Rifondazione mette in ginocchio lo sport italiano
11 12 2007
All’inizio non ci credeva nessuno. Tantomeno il presidente del Coni, Gianni Petrucci. Che cosa volete fare? I beni del Coni in mano alla società Coni Servizi? Ma che scherziamo! Nonostante le perplessità dell’alto dirigente e dell’opposizione di allora, l’ex ministro Tremonti andò avanti come uno schiacciasassi e la proposta divenne un provvedimento. A distanza di cinque anni il primo sostenitore della Coni servizi è diventato proprio il presidente Petrucci. Perché? Semplice, per convenienza. Non solo per il cassiere del Coni ma per l’intero sport italiano. In pratica nel 2002 il Coni aveva 450 milioni di euro di debiti, qualcosa come 900 miliardi delle vecchie lire. Oggi il debito si è ridotto a soli 60 milioni di euro. I dipendenti del Coni erano allora 2700, oggi sono 1600, grazie a incentivi, mobilità e facilitazioni la struttura si è snellita. Ma proprio mentre si stanno preparando i festeggiamenti per l’azzeramento del deficit ecco che spunta l’iceberg che affonda lo sport italiano. A piazzarlo lungo il percorso ci ha pensato Rifondazione con Folena, spalleggiato da Milana del Pd. La Coni servizi spa deve scomparire e il Coni deve riprendersi il fardello.
In pratica addio al braccio operativo del Coni, servito in questi anni per gestire i suoi beni, tipo l’Olimpico e il Foro Italico, per mandare avanti lo sport italiano senza gravare sulle casse del Coni. Come? Con un contratto di servizio che è andato sempre diminuendo. Nel 2003 il Coni mise in budget 206 milioni per la Coni servizi, nel 2007 il budget è sceso a 172 milioni. Nel piano industriale del 2009 si arriverà a 160 milioni. Ovvio che più diminuisce il budget da stanziare per il contratto dei servizi più al Coni restano più soldi per le federazioni, e quindi arrivano più soldi per lo sport.
Quella della Coni Servizi spa è stata dunque un’operazione che ha portato indubbi risultati, che l’ha vista premiata dallo Stato come uno dei tre esempi di gestione efficiente della pubblica amministrazione. Perfino la Corte dei Conti nel 2007 ha elogiato l’operato della Coni servizi.
Che cosa potrebbe accadere con la sua abolizione? La Coni Servizi spa è una società controllata al 100 per cento dal ministero del Tesoro.
DIPENDENTI. Sono 1600 e sono dipendenti privati che dirottati al Coni tornerebbero pubblici. Ma di 1600 il Coni ne ha bisogno di 800 (attualmente gli altri 800 lavorano presso le federazioni). E poiché le federazioni sono diventate enti privati di diritto non possono accollarsi gli 800 dipendenti in esubero. In pratica sarebbero costrette ad assumere altro personale, mentre quelli che già vi lavorano finirebbero in orbita tra le strutture pubbliche, con un aggravio per lo stato quantificato intorno ai 40 milioni di euro. Inoltre senza la Coni Servizi spa lo stato perderebbe altri 20 milioni di versamenti Iva.
DEBITI. Di milioni da risanare ne sono rimasti 60. Se il Coni dovrà riprenderseli sarà costretto a ripianarli per legge entro l’anno successivo. Che guarda il caso è un anno olimpico, quegli anni in cui lo sport italiano (e le federazioni) hanno più bisogno di soldi per fronteggiare tutte le spese di un grande evento come i Giochi. Senza la Coni Servizi il caos è dietro l’angolo. Ci sono 800 persone che perderebbero il posto e le federazioni con l’acqua alla gola.
La difesa d’ufficio di Petrucci non è personale, perché non è la sua poltrona che è in discussione. Viene da chiedersi a chi convenga questa operazione e perché Folena e Milana siano così accaniti sostenitori che Coni Servizi sia «una struttura inutile che usa denaro pubblico per alimentare processi di privatizzazione in ambito sportivo». Perché prima di approvare la norma non si chiede il parere della Ragioneria dello Stato?



















