Solo acqua e pietra: addio ghiacciai della Val d'Aosta
marco | 15 maggio 2007DALLA STAMPA
Le previsioni dei climatologi: “Entro un secolo non rimarrà più nulla”
di Enrico Martinet
«Le montagne saranno nere». Senza ghiaccio. E’ la sentenza di condanna per le Alpi. E per la regione più glaciale d’Italia, la piccola Valle d’Aosta, significa «desertificazione» nel giro di un secolo. Il «se» c’è ed è rappresentato dal clima: se quanto accaduto in questi ultimi anni continuerà, se le temperature si manterranno cioè più alte delle consuete medie stagionali. Basta un grado in più in un anno, perché le terre gelate (il permafrost) diventino esili e lascino i monti all’effetto devastante dell’erosione e della gravità. I ghiacciai valdostani in un anno hanno perso milioni di metri cubi d’acqua.
Il disastro è cominciato nell’estate più calda degli ultimi due secoli, quella del 2003. Gli effetti si sono prolungati, le rocce sono affiorate, occhi neri fra i ghiacciai e le pareti delle montagne hanno cominciato a franare. Gli ultimi imponenti crolli sono dell’estate scorsa sul Cervino. I ghiacciai arretrano di decine di metri ogni anno, le morene diventano più grandi, detriti in bilico. I versanti delle vallate sono fragili e dove il ghiaccio si perde fra le ghiaie si formano pericolosi laghi.
Un mondo in agonia. Lo dicono gli scienziati, lo dimostrano le cifre. Le immagini senza appello dei satellite, le misurazioni con il Gps, le foto confrontate anno dopo anno. Ieri alcuni dati sulla malattia dei ghiacciai sono stati commentati dall’assessore regionale Alberto Cerise, che ha illustrato il lavoro della «Cabina di regia dei ghiacciai valdostani». Tra il 1975 e il 1999 si sono trasformati in acqua 34 chilometri quadrati di ghiaccio. Cifre ottenute con il «volo ortofotogrammetrico». Ma non è che un capitolo di un’apocalisse: ora si attende quanto rilevato nel 2005. Il rischio è che in sei anni la superficie glaciale valdostana si sia assottigliata come in quei 24 anni.
I ghiacciai della Valle sono 216 e coprono il 5% della superficie della Regione. «Le loro dinamiche – dice Cerise – incidono in modo determinante sul territorio. Penso alle risorse idriche in calo e ai rischi naturali». Uno dei guai possibili si annuncia ai piedi della Becca di Tos, tra le due vallate del Parco del Gran Paradiso, Rhêmes e Valsavarenche. Addio permafrost e le morene stanno scivolando senza più la «colla» del gelo perenne. Una frana di 300 mila metri cubi, come precisa l’assessore: «Occorrerà fare una diga non per l’acqua, ma per la morena».
In un anno il ghiacciaio del Rutor a La Thuile ha lasciato scorrere 14 milioni di metri cubi d’acqua. In sette anni un ghiacciaio della Valsavarenche, quello del Grand Etret, ha perso 7,9 metri di spessore. Nevica solo alle quote più alte. Analisi che fa parte dello studio della «Cabina di regia dei ghiacciai» coordinata dalla Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur e a cui collabora anche l’Arpa. La zona della neve è quella di «alimentazione» dei ghiacciai. Nel giugno dello scorso anno il terreno era innevato tra i 2500 e i 2700 metri. Il mese dopo il bianco si era ritirato ai 3 mila. Niente più «cibo» per i ghiacciai.





