giro di visite all’estero, prima di lasciare Downing Street, probabilmente alla fine di giugno.





