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Iacopo Venier (Pdci): "Veltroni e Berlusconi, quei due lì sono dittatori"

marco | 15 dicembre 2007

uscito il 15 dicembre 2007Iacopo Venier è nato a Trieste il 24 maggio 1966. Deputato alla camera, eletto nelle liste dei Comunisti italiani.
Domanda. Che cosa significa: «Meglio sbagliare assieme che avere ragione da soli»?
Risposta. È un vecchio detto della tradizione del movimento operaio. Nei momenti difficili ci si ricorda che l’unità è un valore e per riuscire a cambiare le cose può essere necessario sbagliare.
D. A quali valori oggi resta aggrappata la classe operaia?
R. Chi lavora oggi vede i propri interessi mal rappresentati e non trova una politica che sappia difenderli. In Italia la costituzione fu scritta in funzione del lavoro, oggi conta solo il profitto dell’impresa e lo sfruttamento dei lavoratori.
D. Come fate ad andare d’accordo con Dini, Mastella e Di Pietro?
R. Abbiamo scelto di costituire una coalizione alternativa a una destra, la peggiore in Europa, che ha una vocazione autoritaria e anticostituzionale. Il nostro è un patto di democrazia che serviva a bonificare le istituzioni italiane dal berlusconismo. Ovviamente quello che abbiamo trovato è un panorama molto intossicato da questi cinque anni di mal governo e da una pessima cultura antidemocratica e proprietaria delle istituzioni. Ci tiene uniti un patto. Abbiamo scritto un programma insieme. Siamo persone leali e un patto con gli elettori è indissolubile. Altri hanno deciso di archiviare questo patto e per questo non si va d’accordo.
D. Ma il programma elettorale non sembra sia stato rispettato alla lettera…
R. Questo è il problema vero. La scaletta delle priorità è saltata. C’è una forte sofferenza soprattutto a sinistra perché il governo non riesce a mantenere gli impegni presi con gli elettori.
D. Ce la farà Prodi ad arrivare fino in fondo?
R. Se avrà il coraggio di sfidare i suoi nemici sì. Se si acconcia a tentare di sopravvivere no. Gli atti politici che verranno fatti all’inizio del prossimo anno saranno decisivi contro un’idea dello stato in mano ad alcune oligarchie finanziarie e mediatiche.
D. Legge elettorale o Referendum?
R. Il Referendum è un mostro che non si combatte con un altro mostro. Noi riteniamo che ciò che ha reso instabile il sistema è il senato non la camera. Bisognerebbe correggere la legge del senato, cambiare i criteri di ridistribuzione del premio di maggioranza, modificare la costituzione, diminuendo il numero dei parlamentari, anche dei senatori. Si potrebbero fare riforme mirate e credibili senza cercare di cambiare tutto per poi restare come prima. Se si facesse il Referendum sarebbe il consolidamento della più stretta oligarchia politica. A parte che è anticostituzionale e la Corte non dovrebbe accoglierlo perché paradossalmente una lista col 25% dei voti può ottenere il 55% dei seggi e poi fa a pezzi ogni possibilità di partecipazione dei cittadini.
D. Avete paura dello sbarramento?
R. Lo sbarramento è un sistema che va valutato all’interno dell’equilibrio complessivo della riforma elettorale. Ci sono leggi che funzionano senza aver bisogno dello sbarramento perché hanno un premio di maggioranza.
D. Ce la farà la sinistra arcobaleno a unirsi in vista delle future elezioni?
R. Abbiamo fatto una cosa che in Italia non era mai successa. Quattro partiti politici hanno dato vita a una federazione che ha l’ambizione di non essere solo una somma delle attuali forze. Un fatto in controtendenza perché finora la sinistra si è sempre scissa. Solo così possiamo essere competitivi anche con il Pd. Questa volta si fa l’unità senza distruggere il proprio vicino, ma rispettando le proprie identità e le singole culture politiche.
D. Qual è la differenza sostanziale tra un verde, un rifondarolo e un comunista? Da che cosa si riconoscono?
R. I Verdi hanno un’attenzione spasmodica per alcune cose e declinano su altre. Sono monotematici. Rifondazione è un grande crogiolo dove si confrontano diverse culture politiche, ma che ha perso l’idea della centralità del lavoro. Noi abbiamo mantenuto questa impostazione classica dei comunisti italiani che fanno di chi lavora il centro della propria azione.
D. Un pregio e un difetto di Diliberto.
R. È molto coraggioso, ha carattere, anche se qualche volta è un po’ pigro.
D. Ma può un ministro della Repubblica come Ferrero dire agli operai: fate come i camionisti e bloccate l’Italia?
R. Ci sono catetorie che possono fare qualsiasi cosa e non scoppia nessuna reazione mentre altre se urlano troppo forte vengono accusate di essere terroristi. Credo che Ferrero abbia voluto dire che un tempo gli operai lottavano duramente, si scontravano con le istituzioni e ottenevano dei risultati. La lotta paga.
D. Il precariato quanto incide?
R. Tantissimo. I lavoratori sono messi in competizione l’uno contro l’altro e c’è l’illusione che il loro destino si basi sulla singola capacità di sopravvivere.
D. Saltiamo il fossato: il nuovo partito di Berlusconi è la mossa giusta?
R. Berlusconi non ha mai fatto un partito, ma una macchina elettorale nelle sue mani, della quale è proprietario. Berlusconi è un antidemocratico. Un uomo che ha utilizzato gli strumenti della democrazia per svuotarne i contenuti. Che ha usato le televisioni per condizionare la politica. In un paese serio non sarebbe mai potuto entrare in politica uno come lui che ha conflitti di interesse, che ha un’idea proprietaria delle istituzioni e che andrebbe emarginato da tutto il panorama democratico.
D. An e Ucd fanno bene a prendere le distanze dal Popolo della libertà?
R. Berlusconi non ha alleati ma sudditi. Credo che Udc e An abbiano voluto dire che quell’era può essere finita.
D. Berlusconi isolato dagli alleati ma tenuto a galla dal salvagente Veltroni…
R. Errore gravissimo che rispecchia l’errore di D’Alema, che dopo le elezioni del ‘96, invece di lasciare che Berlusconi finisse in pasto ai suoi alleati, gli offrì la scialuppa della bicamerale. Veltroni ha fatto lo stesso errore consentendogli di uscire dall’angolo e riprendere la centralità del panorama politico. Esponendoci al rischio di un bipartitismo totalitario in entrambi gli schieramenti, perché le tossine del berlusconismo sono ben presenti anche nel Pd, tanto che si è costituito con una delega a un capo che lo gestisce come fosse un problema di singole persone.
D. In Veltroni c’è un po’ di berlusconismo?
R. Purtroppo Berlusconi ha plasmato e cambiato la politica importando delle degenerazioni che stanno anche nel nostro campo.
D. La presenza in tv quanto conta?
R. Purtroppo tantissimo. Penso sia molto pericolosa perché la tv semplilifica il messaggio.
D. Quali sono le priorità per il paese?
R. I giovani. Bisogna dare alle nuove generazioni un protagonismo che non hanno: noi siamo un paese gerontocratico. La pace, di fronte a un mondo che torna all’800 con la guerra per le risorse.

VITA PRIVATA
Viaggiatore di mezzo mondo
«Viaggio spesso per lavoro. Mi affascina l’Asia, soprattutto Cina e India che sono uscite dalla povertà, dimostrando che nulla è scontato quando si mettono in moto le energie».
Trieste è una città senza futuro
«Amo e odio la mia Trieste, una città dal passato struggente che vedo spegnersi giorno dopo giorno. Non ha futuro. Uccisa dalle contraddizioni etniche e religiose».

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