Giorgio Conte (An): "Berlusconi ha distrutto la Cdl"
marco | 2 gennaio 2008
Giorgio Conte è nato a Vicenza il 1° aprile 1961. Deputato alla camera, eletto nelle liste di Alleanza nazionale.
Domanda. Che cosa si aspetta da questo 2008?
Risposta. Quella svolta che tanta gente si attende, che faccia ritornare le istituzioni vicine agli interessi dei cittadini. Credo che la politica non sia mai stata così impopolare come in questo ultimo periodo e ciò può essere addebitato a quest’ultimo governo in carica.
D. Quali sono le priorità per il paese e per ridare la fiducia ai cittadini?
R. Semplificazione del quadro politico. Le riforme, radicali e coraggiose, cioè con una buona dose di impopolarità che denoti il coraggio di cambiare un sistema che fa acqua da tutte le parti.
D. Il 2007 si è concluso con l’attacco di Dini a Prodi? È l’inizio della crisi? Un antipasto tutto pepe per la verifica di gennaio…
R. La crisi politica è nei fatti. Sono in atto tutta una serie di schermaglie interne alla maggioranza per capire se è il caso di proseguire in attesa di qualche riforma o di procedere immediatamente all’appuntamento elettorale. C’è grande insoddisfazione all’interno del centro-sinistra. Ma io credo che la data delle elezioni sia ancora lontana.
D. Reggerà il governo?
R. Reggerà la legislatura. Il governo è in agonia, può cadere da un momento all’altro, ma il presidente Napolitano avrà già pensato allo scenario: non ci sarà crisi al buio.
D. Dovesse cadere Prodi arriverà il governo tecnico?
R. Credo di sì oppure si andrà avanti cambiando il cavallo di razza all’interno della maggioranza, si vocifera il nome di Enrico Letta che più di un cavallo sarebbe un ronzino alla guida del centro-sinistra, con una tregua interna per arrivare alle riforme necessarie prima del voto.
D. Ma la Cdl era davvero diventata un ectoplasma?
R. Il centro-destra nel paese non è stato mai solido come oggi. Ed è stato un fulmine a ciel sereno decretarne la disgregazione, forse nel momento migliore dal ‘94 a oggi. È stata una mossa che non ho capito. È chiaro che ci sono dei periodi di frizione e di attrito, ma diventa necessario ricomporre il quadro per dare delle risposte al paese.
D. An e Ucd ininfluenti se non entreranno nel Popolo delle libertà?
R. Bisogna tornare a confrontarci. A questo punto è necessario capire su che piano confrontarci. Penso sia fondamentale cominciare a parlare di un programma di governo che magari in tempi più brevi del previsto potremmo attuare. Parlare di cose serie concrete, senza slogan. Il centro-destra non ha bisogno di slogan, basta far governare questo centro-sinistra per tornare in maggioranza.
D. Lo strappo di Storace e Buontempo si poteva evitare?
R. Dispiace, sono degli amici. Ho condiviso con loro battaglie politiche. Sono strappi dolorosi, non so se è stato tentato tutto il possibile per evitarli, presumo di sì.
D. C’è lo zampino di Berlusconi?
R. Credo proprio di sì. Nemmeno Storace l’ha negato, quando gli è stato chiesto ha risposto ammiccando che ognuno si sceglie gli amici che ha. L’unità del centro-destra dovrebbe passare per l’unione della destra, non fa bene vedere questo arcipelago così frastagliato.
D. Del Pd di Veltroni che cosa pensa?
R. Un’operazione di grande maquillage politica, all’insegna della grande propaganda, più di facciata che di contenuti, ma la verifica ci sarà in tempi brevi. Tuttavia Veltroni ha il grande merito di aver contribuito a rivoluzionare il quadro politico.
D. Si può aprire un asse Veltroni-Berlusconi?
R. Lo temo. Tutto ciò andrebbe all’insegna del vecchio consociativismo che la destra ha sempre combattuto. Credo che sarebbe incestuoso, sterile nel quadro del rinnovamento politico. Una minestra insapore e incolore.
D. La presenza in tv quanto conta?
R. Purtroppo moltissimo. È un veicolo di propaganda politica. Il teatrino è controproducente, quando si assiste alla degenerazione dello spettacolo, quando personaggi si confrontano sempre sulle stesse cose. Però la notorietà dei personaggi politici si veicola attraverso la televisione e purtroppo poco attraverso i giornali, perché in Italia si legge di meno che in Europa.
D. Legge elettorale o Referendum?
R. Non ho alcun timore di arrivare al Referendum. Sarebbe auspicabile che il Parlamento mostrasse un sussulto di dignità con una buona legge elettorale. Sul modello da scegliere An è compatta: il bipolarismo, con un confronto chiaro e netto tra le due parti politiche per non ingannare gli elettori, indicando prima del voto premier e alleanze.
D. E lo sbarramento?
R. Certo. Lo vuole la stragrande maggioranza degli elettori. La gente non capisce il dibattito sulla legge elettorale perché non comprende bene la differenza tra i modelli. Capisce bene solo la necessità di uno sbarramento che eviti la frammentazione dei partiti. La soglia giusta è del 5%.
D. Non si avverte una crisi di valori ideologici e spirituali, che cosa ne pensa?
R. Sì. Ricordo una ventina di anni fa che rimasi perplesso quando alla fine degli anni Ottanta ci si rallegrava della fine delle ideologie, pensando di passare automaticamente a questa fase di pragmatismo che avrebbe risolto i problemi reali della gente. Rimasi perlesso perchè la politica senza ideali, senza sogni, senza scenari, anche utopistici, non ha linfa vitale. Oggi cì troviamo in una società che paga questo prezzo, un grande mercato comune che però è senza quel filo comune ideale e culturale che consente di avere una vera e propria identità.
Oltre 400 lanci dal paracadute
«Fin dall’età di 17 anni ho fatto il paracadutista. Mi sono lanciato più di 400 volte. Colleziono uniformi. Amo lo sport. Ho fatto scherma e atletica. Ero un velocista».
Per 12 anni ha studiato il pianoforte
«Ho studiato pianoforte per 12 anni. Mi piace la musica e mi diverto ancora a suonare il piano».





