Petruccioli ricompatta i due nemici
marco | 25 ottobre 2007
Prove tecniche di nuova maggioranza. Dopo aver per giorni urlato ai quattro venti il proprio disagio nei confronti dei compagni di governo, minacciando in più occasioni di far cadere Prodi, ecco che i fedelissimi di Di Pietro e Mastella si prendono a braccetto e partecipano all’operazione sfiducia nei confronti del presidente della Rai, Claudio Petruccioli. Una missione, studiata a tavolino e portata a termine, che scatena la bufera all’interno dell’azienda di viale Mazzini, proprio nel giorno in cui è stato approvato dal cda il nuovo piano industriale.
L’esito del voto dà nuova linfa all’Udeur e all’Italia dei Valori che ora si sentono sempre più ago della bilancia. Ha ragione Giuseppe Giulietti, il diessino membro della commissione Vigilanza Rai, quando afferma che quello di ieri è stato un voto politico vero e proprio, non un atto di sfiducia nei confronti di Petruccioli. In pratica la Rai ha fatto da apripista a ciò che accadrà nelle aule parlamentari da qui in futuro.
A votare come i 17 membri della Cdl sono stati Antonio Satta dell’Udeur, Egidio Pedrini dell’Italia dei Valori e Marco Beltrandi della Rosa nel Pugno. Il voto di sfiducia non è vincolante, in quanto per nominare o far decadere il presidente Rai occorrono i voti dei due terzi della commissione. Tuttavia, come abbiamo già detto, l’esito del voto è un segnale politico da non sottovalutare.
Il centro-sinistra, dunque, colleziona un’altra spaccatura importante che fa di nuovo ripiombare nel caos la Rai. In un momento in cui, superato lo scoglio Petroni, l’Unione aveva in mano il cda di viale Mazzini, grazie all’ingresso di Fabiano Fabiani voluto dal Tesoro. Petruccioli l’ha detto e ridetto: lui non ha nessuna intenzione di lasciare l’incarico. Per mandarlo via ci volevano 27 voti e non i 20 ottenuti.
«Se mi volete sostituire, ha ribadito Petruccioli, bisogna procedere alla nomina di un nuovo presidente che prenda il mio posto». Lui non si opporrà a una eventuale nomina che provenga dall’azionista Tesoro (il ministro di Economia e Finanze) e ha giurato che non farà nemmeno ricorso al Tar, procedura molto in voga.
Ma il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, ha sollecitato Petruccioli a tener conto dell’invito giunto dalla commissione. Mentre per Palazzo Chigi questa votazione non ha alcun valore, sarà il Tesoro a decidere.
Duro il commento di Renzo Lusetti che ha provato in tutte le maniere a far slittare la votazione contestando il numero legale, anche se alla fine la sua presenza è servita a sciogliere il nodo. «La Vigilanza, ha tuonato l’esponente della Margherita, farebbe bene a occuparsi di più di qualità dei programmi, come chiedono i cittadini, anziché cercare tutti i giorni di mandare a casa il presidente del cda della Rai».
Il classico serpente che si morde la coda. Se si fanno le commissioni di vigilanza con i politici logico aspettarsi che facciano politica.
Lascia perplessi il fatto che con un colpo di mano i membri della Cdl in commissione siano riusciti con un emendamento a evitare che si votasse l’intera sfiducia a tutto il cda della Rai, salvando così i quattro consiglieri del Polo.
Con i voti trasversali il centro-destra è sì riuscito a sfiduciare Petruccioli, ma nulla ha potuto contro il piano industriale approvato a maggioranza dal cda di viale Mazzini con i voti di Petruccioli e dei consiglieri del centro-sinistra Fabiani, Curzi, Rizzo Nervi e Rognoni. Via libera ora al risanamento che potrà portare a pensionamenti e tagli per far fronte a un deficit che mette ben più paura della bufera politica.





