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Andrea Augello: "Berlusconi ritornerà con Fini"

marco | 29 novembre 2007

uscito il 29 novembre 2007Andrea Augello è nato a Novara il 24 febbraio 1961. Eletto senatore nelle liste di Alleanza nazionale. A Palazzo Madama è membro della commissione bilancio.
Domanda. Come si vive al Senato col batticuore a ogni votazione, sempre sul filo del rasoio?
Risposta. È una legislatura atipica, mi dicono i colleghi più anziani.
D. La cdl era davvero diventata un ectoplasma?
R. In questi giorni da più parti sono volate parole sopra le righe. Berlusconi ha bisogno di superare una situazione non brillante, ha commesso un errore di valutazione avventurandosi sul terreno profetico per la caduta del governo. Si è trovato in un angolo e per smarcarsi tenendo in mano l’iniziativa del dialogo con il Pd, genialmente ha fatto qualcosa di imprevedibile rovesciando le carte e il tavolo del centro-destra. Bisogna evitare però che uno scrollone tattico possa però deludere l’aspettativa della gente che aspetta il ritorno al governo del centro-destra. Qualunque cosa facciano o dicano Fini e Berlusconi, con qualunque legge elettorale, i due hanno un’unica possibilità: allearsi di nuovo, perché l’alternativa è farlo con Veltroni.
D. Il nuovo partito è la mossa giusta?
R. Non mi sembra che la situazione sia poi così chiara. Forza Italia viene sciolta o no? Ora si parla di una federazione, quello che aveva proposto An. Un processo rinnovativo del centro-destra è necessario, certo se Berlusconi vuole una federazione non si capisce perché abbia sempre risposto di no ad An che la chiede da un anno.
D. Che cosa sta accadendo all’interno di An, lei che si è sempre districato tra le correnti, come valuta l’attuale momento?
R. Ho l’impressione che An abbia un momento di ritardo verso l’approccio con l’esterno. La classe dirigente è sempre la stessa dal ‘93 a oggi. In tutti questi anni è cambiato il mondo. Il rischio è di sembrare ingessati dalle vecchie correnti.
D. Storace, Buontempo, Santanchè sono perdite importanti?
R. Ridicolo negare che la perdita di Storace non sia importante, come quella di Buontempo. Santanchè è un’acquisizione più recente, non è un pezzo di storia che se ne va. Storace è una perdita grave, sintomo di una difficoltà in cui il partito si è trovato, di errori di valutazione commessi. Tuttavia credo che la proposta che fa Storace non sia politicamente di grande respiro. Certo se si pensa che Storace è andato via perché noi volevamo fare il partito con Berlusconi, e ora ci rimprovera una scarsa fedeltà al Cavaliere…
D. Cosa pensa del Pd, funzionerà come il modello Roma di Veltroni?
R. Ho i miei dubbi sul fatto che il modello Roma stia funzionando. I nodi stanno venendo al pettine. Veltroni è un incantatore di serpenti che quando smette di suonare è costretto a prendere atto che la situazione è rimasta identica. Semmai Roma potrebbe essere il problema di Veltroni. Quello che è sotto gli occhi di tutti si sta trasformando in un ridimensionamento dell’effetto Veltroni. Non è solo la questione sicurezza, se pensiamo alle alte tasse locali che si pagano con bassa qualità dei servizi, alla Tari che è la più alta d’Italia con Roma che è sempre sporca. Veltroni rischia che il suo biglietto da visita si trasformi in un pezzetto di carta unto e bisunto.
D. A Roma cosa accadrà nel dopo Veltroni?
R. Intanto non sono certo che intenda dimettersi da sindaco prima di candidarsi a premier. Anzi, credo che rimarrà barricato in Campidoglio fino a che non saprà se sarà eletto presidente del consiglio.
D. Legge elettorale o referendum?
R. Meglio la legge elettorale. Un referendum è un alchimia, una legge è un atto di governo compiuto. Il referendum ha il pregio di chiamare i giri, come si dice quando si gioca a carte, per cui in un modo o nell’altro dà un limite. È molto temuto da alcuni partiti, i quali se fallisse il tentativo di una legge elettorale sarebbero pronti a far cadere il governo pur di non andare al referendum.
D. Un duro scoglio la finanziaria…
R. Per noi della commissione bilancio sono stati 42 giorni di lavoro per portare a casa emendamenti importanti. An può essere orgogliosa dei 120 milioni per la ricerca universitaria, dei 20 milioni per il bonus formativo prima occupazione, dell’abolizione del canone Rai per gli anziani. Adesso siamo impegnati in una fase di rilettura della finanziaria perché pochi hanno messo l’accento sui dati di previsione che vanno rivisti a causa del costo del petrolio e dell’euro-dollaro. Il dubbio è se avremo una minore crescita del pil che porterebbe problemi di copertura. A riguardo ci sarà un convegno a Palazzo della Minerva al senato il 6 dicembre. Se diminuisce il pil diminuiscono le entrate e quindi ci sono delle previsioni da rivedere, poi c’è da rileggere quanto incida il welfare, un giochetto che ci costerà oltre 9 miliardi di euro. Un danno per i giovani, un lusso per l’Italia: non dimentichiamoci che la platea dei benificiari sono neanche 250 mila persone, quelli che non andranno in pensione con lo scalone, il tutto in un paese dove si cammina su una corda tesa.
D. Non si poteva risparmiare di più sui costi della politica?
R. Sì. Ci sono almeno 3 miliardi di euro del tesoretto che scriverei nei costi della politica perché fanno parte di quei fondi che il governo ha gettato nella fornace per tenersi in piedi, iniziative che il governo ha facoltà di sostenere ma sono perlopiù inutili e voluttuarie. Dal 30 al 50 per cento delle risorse del tesoretto è finito in cose riconducibili al costo della politica. La domanda da fare è quanto costa mantenere un governo che non ha la maggioranza e deve costruirla di volta in volta. Questo è un costo della politica, non delle istituzioni. Si potrebbe risparmiare di più se ci fossero maggioranze forti che non vanno in giro tra i senatori per acquisirne il consenso. I due cavalli che hanno tirato il carro della finanziaria sono stati l’accordo sul welfare e la spartizione del tesoretto tra i vari pezzi della maggioranza. Non stiamo parlando di cose illegittime, ma di leggi manifesto, come quella di stabilizzare 200 precari, un obulo versato a Rifondazione, oppure i fondi per il gruppo degli italiani all’estero. Purtroppo l’Italia è un paese che regala sempre uomini di confine, che ballano nella zona grigia, che si piazzano al confine dei passi dove si stringono le strade e si possono chiedere dazi.
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“Scrivo libri sulla letteratura medioevale, sui poemi cortesi. Quando posso faccio trekking in montagna. E poi mi dedico al ruolo di nonno, visto che lo sono diventato a 43 anni e ho due nipoti maschi

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