I furbetti del teatrino
marco | 24 luglio 2007
Il Brancaccio è un teatro, e come tale c’è voluta tutta una serie di colpi di scena per mettere su uno spettacolo da non perdere. Tra silurati che risorgono e presunti scippatori dal cuore d’oro, che finiscono a mani vuote, non si sa a chi assegnare il ruolo di protagonista in questa commedia all’italiana. Una girandola di eventi, dichiarazioni e colpi di teatro che ci hanno, un po’ a tutti, fatto venire la voglia di parlare e sparlare. Costanzo, in gesto d’onore, ha mollato l’osso. Proietti, dopo essersi asciugato le lacrime, è risalito in sella al cavallo Brancaccio ma non ne vuole sapere di accettare la sola direzione artistica, pretende anche la gestione del teatro, a costo di accollarsi le spese dell’affitto dello stabile: un’entrata a gamba tesa sull’amministratore Longobardi che rischia di restare con il cerino in mano e di ritrovarsi ancora Proietti dietro le quinte.
Alla fine della contesa (se sarà mai questa la fine) la fatidica domanda spontanea che sorge è la seguente: ma tra Costanzo e Proietti chi era la vittima e chi il carnefice? Probabilmente nemmeno Sherlock Holmes saprebbe risolvere il caso. Chi invece può esultare per essersi portato a casa una bella vittoria è Walter Veltroni. Il secondo round, quello che l’ha visto salire sul ring, è stato stravinto per ko tecnico, con tutti gli sparring-partner finiti al tappeto, compreso l’amministratore della società che gestisce il Brancaccio, quell’Alessandro Longobardi che affidando la direzione artistica a Costanzo e riprendendosi la gestione era riuscito nell’intento di togliersi dalla scena sia Proietti sia il Comune, inteso come soldi pubblici. Soldi che Veltroni (inteso come Campidoglio) non sborserà più, pur avendo difeso l’amico Gigi. Si tratta di un risparmio pari a 750 mila euro l’anno, non pop corn e bruscolini.
Dunque, ha vinto Walter (guai a sottovalutare la sua abilità è il messaggio per Enrico Letta e Rosy Bindi), Proietti è disposto ad accollarsi l’affitto per tornare al suo teatro, sempre che Longobardi accetti di fargli fare insieme la direzione artistica e quella organizzativa. A quanto pare, il problema non era rappresentato dall’arte e dalla cultura, ma dai soldi che dalla gestione del Brancaccio possono andare nelle tasche di chi lo amministra.
Guardate che coincidenza, solo ora che il Comune non paga più, Proietti è pronto ad accollarsi l’onere (magari troverà pure lo sponsor. Forse Kimbo?). Perché non l’ha fatto nei precedenti anni? Perché il Comune ha pagato l’affitto di un teatro gestito dai privati? 750 mila euro l’anno per 5 anni sono circa 4 milioni di euro (magari ci scappava un asilo o quasi quasi un teatro nuovo in una delle tanto decantate periferie).
Veltroni avrà sicuramente parlato con Costanzo, l’avrà invitato a fare un passo indietro da persona responsabile, e l’anchorman, pur di non finire nella gogna mediatica, ha accettato l’invito e a malincuore ha spento il suo entusiasmo. Nel ringraziare il sindaco di Roma non gli ha però risparmiato una frecciatina velenosa dalle colonne del Messaggero: “Mi chiedo con malinconia perché mai le istituzioni non debbano fare un ganascino di simpatia ai piccoli teatri privati”.
Per quanto riguarda Proietti va detto che il suo Brancaccio doveva confluire all’interno della struttura Teatro di Roma, già complicata da gestire, in quanto ci sono uno stabile come l’Argentina e un personaggio del calibro di Giorgio Albertazzi come direttore. A quanto sembra a bocciare Proietti è stato l’attuale presidente Oberdan Forlenza, ex capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali nel precedente governo Prodi e recentemente nominato da Mussi capo di gabinetto del ministero dell’Università. Forlenza, magistrato amministrativo, docente universitario di Diritto, ha già svolto incarichi nella XIII Legislatura presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un pluridecorato, uomo di cultura che piace alla sinistra ma che a quanto pare non vedeva di buon occhio il Gigi tuttofare.
Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Non è facile arrivare a delle conclusioni logiche. Quello che forse possiamo sforzarci di intendere è la capacità di ciascun protagonista nell’interpretare uno o più ruoli della commedia, alla quale potremmo dare il titolo provvisorio “il buono, i brutti e il cattivo”. Dove, ovviamente, la parte del buono spetta al buonista per eccellenza, Walter Veltroni; i brutti sono Costanzo e Proietti, finiti quasi alle mani, mentre per la parte del cattivo nessuno può interpretarlo meglio di Alessandro Longobardi. Un cattivo che però non ne vuole sapere di finire sconfitto. Anzi, non è da escludere un suo colpo di testa: faccio tutto io. In fondo il cartellone è già pronto, deve solo sostituire i due spettacoli di Proietti. Una stagione senza direttore artistico e poi in santa pace l’anno prossimo può affidare il teatro a chi vuole lui. E senza polemiche. Glielo faranno fare?
Italia Oggi, 24 luglio 2007





