Enzo Raisi (An): "Meglio affrontare un toro che Berlusconi"
marco | 11 dicembre 2007
Enzo Raisi è nato a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, il 23 settembre 1961. Eletto deputato alla camera nelle liste di Alleanza nazionale. In pochi sanno che Raisi è anche un torero dilettante.
Domanda. Di questi tempi è più facile affrontare Berlusconi o un toro?
Risposta. Sicuramente il toro. Preferisco affrontare sempre ciò che conosco.
D. La Cdl era davvero diventata un ectoplasma?
R. Io non ne sono tanto convinto. La forza dei nostri lettori dimostra il contrario. Ectoplasma forse era la proposta politica che andava rilanciata in un progetto comune, certo in modi e tempi diversi.
D. Il nuovo partito è la mossa giusta?
R. Sono un bipolarista convinto. Da due anni chiediamo a Berlusconi di fare un partito unitario e lui che fa, quando gli fa comodo lo tira fuori dal taschino. Mi sembra una cosa poco credibile, ma non solo nei nostri confronti anche per i nostri elettori, per i quali è difficile capire. Alleanza nazionale è un partito vero, ha le sue strutture, i suoi regolamenti, il suo statuto: non si può chiudere in un batter d’occhio. Il problema dei partiti non è farli, ma scioglierli.
D. Forza Italia si scioglierà o no?
R. Mi pare che Berlusconi abbia già fatto tre quattro marce indietro, quindi le difficoltà le ha già incontrate.
D. Se non altro questa vicenda sta ridando la vecchia grinta a Fini, era un po’ di tempo che non lo vedevamo così battagliero…
R. Io che lo conosco bene l’ho sempre visto battagliero, poi ci sono modi e toni. È il tono che fa la musica e lui ha il tono di uno che vuol dare un segnale forte perché la gente vuole tornare a parlare di problemi veri, perché mentre ci si interroga sulle formule elettorali, fuori dal palazzo i problemi sono ben altri.
D. Comunque pure in An ci sono dei problemi. Molti si lamentano che la classe dirigente è sempre la stessa e non si rinnova. Storace, Buontempo e la Santanché che sbattono la porta…
R. Beh, intanto bisogna dire che alcuni che se ne sono andati erano classe dirigente. Storace è sempre stato al vertice del partito fino a pochi mesi che uscisse dal partito. La Santanché era una che ha vissuto all’ombra di La Russa fino al giorno prima, lei sì che deve tutto a La Russa.
D. Ma allora perché se è andata?
R. Penso che da una parte ci sia molta ingratitudine, dall’altra il fatto che in un momento di stanca della politica uno cerca di seguire una strada personale. Ciò non fa bene né al centrodestra né alla politica. Uno si alza la mattina e fonda un partito. Dini, Bordon, Turigliatto, Storace…
D. Ma Storace non rischia di rimanere fuori dai giochi se ci sarà uno sbarramento?
R. Penso che abbia fatto bene i suoi calcoli. Qualcuno gli darà sicuramente una mano. La cosa strana è che lui è andato via da An accusando noi di essere appiattiti sul Cavaliere e di aver spento la fiamma. Poi si scopre che quando il Cavaliare dice tutti uniti, lui che fa? Dice subito: siamo pronti. Sono cose che lasciano il segno.
D. An e Ucd diventeranno ininfluenti se non entreranno nel Popolo delle libertà?
R. Non ci credo. Noi siamo una realtà a cui nessuno può fare a meno. Spero che si ritorni a un progetto unitario che possa far capire al centro-destra quanto sia importante riprendere in mano il governo del paese, cercando di cancellare questa breve parentesi del governo Prodi, il peggiore nel dopoguerra.
D. In politica quali sono le qualità per ottenere consensi?
R. La chiarezza nei messaggi e stare in mezzo alla gente. È questa la chiave di volta.
D. La presenza in tv o sui giornali quanto conta?
R. Moltissimo sui giornali e ancora di più in tv, Basta qualche partecipazione ai grandi salotti per far la differenza.
D. Che cosa bisogna fare per ridare alla gente la fiducia nella politica?
R. Soluzioni ai problemi. In questo paese la politica non è credibile perché non dà soluzioni ai problemi che nel frattempo si sono ammucchiati. E questo preoccupa non poco.
D. Legge elettorale o Referendum?
R. Io ho fatto la battaglia per il Referendum. Tuttavia dipende se c’è una legge elettorale che garantisca il bipolarismo chiaro ben venga e che garantisca un sistema di alternanza fatto su coalizioni omogenee. L’attuale legge non è così malvagia, non è una porcheria, necessita di aggiustamenti al senato, il premio di maggioranza. Nessun altra legge elettorale può garantire a una maggioranza così risicata, di 24 mila voti, di avere un controllo così ampio per governare.
D. Il Vassallum un fallimento, come dice Fini?
R. È una forzatura di due soggetti, Berlusconi e Veltroni, che vogliono passare sopra tutti. Le strade o si fanno assieme o fanno la fine della bicamerale di D’Alema.
D. Allo sbarramento sarebbe favorevole?
R. Sì, anche alto. Minimo del 5 per cento.
D. Quali sono le priorità per il paese?
R. Energia, tornare a fare una politica energetica seria, ritornare al nucleare. L’Italia non solo è dipendente da altri paesi, ma dipende da paesi poco stabili e questo ci preoccupa molto. Si è raggiunto un costo insopportabile per l’Italia, le aziende italiane per via delle spese iniziali dell’energia partono con un handicap che le rende non competitive. Occorre una rivoluzione energetica immediata, la Francia ha nel nucleare il 78 per cento della produzione, con le centrali che sono al nostro confine. Altro tema importante è quello delle infrastrutture, rimaste a 20 anni fa. Poi il costo del lavoro, dobbiamo ridare valore al salario attraverso una giusta riforma sulla tassazione. Ad esempio una delle proposte di Sarkozy, detassare gli straordinari, può essere un’idea per avere subito dei risultati positivi.
D. Si può aprire un asse Veltroni-Berlusconi? Avete paura?
Chi ha idee e programmi chiari non deve aver paura di nessuno. Io ad esempio ancora oggi non ho capito quale sia il programma del partito di Berlusconio che non si sa nemmeno come si chiami. Ciò è grave perché in questo momento i cittadini hanno bisogno di chiarezza, credo che questo sia il limite di un asse che si vede più sulla carta che nella sostanza.
VITA PRIVATA
Torero per passione ereditata dalla madre
«La Corrida è una passione materna. Nella case di mia madre nella Mancia c’è anche una plaza de toros, che è diventato un passatempo, una sfida tra amici senza ammazzare il toro. L’anno scorso sono pure finito all’ospedale, sono i rischi del mestiere».
Paracadutista nel tempo libero
«Nel poco tempo libero a disposizione mi piace fare il paracadutista. Leggo molto, soprattutto in estate, sono capace di divorarmi libri di storia uno dietro l’altro».





