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Calcio, accordo sui diritti tv: passa la linea delle grandi

marco | 31 ottobre 2007

DALLA STAMPA

A chi non avesse la pazienza di seguirci lungo un percorso cosparso di numeri e percentuali un po’ astruse, basti la conclusione tirata dal direttore generale della Lega, Marco Brunelli, dopo la firma dell’accordo sulla nuova spartizione dei diritti tv nel calcio: nell’estate 2011, quando si passerà alla cassa, il club più pagato prenderà 4 volte più del più povero, mentre oggi il rapporto è di 1 a 5,5 e in precedenza era di 1 a 7.

In soldoni se il Milan o la Juve incasseranno cento milioni, il Livorno o il Siena, la fascia di club con meno storia e meno tifosi, ne prenderanno 25. Prima non arrivavano a 15. E il rapporto migliora per le società come il Toro o la Fiorentina, spesso penalizzate nei contratti tv venduti individualmente mentre dal 2010 saranno ceduti in blocco dalla Lega.

La forbice si sarebbe dunque ristretta, come chiedeva il Governo. Matarrese poteva esibire il sorriso a 32 denti dei giorni migliori e il tenore della sua telefonata con la Melandri non si può certo definire segreto: lo sentivano anche in piazza Duomo che la signora ministro si complimentava con il gaio Don Tonino per aver trovato una quadra alla situazione più spinosa. «Con i criteri approvati dalla Lega Calcio, anche la Reggina potrà vincere lo scudetto», ha poi commentato il ministro. La realtà è che i cinque grandi (Milan, Inter, Juve, Roma e Napoli) hanno limitato i danni: erano in minoranza, hanno rischiato che l’assemblea votasse una spartizione molto più penalizzante per i loro interessi e di dover aprire una laboriosa vertenza davanti alla Corte Federale, spaccando il calcio, come aveva minacciato il legale del Milan, l’avvocato Cantamessa, arrivando alla riunione. I tamburi di guerra si sono quietati, adesso tutti suonano le trombe della vittoria tranne l’Atalanta, il Siena, il Palermo e il Cagliari, i quattro club che hanno votato contro (15 a favore, la Fiorentina era assente forse perchè non sapeva da che parte stare).

Ma anche gli scontenti torneranno nei ranghi. Matarrese ha parlato di svolta epocale e ha un filo di ragione. Si volta pagina anche se è passato il principio di spartizione chiesto da Galliani a nome delle grandi: il 40% della torta, che ora è di 650 milioni di euro, ma che vorrebbero ottimisticamente portare a un miliardo entro il 2010, sarà diviso in parti uguali tra i 20 club; il 30% in proporzione al bacino di utenza e il restante 30% in base ai meriti sportivi.

Il calcolo di questi ultimi ha scatenato la maggiore baruffa. Chi decide la classifica di chi ha più merito? Si è arrivati a una mediazione: un 5% sarà distribuito secondo la posizione nell’ultimo campionato, un 15 sui risultati degli ultimi 5 anni e il restante 10 sulla base di quanto ottenuto dal 1946, per dare un senso alla storia. Il numero dei tifosi di ogni società verrà stabilito invece da una media ponderata di quanto accerteranno tre istituti demoscopici.

Ma nel calcolo del bacino di utenza entra per un 5% anche la dimensione della città: le milanesi, le romane, le torinesi e il Napoli prenderanno un po’ di più. Tralasciamo altri dettagli da ragionieri catastali, anche se la scomparsa del 18% sugli incassi da stadio che spetta alla squadra ospite non è cosa da poco, infatti l’Atalanta si è arrabbiata per questo. In sette ore di riunioni intervallate da abbondanti rinfreschi, crisi e litigi (uno tra Cellino e il presidente Lotito, accusato di essere passato con le grandi) si è trovata una via di uscita evitando che la trovasse la Melandri. La paura ha fatto novanta e questo è un altro numero della storia.
Marco Ansaldo

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