Folle domenica: il poliziotto ha sparato perché convinto di una rapina
marco | 12 novembre 2007Dopo la tragica domenica di follia, conclusasi con la morte di un ragazzo tifoso e con l’assalto ai poliziotti e al Coni compiuto da bande di teppisti, cominciano a schiarirsi le nubi su quanto accaduto. La versione più plausibile sembra quella che l’agente abbia sparato per colpire la macchina e frenarne la fuga, perché era convinto che si fosse consumata una rapina all’autogrill. Purtroppo la pallottola ha ucciso il tifoso. Un incidente, ma con gravi responsabilità da parte del poliziotto. Responsabilità che vanno condivise anche coi vertici del Viminale che hanno cambiato versione sull’accaduto in più occasioni, finendo per alimentare la follia dei teppisti. Il resto dei fatti accaduti nella domenica vanno archiviati sotto la voce terrorismo. Perché gli ultrà, come le università, i centri sociali, i no-tav e i no-global sono forme di aggregazione che hanno come nemico comune lo Stato, e di conseguenza le forze dell’ordine.
Purtroppo in Italia sono mesi e mesi che cova la rivoluzione. E più lo Stato palesa le proprie difficoltà nel far rispettare le regole, più le frange che contestano prendono forza e vigore. Il malessere che traspare, la sfiducia verso le istituzioni, l’antipolitica, la mancanza di sicurezza, l’indulto, i magistrati e quant’altro non fanno altro che alimentare la rabbia e la voglia di ribellarsi.
Ovvio, che qualcosa vada fatto. Sia dal punto di vista politico, con leggi più severe verso chi infrange le regole, e soprattutto con la certezza della pena da scontare.
Come può uscirne il calcio? Il divieto delle trasferte organizzate e la chiusura delle curve che si rendono protagoniste di simili atti vandalici potrebbero essere i primi rimedi attuabili.





