“Quel pasticciaccio di via Merulana”
8 08 2007
La guerra combattuta a fine luglio per la conquista del Teatro Brancaccio ha fatto più vittime (e danni) di quanto si potesse prevedere. Alla fine hanno perso tutti i contendenti che si sono affrontati (in verità con una strategia suicida), l’uno contro l’altro allo scopo di annientarsi. Cominciamo dal terzo incomodo.
Maurizio Costanzo, seppure animato dallo spirito crocerossino del salvatore dei teatri italiani, spintosi ad accettare e poi restituire l’incarico di direttore artistico del Brancaccio, dalla vicenda è uscito come se fosse stato lui a tradire Gigi Proietti. Come se il Brancaccio fosse un altro feudo che servisse a dare ancora più prestigio al suo impero. In realtà pochi hanno messo in rilievo il fatto che lui, il direttore artistico, l’avrebbe fatto senza percepire compensi economici. Come pochi in verità sapevano del suo tentativo precedente di “posare il cappello” sul Sistina, obiettivo principale per l’anchorman e la sua struttura. Alla fine di questo “pasticciaccio” Costanzo, non solo è rimasto a mani vuote (beh, forse il termine sembra un po’ inappropriato), ma addirittura ha dovuto fare i conti con la gogna mediatica. E per un comunicatore del suo calibro non è stata cosa da poco.
Veniamo ai due duellanti. Il padrone di casa, Alessandro Longobardi, legale rappresentante della società che ha la disponibilità del Brancaccio, e Gigi Proietti, direttore artistico che si è occupato anche della gestione (con l’affitto pagato dal Comune di Roma). A Longobardi restano i cocci di un teatro. A oggi la prossima stagione è praticamente saltata. Non ci sono le condizioni tecniche per ricevere nel miglior modo possibile le compagnie e i loro spettacoli. Il teatro non è agibile e difficilmente lo sarà in tempi brevi. “L’uragano” si è abbattuto in piena estate, a ridosso delle ferie, in un periodo in cui diventa un’impresa perfino reperire un tecnico. Solo un miracolo può salvare Longobardi. Una stagione teatrale, infatti, si programma un anno prima e non all’ultimo momento. Per ridare la luce al Brancaccio sarebbe auspicabile una crociata tra gli altri teatri, un’alleanza per non farlo chiudere. Qualche incasso potrà arrivare dai concerti, che dopo Natale il teatro di via Merulana potrebbe organizzare.
E veniamo al prim’attore, quel Gigi Proietti, che ha fatto fuoco e fiamme dopo aver saputo che avrebbe perso la direzione artistica e la gestione del Brancaccio. Al Gran Teatro Tenda di Ponte Milvio a Roma, sembra che non lo seguirà nessuna delle compagnie che invece erano pronte a firmare il contratto per gli spettacoli sul palcoscenico di via Merulana. Vincenzo Salemme, col suo “Bello di papà”, è praticamente già traslocato al Teatro Olimpico. A quanto pare sotto il tendone non ci saranno né “Il Laureato” con Giuliana De Sio nelle vesti affascinanti di Mrs Robinson, né il pirandelliano Leo Gullotta, alle prese con “L’uomo, la bestia e la virtù”, tantomeno il “Masaniello” di Tato Russo. Nessuno ne vuole sapere di esibirsi in un teatro tenda, palcoscenico adatto a show che vedono protagonista un solo mattatore, Grillo o Proietti per intenderci, ma non privo di difficoltà per una compagnia che deve allestire più scene.
Morale della favola: un’altra delusione per l’attore romano che a questo punto potrebbe non accettare il nuovo incarico. Non a caso, ha già rilasciato dichiarazioni in tal senso, mettendo un po’ le mani avanti. Da onorare c’è una miniserie su RaiUno, che ironia della sorte ha per titolo proprio “Quel pasticciaccio di via Merulana”, anche se stavolta il Brancaccio non c’entra affatto. Perfino l’infaticabile Proietti, dunque, ha voglia di allentare un po’ gli impegni. Sono davvero finiti i tempi del suo Brancaccio e del maresciallo Rocca.




















Finalmente qualcuno che dice come sono andate veramente le cose, e il fatto che Costanzo avesse già messo gli occhi sul Sistina, non vi fa pensare che forse, ma dico forse, il colpaccio al Brancaccio lo preparasse da mesi insieme al lesto longobardi??
…che schifo…