Anche Riotta molla Prodi e sale sul carro di Veltroni
marco | 14 settembre 2007
L’alzata di scudi di Gianni Riotta, in difesa della sua indipendenza dalle lottizzazioni di viale Mazzini, ha fatto tremare i muri di Saxa Rubra. Soprattutto quelli vicini ai giornalisti del Tg1 di area di centro-destra che sotto la sua direzione si sono visti spostare di ruolo. Come è accaduto ai due vicedirettori del Polo, Roberto Rossetti (rimasto a Unomattina) e Claudio Fico (per il quale l’edizione delle 20 resta solo un ricordo). I bene informati ci ricordano che Fico era il pupillo di Clemente Mimun, predecessore di Riotta, e quindi non poteva rimanere nelle grazie del neo direttore. Con l’arrivo di Riotta per Fico è cominciata un’odissea che l’ha visto per parecchio tempo occuparsi delle edizioni della notte.
Ovviamente a Saxa Rubra nessuno dichiara e si espone contro il direttore. Le confidenze e gli aneddoti si raccontano solo a registratori spenti. Cominciamo con il dire che Riotta sicuramente può essere considerato un direttore nato con la camicia (del resto la sfoggia in ogni suo intervento televisivo), se si pensa che un po’ tutto gli è stato consentito, e senza battere ciglio. Ma va detto che questa situazione non rappresenta certo una colpa. Tutt’altro. A quanti di noi piacerebbe essere un Gastone Paperone? E Riotta un po’ lo è, anzi probabilmente è l’ex giornalista del manifesto che ha ottenuto più successo fuori dalla casa madre. Ma torniamo alla fortuna e lasciamo la politica. Almeno per ora. Riotta è diventato direttore del Tg1 nel periodo che Canale 5 aveva il peggior traino per l’edizione delle 20, quell’Amadeus che ormai colleziona flop su flop. Quindi, senza il minimo sforzo ha potuto incrementare i telespettatori e stravincere le sfide col Tg5 di Rossella. Seppure, mese dopo mese, il Tg1 abbia cominciato a perdere telespettatori nelle altre edizioni della giornata.
Un altro aspetto da non sottovalutare, ci ricordano quelli che sanno sempre tutto, è il rispetto e la cortesia con cui Riotta è stato trattato dal cdr. Qualcuno ricorda che, con Mimun direttore, sulla bacheca della redazione non c’era un millimetro di spazio, in quanto sommersa dai comunicati sindacali. Oggi sembra una piccola Porta Portese, è usata solo per vendere motorini o comprare auto. Inutile negarlo: il cdr e l’Usigrai hanno visto di buon occhio il suo arrivo.
In pratica a Riotta gli si perdona tutto, dalle gaffe alle notizie non vere. Due esempi: il servizio su YouTube che Striscia smascherò di essere vecchio come il cucco, o la bufala dello shuttle esploso.
Nella lettera alla Stampa il direttore del Tg1 scrive di aver criticato il primo ministro come nessuno ha mai fatto in mezzo secolo di vita del telegiornale di RaiUno. Tra i suoi colleghi le prime reazioni a riguardo sono state: “E chi se n’è mai accorto?”. Si ricordano di più sicuramente i fischi a Prodi non fatti ascoltare, i sondaggi negativi sul governo ignorati, gli attacchi al premier relegati dietro, molto dietro, nella scaletta. Una scaletta del Tg1 delle 20 che Riotta ha precluso a molti vicedirettori. In pratica alla riunione sono ammessi soltanto in quattro, un conclave composto dal direttore, da Fabrizio Ferragni, David Sassoli e Massimo De Strobel. Con tanto di password per accedere ai sommari e nessuno degli eletti che sia, almeno un tantino, vicino all’opposizione.
Per quanto riguarda poi le critiche degli esperti, va detto che in redazione sono parecchi coloro che non vedono favorevolmente il proliferare degli interventi esterni, perché tolgono spazio alle risorse interne. Qualcun altro ricorda l’allontanamento di Alberto Maccari, l’uomo macchina del Tg1 con più lunga milizia, al quale nemmeno la consolidata amicizia con Gianni Letta è riuscita a salvarlo dalle grinfie di Riotta che ha preferito non avvalersi della sua esperienza.
I maligni, come si sa, hanno la lingua lunga e la memoria buona, non a caso ricordano che Riotta è stato sempre legato all’amico Gad Lerner, la cui simpatia per Prodi è risaputa e dichiarata. Addirittura per diversi mesi sembra che il direttore del Tg1 abbia alloggiato nello stesso albergo romano che veniva scelto da Lerner. Qualcuno si è anche chiesto chi fosse a pagare il conto, ma questa è un’altra storia. Di sicuro Riotta non può certo essere condiderato uno tra i direttori del Tg1 che guadagna di meno. Tanto di cappello.
Tuttavia, i soliti maligni hanno avuto a che dire pure sul fatto, citato nella lettera, della sua nomina ottenuta con l’unanimità dei voti del consiglio di amministrazione della Rai. La leghista Giovanna Bianchi Clerici non votò a favore, andando contro anche alla strategia decisa dai consiglieri della Casa delle Libertà, i quali miravano più a salvare le altre nomine in possesso che a dare battaglia su una sostituzione annunciata. Impresa che alla lunga non si può certo dire sia riuscita. Anzi, l’arrivo di Fabiano Fabiani spiana la strada ad altri cambiamenti. Non certo cambiamenti di… Riotta.
A proposito di cambiamenti: ma non sarà che anche il direttore del Tg1 stia mollando Prodi per spostarsi dalla parte di Veltroni? Come diceva Giulio Andreotti, a pensare male spesso ci si indovina.





