Ugo Lisi (An): “Andiamo al referendum”
8 01 2008Ugo Lisi è nato a Gallipoli (Lecce) il 21 settembre 1967. Rieletto deputato nelle liste di An.
Domanda. Lei è nato a Gallipoli, si sente un po’ straniero nel feudo di D’Alema?
Risposta. Assolutamente no. Semmai l’ospite è il presidente D’Alema. Adesso i suoi ricordi sono un po’ sbiaditi, visto che non è più il suo collegio elettorale. Comunque il mio feudo è Lecce città.
D. Che idea si è fatto sull’uccisione di Ilaria Alpi, lei che ha fatto parte della commissione d’inchiesta?
R. Ci sono delle ombre che rimangono. Espresse dal presidente Taormina e dai commissari. Troppi punti oscuri. L’idea che mi sono fatto è che la Alpi qualche appunto in più l’aveva preso, poteva essere un personaggio scomodo. Troppe situazioni anomale nel trasferimento delle sue pertinenze, dallo zainetto alle videocassette, alcuni sigilli violati. Oggi non sarebbe mai successo con le nostre autorità. Resta una pagina non bella e i dubbi restano tutti.
D. Da sempre impegnato al servizio di anziani, portatori di handicap e famiglie meno abbienti, lei è stato tra i promotori della festa dei nonni, della commissione per l’anziano, della commissione per l’infanzia: si sente un po’ difensore civico oppure si è accorto che i politici sono un po’ lontani dalle classi sociali indifese?
R. Della festa del nonno sono il promotore assieme a Pontone. La legge si chiama Pontone-Lisi. La mia è una «mission», papà era il vicecaprogruppo di Maceratini al senato, suoi i disegni di legge attualissimi, come quello sulle separazioni delle carriere dei magistrati o il divieto di pubblicazione delle immagini del pm fino all’udienza preliminare. La sua prematura scomparsa mi ha catapultato nella politica. Sono molto vicino ai bambini down, al comitato per l’abbattimento delle barriere architettoniche, gli osservatori sulla terza età, mi sento un ambasciatore delle non autosufficienze. Milioni di italiani vivono in questa condizione di disagio.
D. Governo Prodi: pende ma non cade, supererà anche la verifica di gennaio?
R. La verifica ha dei punti fondamentali. Uno riguarda la legge elettorale, tant’è che è stata sdoppiata in due tronconi, con Prodi che mira a rafforzare se stesso e chi sta ballando è normale che voglia conservare questo status. L’altro troncone è il Pd che si muove parallelamente, ma non in sintonia, come le discrasie che si vedono tra le giunte e le consigliature negli enti locali. Il Pd prova a costruire un futuro diverso rispetto al governo e questo non dà né stabilità né tranquillità economica nei mercati.
D. Del Pd di Veltroni che cosa pensa?
R. Una trovata azzeccata fino al bivio: ma tu con chi stai? Lavori per te stesso o per rinforzare Prodi? Quando Parisi e gli altri prodiani hanno stimolato Veltroni a uscire allo scoperto si è visto che il sindaco di Roma lavorava per la costruzione della sua leadership, si sono creati forti imbarazzi all’interno degli uomini del centro-sinistra, e sono venute meno scelte strategiche in questo governo multicolore, arcobaleno o meglio arlecchino, con il Pd che prende sempre più le distanze dall’esecutivo.
D. Ma la Cdl era davvero diventata un ectoplasma?
R. Il presidente Fini ha sempre detto: non rendiamola statica ma rimettiamola in moto dopo la sconfitta. Lui era certo che ci sarebbe stata una flessione, dovevamo rilanciare e aveva fatto il patto di Gemonio tra i capigruppo per portare a una sorte di confederazione, cosa buona e giusta per favorire il rapporto e il dialogo. È chiaro che non potevamo e non possiamo accettare le accelerazioni urbi et orbi, senza regole, passando sopra gli organi preposti, cancellando tutto e fondare un nuovo partito senza seguire l’iter.
D. An ininfluente se non entrerà nel Popolo delle libertà?
R. Non abbiamo paura di restare fuori la porta. La paura ce l’ha chi è a corto di idee. Fini gode di una popolarità incredibile. Ricordate l’università di Siena? È più leader lui di Veltroni. An è un partito credibile.
D. La classe dirigente di An è la stessa da anni, c’è bisogno di aria nuova?
R. Onestamente faccio l’esempio mio o di altre persone che stanno a fianco di Fini, Alemanno, Gasparri, La Russa e Matteoli: siamo tutti cresciuti. Ci sono decine di giovani che crescono al fianco di questa classe dirigente che si può rafforzare anche grazie a questa collaborazione.
D. Storace, Buontempo, Mussolini, si poteva fare qualcosa per evitare i divorzi?
R. Sono molto dispiaciuto delle dichiarazioni fatte dopo l’uscita di Storace. Più di quello che il presidente Fini e il gruppo dirigente hanno fatto non si poteva fare, a Storace è stata data la massima fiducia. Fini ha investito su di lui senza essere ricambiato. Subito dopo la sconfitta delle regionali l’ha fatto ministro della salute. Diversa la situazione di Alessandra che ha un dialogo abbastanza vivo con tutti quanti noi, io ho molto affetto per lei che è stata la mia compagna di banco per due anni.
D. In politica quali sono le qualità per ottenere consensi?
R. Molta umiltà in tutti i campi. Semplicità, tanta attività sul territorio e saper ascoltare perché la gente ha bisogno di sfogarsi e di essere propositiva.
D. La presenza in tv quanto conta?
R. La tv ti dà lustro e ti fa crescere se si hanno le capacità, altrimenti ti brucia.
D. Legge elettorale o referendum?
R. Stando ai dialoghi a due vediamo il referendum come una buona uscita d’emergenza. Lo abbiamo promosso con una capillare raccolta di firme. Pensando alla legge elettorale il modello preferito è quello del presidente Fini: bipolarismo, elezione diretta del leader e della coalizione senza cambiare le regole del gioco dopo il voto: non si può assistere al gioco delle tre carte con una che si scopre solo quando si sta in parlamento. Sbarramento al 5%.
D. Si può aprire un asse Veltroni-Berlusconi? Lo teme?
R. Non verrebbe capito da moltissimi italiani. Sarebbe un teatrino, anzi in caso di accordo sarebbe come dice Fini: la scena finale del teatrino.
D. An non ha rimorsi per il passato, per aver assecondato un po’ troppo Berlusconi?
R. An è un partito sempre leale. Ha avuto un atteggiamento sempre costruttivo verso i partner della coalizione che ha portato al buon governo del paese e di tante regioni, province e comuni. Su qualche provvedimento è chiaro che ci può essere qualche rimorso. Certo se gli alleati ci avessero ascoltati di più…
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«Mi piace moltissimo la pesca d’altura. Mi è stata inculcata da mio padre. Un altro grande amore è la pallavolo, ho giocato nelle giovanili della Galatina Lecce fino a 16-17 anni».
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«Sono un incredibile supporter del Lecce. Con 10-15 amici nell’81 ho fondato il gruppo della curva nord. Altri tempi. Oggi gli interessi hanno minato il calcio e cambiato le regole del gioco, andato in corto circuito. Il fatto poi che la B sia oscurata dai diritti tv è un vero scandalo. La B è una vetrina. Le degenerazioni del mondo commerciale non piacciono ai tifosi, neanche a quelli che non sono teppisti. Il dio denaro detta i tempi e svuota gli stadi».



















