D’Alatri-Mortaroli, attenti a quei due
22 11 2007
Quando una coppia si separa è sempre un trauma. Sia nella vita privata, sia nel lavoro. Tantopiù nel mondo dello spettacolo e dell’arte, settori in cui i risultati di un sodalizio vincente sono sotto gli occhi di tutti. Nel mondo dello spettacolo divorzi artistici come quello tra Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, tra Ciccio Ingrassia e Franco Franchi, solo per ricordarne due tra io più clamorosi, hanno diviso l’opinione pubblica e segnato un periodo. Nel mondo della pubblicità, è notizia di questi giorni, due grandi come Alessandro D’Alatri, regista, autore e sceneggiatore, e Mauro Mortaroli, creativo, si sono invece riappacificati e sono tornati a lavorare assieme. Hanno ricominciato in pratica da dove si erano lasciati, dal fatidico fortino dei legionari marchiato Telecom allora e Tim oggi. Da Massimo Lopez a Christian De Sica, appesi a una telefonata che ti allunga la vita. Ed è stata proprio una telefonata a rimetterli assieme, ovviamente con un’idea luminosa come quella di rispolverare il vecchio fortino e i legionari pronti a giustiziare il malcapitato vigile Persichetti, che, per sua fortuna, davanti al plotone d’esecuzione ci è finito solo in un incubo.
D’Alatri e Mortaroli hanno lavorato assieme all’inizio degli anni ’90. Dalla loro collaborazione è nata la serie di pubblicità del fortino Sip (poi Telecom Italia) con Massimo Lopez, l’epopea Lavazza con Tullio Solenghi e tanti altri lavori di successo.
Com’è stato rincontrarsi dopo 11 anni? «È stato fantastico», confessa D’Alatri, «un’occasione unica per riaprire un capitolo che si era interrotto. Tutto è successo con estrema naturalezza, grazie alla caparbietà di un cliente che è riuscito in una pacificazione in cui molti avevano fallito. Per magia abbiamo ritrovato le cose allo stesso modo di come le avevamo lasciate: l’ambientazione del fortino, l’armonia sul set, persino un cielo insolitamente azzurro in novembre. E’ proprio bello fare la pace! Che ci sia lo zampino di San Pietro?».
«Più che di San Pietro, di Mangano… (lo scenografo del fortino Telecom e del paradiso Lavazza, ndr)», ribatte Mortaroli, «scherzo, naturalmente. Rincontrare Alessandro è stato come rivedere, dopo una lunga separazione, una fidanzata che ha lasciato il segno. Con lui ho realizzato le mie più belle campagne pubblicitarie, con lui ho vinto il mio unico Leone d’Oro a Cannes, nel 1994, proprio con il fortino. Un’emozione forte».
Ma quali furono i motivi del dissidio? «Ci scontrammo con divergenze sostanziali sul piano professionale», rispondono in coro D’Alatri e Mortaroli, «attriti tra due persone sostanzialmente fatte della stessa pasta, i cui talenti si fondono alla perfezione, finché ciascuno non invade il territorio dell’altro…».
Ma dopo la guerra scoppia sempre la pace. Che cosa vi ha convinto a lavorare di nuovo insieme. «Siamo entrambi più maturi», dice D’Alatri, «con un forte carico di esperienza e più leggeri rispetto alla vita». Mortaroli annuisce e sottolinea: «Prima volevamo tener ferme le nostre autonomie, oggi desideriamo invadere l’uno il territorio dell’altro, confrontandoci continuamente. In pratica abbiamo capito quanto sia bello essere invasi».
Sono baci e abbracci. La scintilla è di nuovo scoccata. Del resto quando al talento si unisce la generosità…
Ma ora non c’è tempo per i sentimenti: c’è da rimboccarsi le maniche, altrimenti il vigile Persichetti chi lo sente. Bisogna salvarlo dal plotone di esecuzione.



















