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Mauro Mortaroli, quando uno spot ti allunga la vita (e la carriera)

marco | 11 settembre 2007

uscito il 6 settembre 2007Ricordate la telefonata di Massimo Lopez che allungava la vita? Oppure il faccione da Parmacotto di Christian De Sica? O ancora Aldo, Giovanni e Giacomo piccolissimi in un mondo gigante? Sono solo alcune della campagne pubblicitarie di successo firmate da quel genio della creatività di nome Mauro e di cognome Mortaroli. Romano, poco più che cinquantenne, cresciuto nell’Armando Testa, fino a diventare il direttore creativo chief e in ultimo vice-presidente, per poi lasciare l’incarico e fondare nel 2004 la Mortaroli & Friends con i suoi inseparabili soci, Alfredo Valzgris e Nicola Brunialti. Un uomo che ha avuto il coraggio di lasciare un posto ottimo e di prestigio per ricominciare daccapo. Il motivo? Voleva avvicinarsi a casa, nelle Marche dalla sua famiglia. Per un anno intero è stato a spasso, per non stare fermo e portare qualche soldo a casa ha fatto il falegname. Un lavoro senza dubbio creativo, lo stesso che faceva Harrison Ford prima di incontrare Steven Spielberg che poi lo trasformò in Indiana Jones. Passato il primo periodo, la società di Mortaroli ha cominciato a ingranare e il lavoro non è più mancato. Anzi, ora non sa a chi dare i resti.
Vincitore di un Leone d’Oro a Cannes per la campagna Telecom con Massimo Lopez, uno degli spot più premiati della storia della pubblicità italiana. Quello che ti allungava la vita, per intenderci. Sono firmate da lui anche le campagne Yomo con Aldo, Giovanni e Giacomo, Lavazza con Paolo Bonolis e Luca Laurenti, il Crodino che fa impazzire il mondo e la campagna Tim che vede protagonista quel Christian De Sica, con il quale lavora da 13 anni. «Christian è un attore fenomenale – sottolinea Mortaroli – ormai ci capiamo al volo. Con lui è davvero un piacere lavorare, la sua creatività nell’improvvisazione è geniale. E’ un autentico fuoriclasse, con capacità comiche straordinarie e dai tempi imbattibili». Con De Sica si sono conosciuti ai tempi del Parmacotto, con Christian nei panni di un droghiere alle prese con quella signora indomabile che continuava insistentemente a chiedere Parmacotto. E da allora De Sica-Mortaroli rappresentano un binomio perfetto della pubblicità di successo.
Un altro lungo amore di Mortaroli è con gli spot della Lavazza. Insieme da 12 anni, 6 con Tullio Solenghi e altrettanti con Paolo Bonolis, in collaborazione con Armando Testa.
Tutti grandi successi, uno dopo l’altro, ma ci sarà mai un premio alla carriera per Mauro Mortaroli? «Speriamo proprio di no – replica il diretto interessato – io ricordo sempre le parole che disse Enrico Sannia, un vero maestro del settore, ricevendo l’ambito riconoscimento: “Ho capito, non mi volete più far lavorare…” E aveva proprio ragione. Quindi io preferirei lavorare più a lungo possibile, perché mi diverto».
Lo spot più costoso? «Quello Tim girato a Cinecittà, colossale con Bocelli, una scenografia impegnativa con un treno, un ponte alto, la ricostruzione di due colline, una cascata. Uno spot miliardario allestito dall’architetto Beppe Mangano».
E lo spot più bello? «Mi è molto piaciuto quello delle ragazze Tim in barca che facevano il giro d’Italia dopo che le era stata rubata la macchina. Atmosfera allegra, viaggi fatti realmente, porti, eventi, serate: non c’era nulla di noioso».
Qual è il segreto per realizzare uno spot di successo? «Il messaggio pubblicitario – spiega Mauro Mortaroli – deve essere come il cartello dell’autostrada, al quale devi prestare la massima attenzione in pochi secondi. Non va dimenticato che il telespettatore che ti guarda è distratto. Spesso è anche innervosito dall’interruzione pubblicitaria o dai suoi problemi che vanno dal conto in banca, al litigio con la fidanzata o allo scaldabagno che non funziona. Quindi lo spot deve consumarsi in maniera indolore e veloce. Deve farsi notare, gradire e ricordare. Deve colpire l’immaginazione, deve piacere ma nello stesso tempo deve far vendere il prodotto. In sintesi chi realizza uno spot pubblicitario deve ricordarsi che esistono due protagonisti: il prodotto prima e il pubblico poi. E più il pubblico si diverte, più il prodotto diventa simpatico».
Carosello, quanta nostalgia. Mortaroli non ha dubbi: «È stato il maggiore esempio di creatività. Molti pubblicitari lo ricordano come una iattura. Una devianza dalla retta via della pubblicità, quella anglosassone per intenderci. Ma per me e per altri Carosello ha rappresentato un vero campo scuola. Aziende, attori e sceneggiatori di Cinecittà realizzavano dei corti di indubbio valore. Che sono rimasti nella memoria di generazioni».

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