Zalayeta, dopo il salto la siepe con le spine. Ancelotti prigioniero del gruppo
marco | 30 ottobre 2007Alla fine il giudice sportivo doveva uscire dal tunnel. L’ha fatto con una sentenza che scontenta tutti. Ha provato a dare un contentino alla Juve, dopo la sconfitta di Napoli, punendo un calciatore che forse più di qualche suo altro collega si era comportato con sportività. Nell’episodio del secondo rigore in favore del Napoli, che come il primo era inesistente, Zalayeta poteva non saltare Buffon, scontrarsi con il portiere della Nazionale e convincere anche le moviole sull’entità del fallo da rigore. Invece non l’ha fatto, preferendo saltare l’estremo difensore. Ebbene, come premio, è stato squalificato per due turni con la prova tv per una simulazione che secondo il giudice sportivo è stata decisiva per ingannare l’arbitro. Un direttore di gara, il cui operato è stato delegittimato proprio dalla sentenza della prova tv, che per la prima volta affronta un argomento che compare nel referto arbitrale (episodio visto e giudicato da Bergonzi con la concessione di un rigore). In pratica una nuova maniera per cancellare la discrezionalità del fischietto in campo. Nella motivazione si legge addirittura che Zalayeta doveva dire all’arbitro che l’aveva tratto in inganno. Se questo è il nuovo corso… Ma invece dell’auricolare non è meglio la moviola a bordo campo?
Ancelotti sulla graticola. Il Milan in campionato continua a cedere il passo. Sotto accusa la campagna acquisti di Galliani. Ma nessuno dice che il gruppo dei campioni d’Europa ha fatto quadrato contro i nuovi arrivi. Qualcuno ha forse dimenticato le dichiarazioni di Gattuso e company quando è stato acquistato Emerson? Ve le ricordiamo: “Un altro centrocampista. Che viene a fare, non serviva, siamo già in tanti”. L’unica colpa di Ancelotti è stata quella di avallare le richieste dello spogliatoio, ma d’altronde non poteva dire di no a un gruppo che gli ha dato l’ultima (insperata) Champions League.





