Il calcio chiude le curve ai violenti
marco | 13 novembre 2007
Anche stavolta la Melandri ha chiesto il pugno di ferro. Lo fa ogni volta che sul campo ci restano i morti. Il mondo del calcio si cosparge di cenere il capo e accetta ogni decisione presa sull’onda dell’emozione. Tanto poi si lavora a tavolino per modificare, in parte, i provvedimenti. E il pugno di ferro diventa una mano aperta. Lo sdegno dura solo qualche giorno e tutto il carrozzone si rimette in gioco, imbecilli compresi. Ieri, come in un film già visto, sono scattati i primi provvedimenti: domenica stop ai campionati di B e C. Ironia della sorte la serie A era già costretta allo stop per l’impegno della nazionale. Fermare la B e la C per il tifoso di calcio non è altro che un palliativo. Il provvedimento che invece rappresenta una delle mosse più convincenti riguarda la chiusura delle curve del tifo violento. Si comincia da Taranto e Bergamo, quelle che domenica scorsa, hanno costretto i rispettivi arbitri a sospendere le gare in svolgimento. Solo le curve perché il calcio a porte chiuse è una mazzata per un intero settore che non va demonizzato. Semmai vanno tirate le orecchie alle società che non sono ancora riuscite a emarginare le frange dei teppisti che ancora oggi le ricattano, in nome di quella responsabilità oggettiva che qualcuno vuole far sì che anche un tafferuglio su un bus fuori dallo stadio possa risultare attribuibile alle società di calcio. Solo perché qualche imbecille indossa una sciarpa al collo. Ora i prefetti potranno chiudere alcuni settori dell’impianto per motivi di ordine pubblico e i questori potranno vietare le gare anche in caso di incidenti fuori dallo stadio.
Un’altra stretta si avrà per le trasferte. Quelle a rischio saranno limitate da nuove norme, come quella dell’acquisto del biglietto. Un tifoso che voglia andare a vedere la propria squadra lontano da casa sarà costretto ad acquistare il tagliando nella provincia nella quale è in programma la partita. Quindi niente più vendita comulativa dei biglietti, nemmeno su internet. Quindi nessuna trasferta organizzata.
Intanto a Bergamo sono stati arrestati otto ultras. Per i vergognosi episodi di Atalanta-Milan, accaduti prima della partita, quando le frange di violenti si sono scagliati contro le forze dell’ordine. Altri arresti si spera che ci siano dopo la serata di terrore della capitale, che ha messo a ferro e fuoco i quartieri limitrofi allo stadio Olimpico. Qui serve davvero il pugno di ferro. Non va infatti mai dimenticato come gli inglesi abbiano fatto diventare agnellini perfino gli hooligans, barbari che devastavano tutto. Ci ha pensato la Thatcher rinnovando gli stadi, installando telecamere a circuito chiuso, eliminando i posti in piedi, le bandiere e gli striscioni. Ma la svolta sono state le pene severissime. Ha strappato il rito direttissimo per i reati da stadio, con sentenze addirittura in 24 ore. Con gli steward pronti a portarti via dagli spalti alla prima intemperanza. Ora si cercherà di dare anche ai nostri steward una capacità maggiore di fronteggiare i teppisti (dovranno essere scelti dopo essere stati selezionati e formati).
Il calcio è un’industria che non può essere affondata da imbecilli che fanno casino allo stadio o da chi ha deciso di dichiarare guerra alle forze dell’ordine. Sì, perché è proprio di questo che si tratta: sembra essere tornati agli anni di piombo. I poliziotti si trovano di fronte organizzazioni paramilitari, addestrate, con spranghe e passamontagna. Perché tra gli ultrà, nelle università, nei centri sociali, nei no-tav e no-global ci sono forme di aggregazione che hanno come nemico comune lo Stato, e di conseguenza le forze dell’ordine.





